TransfrontalieraGorizia e Nova Gorica unite come Capitale europea della cultura 2025

Questa nomina, la prima conferita a due città di Stati diversi, esalta i principi di collaborazione, unione e condivisione che hanno portato alla candidatura congiunta e quindi alla designazione. L’8 febbraio, giornata della cultura slovena, è la data di inaugurazione ufficiale

Gorizia
Gorizia @Pierluigi Bumbaca

Per la prima volta, la Capitale europea della cultura si sdoppia. E lo fa allo scopo di riunire due città appartenenti a Stati diversi – anche se ormai entrambi parte dell’Unione europea – separate un tempo dal filo spinato: Gorizia e Nova Gorica.

Questo confine blindato che dal 1947 divise a zig-zag la città di Gorizia da Salcano e San Pietro, e poi da Nova Gorica, è stato uno dei simboli della guerra fredda. Un muro, l’ultimo a cadere, in una comunità storicamente abituata alla convivenza fra popoli diversi.

Le foto ingiallite del filo spinato a Piazza Transalpina – Trg Evrope – raccontano la storia delle due città così vicine, così lontane. Sul lato italiano, il centro storico medievale – Stara Gorica per gli sloveni – dominato dal castello in cima a una delle colline che fiancheggiano l’Isonzo; dalla parte slovena, una città “nuova”, nata solo nel secondo dopoguerra, per dare un capoluogo a tutta quell’area del goriziano che nel 1947 era stata assegnata alla Jugoslavia.

Piazza Transalpina
2020, WOP Italia, Gorizia, Transalpina Square ©Schirra/Giraldi

Nova Gorica non ha nulla della magia che l’ente del turismo abbina abitualmente alla Slovenia. Niente castelli, borghi medievali, strade acciottolate, paesaggi senza tempo, ma invece ampi e lunghissimi viali e massicci caseggiati in cemento armato: è un manifesto del modernismo socialista, omaggio a Le Corbusier dell’architetto sloveno Edvard Ravnikar. L’unico possibile centro comune si trova appunto sulla linea dell’antico confine, dove la stazione ferroviaria austroungarica era una tappa della ferrovia Transalpina che collegava la città a Trieste e Salisburgo, allora tutte parte dello stesso Impero. Un elegante palazzo dei primi del Novecento, che ha cambiato più volte nome e nazionalità, passando, senza spostarsi di un millimetro, dall’Austro-Ungheria all’Italia, alla Germania, alla Jugoslavia e, infine, alla Slovenia.

Anche la data scelta per l’apertura ufficiale dell’anno, l’8 febbraio, ha un duplice valore simbolico: è la giornata della cultura slovena, che ricorda la scomparsa del poeta sloveno France Prešeren (8 febbraio 1849) e la nascita di Giuseppe Ungaretti (8 febbraio 1888). Nell’occasione sono in programma una serie di eventi – musica, discorsi, sfilate – che uniranno le due stazioni, quella di Gorizia e quella di Nova Gorica.

Nova Gorica @Mateja Pelikan

La parola chiave è transfrontaliero, e questo è lo spirito a cui si rifà il fittissimo calendario di appuntamenti culturali, che proseguirà per il resto del 2025. Oltre che un modo per conoscere meglio i due centri, la nomina a Capitale Europea della Cultura 2025 è un’occasione per scoprire tutti i loro territori. Come ad esempio Brda, la “piccola Toscana slovena”, una regione di frontiera che prende il nome dai colli che la caratterizzano e che nella parte friulana si chiama, non a caso, Collio. Sconfinare da un vigneto all’altro è facilissimo e piacevole, alla scoperta di degustazioni, agriturismi, piatti tipici, o seguendo le tappe escursionistiche dell’Alpe Adria Trail o quelle cicloturistiche della nuovissima  TransDinarica  e della Juliana Bike.

Appena fuori dall’abitato di Nova Gorica si apre la valle del Vipava (Vipacco), terra di vini pregiati, da esplorare a piedi o in bici. L’highlight è il bianco autoctono Zelèn, contraddistinto da riflessi verdolini e note fruttate di mela e pera. Winestronaut organizza tour enogastronomici guidati nell’area alla scoperta di piccoli produttori ed esperienze di vendemmia.

La zona riserva alcune simpatiche sorprese: a nemmeno duecento metri dal confine, il monastero francescano di Castagnevizza, o Kostanjevica, custodisce nella cripta la tomba di Carlo X, l’ultimo re di Francia della dinastia borbonica, deposto dalla rivoluzione del 1830 in maniera meno cruenta, rispetto alla sorte toccata al suo fratello maggiore Luigi XVI. Fu infatti proprio a Gorizia che gli ultimi eredi della famiglia del Re Sole si stabilirono durante l’esilio.

Sull’Isonzo, che in sloveno diventa Soča, tra gole, specchi di acqua turchese dove si può anche fare rafting, e boschi, il ponte di Solkan/Salcano, il più grande ponte ferroviario sospeso in pietra del mondo, in estate è l’unico luogo in Slovenia dove è possibile praticare il bungee-jumping.

Isonzo SoCa
Isonzo @cr GECT GO / EZTS GO

Chi vuole provare il brivido della trasgressione e del rischio, in onore dei vecchi tempi quando si nascondevano in auto beni di vario consumo da portare al di là o al di qua dell’allora severissimo confine con la Jugo, potrà cimentarsi nel tour del contrabbando, un’esperienza organizzata su prenotazione durante tutto l’anno.

I festeggiamenti congiunti raddoppiano anche i classici appuntamenti estivi della regione, con Cantine Aperte, il 24 e il 25 maggio nel Collio, e il 14 e il 15 giugno nella parte slovena, e Gusti di frontiera, la kermesse goriziana dedicata al cibo di tutto il mondo che per l’occasione diventa Gusti senza frontiera (26/28 settembre) e si espande per la prima volta anche in Slovenia. Saranno presenti 350 stand da 45 Paesi radunati, come da tradizione, in quattordici “borghi” e percorsi tematici sparsi per il centro e a Nova Gorica. Con spazio anche per presentazioni, musica tipica, esibizione di ballerini, spettacoli e artigianato.

In particolare, a Nova Gorica, Borderless Beer, nel Piazzale della Transalpina-Trg Evrope, dove un bar è diviso esattamente a metà dal confine tra Slovenia e Italia, raggruppa i birrifici locali di entrambi i lati.

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