Il corpo della fedeCicciolina amata da tutti, ma non da Andreotti. Confessioni su Dio e altri miti

Era l’Italia in cui ci si chiedeva quando l’osceno diventa arte e se l’arte di per sé non può essere mai oscena. Nel libro “Memorie: racconto fotografico di un mito”, in libreria dal 16 gennaio, Ilona Staller ha rivelato l’impronta indelebile che ha lasciato nell’immaginario erotico degli italiani. L’abbiamo intervistata

Ilona Staller Memorie. Courtesy of Ilona Staller Cicciolina

Rumori di fondo: piccoli tonfi sul legno, a intervalli lenti: «Pronto? Chiedo scusa ma sto salendo le scale con i tacchi, e ho una certa età. Devo prendere il caricabatteria al piano di sopra». Ilona Staller, Cicciolina per i boomer che l’hanno amata come pornostar dalla metà degli anni Settanta fino alla fine del millennio, in effetti di anni ne ha 73, e ormai fa una vita tranquilla nel suo appartamento romano. Ma sostiene di indossare un paio di scarpe «tacco dieci con la suola rossa» di cui non dice la marca per «non fare pubblicità». Dev’essere rimasta l’unica al mondo a disdegnare le marchette. «Sì e poi tutto il resto, incluse le calze con la riga dietro, ma devo stare attenta che la mia gatta, Princessina, non le strappi»

Da dove arriva, con questa mise?
Da messa.

Non è vero, lo dice soltanto perché ha saputo che questa intervista è sulla fede.
No, io vado sempre a messa… beh non proprio sempre ma spesso e comunque prego sempre.

E chi prega?
Dio, io credo in Dio e oggi ce n’è bisogno, con quello che succede nel mondo. A volte ti chiedi dov’è perché non fa niente per risolvere le tragedie.

Che cosa la turba di più in questo momento?
Gli incendi devastanti in California, io adoro gli Stati Uniti e non posso vedere questo scempio.

Mi racconti un suo momento di preghiera.
Quando c’è la luna piena esco in terrazza e prego.

Ilona Staller Memorie. Courtesy of Ilona Staller

Un rito lunare, quindi, sembra più neopaganesimo wicca che religione cattolica…
Sì beh, in qualche modo è così, prego anche la natura, da sempre.

Fa parte di una comunità, chi sono le persone con le quali prega?
Mia sorella quando viene a trovarmi da Budapest, oppure faccio da sola.

Ma soltanto preghiere o esegue anche dei riti?
Ora non più, ma quando abitavo nella famosa villa sulla Cassia me ne andavo in giro per i boschi lì intorno e avevo scoperto una fonte termale segreta con acqua rugginosa nella quale mi immergevo. Per me quello era un rito religioso.

Ma per lei stessa, per la sua vita che cosa chiede a Dio?
Quello che si chiede normalmente, di stare bene e preservare la mia famiglia e di esaudire alcuni desideri.

E poi si avverano?
Alcune volte sì.

E quale desiderio sta esprimendo in questo periodo, oltre alla fine degli incendi?
Di trovare un fidanzato. Io voglio fortemente trovare l’uomo perfetto.

Si spieghi meglio, la perfezione è un concetto difficile per questo mondo.
La fede è proprio questo, non perdere mai la speranza, anche quella di innamorarsi.

Come lo riconoscerà quest’uomo?
Sarà un uomo semplice che, indipendentemente dalla propria condizione, sarà sempre ottimista, come me. Uno con cui andare a messa e viaggiare ma che sia solo mio.

Ha avuto troppi uomini sui quali non aveva l’esclusiva?
Papà era un dongiovanni e ha fatto sempre soffrire mia madre. Mi amava molto ma tra i due mi manca di più mia mamma.

Ha provato Tinder?
È pieno di sfigati, poi io credo nella legge di attrazione, se ti concentri bene ottieni ciò che vuoi. Se ti senti sfigato allora la sfiga ti perseguita.

Ricapitolando: la sua fede è multiforme, non ha un solo credo.
L’importante è credere in Dio e in se stessi.

Dove si va quando si muore?
Non si muore, ci si reincarna, io credo rinascerò fiorellino o farfalla oppure una vacca che fa dell’ottimo latte. E, come canto in una vecchia canzone, «farò la corte al sole».

Ok, aggiungo “reincarnazione” alla lista “fedi”.
Comunque ci tengo a dire che nel clero in San Giovanni In Laterano avevo tantissimi fan.

“Memorie: Racconto Fotografico Di Un Mito”. Courtesy of Ilona Staller

Nel libro “Memorie: Racconto Fotografico Di Un Mito”, ristampato in stile coffee table book e in libreria dal 16 gennaio (limited edition), Cicciolina ha raccolto le immagini di lei e dell’impronta indelebile che ha lasciato nell’immaginario erotico degli italiani. Sono immagini che raccontano di un mondo scomparso, di un momento in cui la pornografia sembrava potesse essere uno strumento libertario e anche di emancipazione. La provocazione di Cicciolina era dirompente e non risparmiava nessuno. Era l’Italia in cui ci si chiedeva quando l’osceno diventa arte e se l’arte di per se non può essere mai oscena. Letto così, storicizzando le immagini del porno, questo libro appare un pezzo di storia del Paese nel suo tentativo di liberarsi da una politica bigotta, da un conformismo intellettuale che metteva all’indice i “romanzi di evasione” e da una tv che non doveva minimamente turbare le famiglie a tavola.

Ci si può anche chiedere se ce ne fosse proprio bisogno, dato che Cicciolina ha all’attivo altri due volumi autobiografici in cui ha svelato tutto quello che poteva dire. Dal rapporto con Riccardo Schicchi, che a suo dire «deve a me tutto il suo successo», all’amica-rivale Moana Pozzi; dal periodo in cui era a libro paga dei servizi segreti ungheresi a quello in cui ha lottato per avere con sé Ludwig Alexander, il figlio avuto con Jeff Koons. Poi un giorno quel ragazzone l’ha minacciata con un taser e ora è tornato a lavorare con il papà nella sua nota fabbrica di sculture metallizzate.

Ma chiedersi se sia necessario dare a Ilona Staller un riconoscimento è invece utile perché parte di quel conformismo è tornato di moda, anche a causa del plotone d’esecuzione dei social, il cui obiettivo di non offendere nessuno ha fatto vincere altre forme di pornografia. Ma tutto questo scivola addosso a Ilona Staller, come i tanti veli trasparenti bianchi che indossava per sfottere l’idea mainstream della moda. Se ne frega, allora come adesso, e quando Porn Hub la convoca per darle una sorta di premio alla carriera lei accetta e ci va senza lanciare strali sul consumo del sesso che si fa adesso, in modo più clandestino di un tempo.

Le ha fatto piacere essere premiata?
Assolutamente sì, è un riconoscimento che altre realtà non mi darebbero mai. Invece testimonia il fatto che ho lasciato un segno, un messaggio di libertà e di amore. E non è vero che oggi c’è più paura del sesso rispetto a venti o trenta anni fa. Lo diciamo soltanto perché i nuovi mezzi attraverso cui passa non sono controllabili. Gli italiani hanno sempre tanta voglia di sesso. Se vuole, le mostro che cosa mi scrivono su Whatsapp.

Me lo dica.
Vogliono ancora fare sesso con me, cose ardite, posizioni audaci, se ne fregano dell’età. È davvero imbarazzante.

Ilona Staller Memorie. Courtesy of Ilona Staller

In America con un film del 1997, “Boogie nights, l’altra Hollywood”, del regista Paul Thomas Anderson con attori come Mark Wahlberg, Burt Reynolds, Julianne Moore e Philip Seymour Hoffman, hanno fatto i conti con quel periodo di porno “sdoganato”. Sullo sfondo dei set a luci rosse la trama sembra voler ribadire che c’erano delle persone vere sotto l’occhio della pussy cam. Vivevano e soffrivano e si drogavano proprio come nella vera Hollywood. Perché in Italia non si è mai fatto un film come “Boogie nights”?
Non ne ho idea, probabilmente perché avete un senso di colpa riguardo al sesso.

Se le chiedessero di partecipare a un film del genere, mostrando però anche le sofferenze che ha vissuto?
Di recente me lo hanno chiesto, ma su questo tengo la bocca chiusa. Però le dico che io, con il mio carattere non ho mai sofferto, perché ho sempre visto il mondo con ottimismo e leggerezza.

Non ha mai pregato Dio che la facesse uscire da quelle scene in cui il suo corpo diventava un oggetto?
Non che io ricordi, anzi. Io da pornostar sono stata una vera femminista contro le false femministe, perché portavo avanti la mia identità di donna soggetto e non oggetto, contro gli stereotipi di quegli anni.

Insomma, anche in quell’occasione aveva una fede.
Certo, la fede nel fatto di poter lasciare un segno, anche piccolo.

È stata in Parlamento, pensa di averlo lasciato il segno con le sue battaglie?
Spero di sì, dopo qualche tempo avevo fan in tutti i partiti, nonostante qualche osso duro democristiano.

Tipo chi?
Andreotti non mi salutava, ma una volta mi ha sorriso.

Le dispiaceva?
No, del resto le battaglie del partito dell’Amore erano per riaprire i bordelli, farne di nuovi e abolire la legge Merlin.

Nessuna di queste cose si è realizzata però…
Ho fatto sì che se ne discutesse molto. Ed è mancato veramente poco che ottenessi la trasformazione della Villa Reale di Monza in un Casino. Mi appoggiavano tutti.

Ilona Staller Memorie. Courtesy of Ilona Staller

Suo figlio Ludwing è nato nei primi anni Novanta, pensa si sia riconciliato e abbia compreso la sua storia?
Mio figlio è un artista, come il padre, quindi dovrebbe. Mi vuole molto bene, ci sentiamo molto spesso.

E con Koons?
No con lui no.

Ha detto spesso che anche Moana Pozzi le voleva bene, le manca? A trent’anni dalla sua morte le piace il modo con cui è ricordata?
Moana era una mia grande amica e confidente, abbiamo lavorato insieme, tra noi c’era intesa ed empatia, forse il suo lato più profondo e umano lo conoscevo io e oggi è sempre e solo ricordata come una sex symbol protagonista di qualche giallo bizzarro. Che la gente ci creda o no abbiamo fatto “politica” insieme.

Mi faccia un esempio…
Avevamo una visibilità che ci consentiva di proporre un modello di donna inedito per l’Italia. Il senso di libertà e di emancipazione ci portavano a violare luoghi tabù, lei sfilò per Fendi alla fashion week del 1993, come una diva sorridente e fu un successo.

Che cosa le rimane di lei, a parte le immagini di “Memories”?
Un paio di stivali che sua madre mi ha regalato dopo il funerale.

Li indossa?
No.

Perché?
Lei portava il 41, io porto il 37.

Sfogliando “Memorie” si è colti alla fine da un solo dubbio. Basteranno queste immagini a far comprendere ai più giovani quel pezzo di vita italiana? Probabilmente no.

 

Ilona Staller oggi. Courtesy of Ilona Staller

X