Etc Match 2024I talk sul “ring” della Fondazione Sozzani per quattro round tra nostalgia e futuro

Quattro panel sulla nostalgia intesa come recupero in ogni sua accezione, nella suggestiva cornice in via Bovisasca 87 (Milano). Il racconto e la fotogallery del secondo evento live della nostra piattaforma lifestyle

Enrico Dal Buono, Levante e Valentina Ardia (Foto: Fiorella Costantini)

Archivi, poesia, moda sostenibile, editoria indie, letteratura, design radicato nel territorio, musica e molto altro. Prendete tutti questi temi, aggiungete un po’ di salsa “retro-future” e avrete Etc Match 2024, il secondo evento live della nostra piattaforma lifestyle. 

Nella suggestiva cornice della Fondazione Sozzani di via Bovisasca 87, a Milano, venerdì 29 novembre abbiamo trascorso una serata capace di rendere omaggio agli argomenti che più ci stanno a cuore. Come? Attraverso quattro talk da venti minuti su un vero e proprio ring a tema nostalgia “retro-future”, ospiti speciali, partner sensibili alle nostre tematiche e tanti amici, studenti, lettori e curiosi che hanno partecipato con trasporto a un evento che non dimenticheremo. 

Primo round: L’importanza dell’archivio nella costruzione di una visione futura tra moda, editoria, design e territorio
Il primo talk della seconda edizione di Etc Match si è aperto con una conversazione moderata da Giuliana Matarrese, fashion editor at large di Linkiesta Etc, tra lo scrittore e brand strategist Andrea Batilla, Carla Sozzani (editor, gallerista e presidente della Fondazione Sozzani) e Simone Bellotti, direttore creativo di Bally, per approfondire il tema dell’importanza dell’archivio nella costruzione di una visione futura tra moda, editoria, design e territorio.

Bellotti è entrato nell’archivio svizzero di Bally di metà Ottocento ed è riuscito a riattualizzare il brand, senza snaturarlo. «Sapevo di questo archivio, conoscevo amici che ci avevano lavorato in passato – racconta Bellotti –. Quando sono andato a vederlo la prima non ho voluto vedere le scarpe, perché sapevo già essere incredibili. Mi sono fatto raccontare invece la loro storia. Nell’archivio hanno un’approfondita documentazione fotografica: dai menù delle cene che organizzavano negli anni Venti con font e grafiche liberty, alle foto degli anni Cinquanta che ritraevano i festeggiamenti degli anniversari dei dipendenti».

Bellotti ha anche parlato degli oggetti della storia del costume e della grande collezione di scarpe da tutto il mondo, suddivise per continenti di provenienza: «Ci sono cose incredibili, ho trovato una piccola scatola con dei sandali provenienti dall’antico Egitto… cose che puoi vedere solo nei musei». Carla Sozzani ha parlato invece della storia della sua Fondazione, nata nel 2007, che è stata successivamente riconosciuta come Istituzione di pubblica utilità. «Azzedine Alaïa era un grande couturier, e ha conservato tutto. Ha cominciato a collezionare moda nel Sessantotto, quando non aveva denaro – racconta Sozzani –. Divenne uno dei più grandi collezionisti di moda al mondo. Io spesso lo frenavo dal comprare delle cose. Quando è morto abbiamo iniziato a organizzare il materiale, e ci siamo trovati davanti a un grande archivio e oggi può essere considerato il terzo museo di moda in Francia. Siamo riusciti a farla diventare una fondazione di entità pubblica».

L’acquisizione dell’idea di avere un archivio, e di valorizzarlo, è però una pratica recente. «Gucci e Prada l’hanno fatto bene, hanno un archivio integrale – afferma Andrea Batilla –. La Francia ha da sempre una cultura della conservazione, anche della museologia. Recentemente ho lavorato all’archivio di Bottega Veneta, ed è straordinario scoprire cose che magari neanche i brand sanno». Lo scrittore ha poi sottolineato una mancanza culturale tutta italiana, che riguarda da una parte la scarsa valorizzazione degli archivi, e dall’altra lo studio della moda italiana.

«Noi conosciamo la moda a pezzi: la Dolce Vita a Roma, Palazzo Pitti, e poi i grandi designer. Abbiamo poca contezza del fatto che sia una storia unica, e significa che poi quando ti trovi in un brand fai fatica, perché ti mancano dei pezzi». Dal punto di vista creativo, Simone Bellotti racconta di quanto avere a disposizione un archivio possa essere una fonte di ispirazione. «È un’eredità a cui poter guardare». Le giovani generazioni, oggi, sembrano meno nostalgiche rispetto alle generazioni di designer precedenti. «Sono curiosi di capire quello che è successo prima», conclude Sozzani.

Secondo round: Anemoia: nostalgia per un tempo che non si è mai vissuto, tra spaesamento e fascinazione
«Questo è un talk che parte da una parola che mi ha molto incuriosito quando abbiamo iniziato a lavorare al nuovo numero di Etc, che è anemoia, un neologismo coniato da John Koenig per definire un’emozione non ancora codificata. Anemoia vuol dire nostalgia di qualcosa, di un tempo, di un luogo, di qualcosa che però non si è vissuto». Valentina Ardia (editor in chief de Linkeista Etc), moderatrice del secondo round, introduce così il tema su cui verte la conversazione tra Anna Frabotta (founder di Frab’s Magazine And More), l’illustratrice Elisa Seitzinger e Ilenia Durazzi (creative director di Durazzi Milano). 

Anemonia è una sensazione che sembra difficile possa essere provata dai giovani, considerando che si lega a qualcosa che non si conosce se non attraverso i libri, la musica o l’arte. In realtà, secondo Anna Frabotta «sono proprio i nativi digitali gli autori e i founder della maggior parte delle riviste indie. Questa nostalgia di qualcosa che non si è mai vissuto la incarnano con il cartaceo, trovando nella carta il mezzo tangibile che manca nel web». Frabotta, poi,  incalzata da Ardia su come l’editoria si stia sviluppando anche da un punto di vista economico, sostiene di aver percepito, non soltanto da parte dei giovani uno spiccato interesse per questo mondo, ma che anche da parte delle aziende. «Ci sono brand che lanciano proprie riviste, la più recente “Ancora” di Gucci, e altri che rilanciano magazine già esistenti. Possiamo citare il brand  Bottega Veneta,  il caso più eclatante, che ha riportato alla luce “Butt magazine”, poi “Magma”. Ovviamente, se ci sono i brand che hanno voglia di investire nell’editoria di nicchia, servono anche delle figure professionali che siano in grado di usare linguaggi ibridi».

Le riviste, in effetti, sono mezzi multidisciplinari che combinano lavorazioni anacronistiche, come la serigrafia, ad altre più recenti come l’intelligenza artificiale. L’alternanza tra digitale e manuale vale anche per i lavori di Elisa Seitzinger, che si caratterizzano per «i continui riferimenti ai codici stilistici dell’arte classica e medievale, della pittura primitiva e dei mosaici bizantini» ricorda Ardia, introducendo l’ospite. L’illustratrice parte prima dal disegno a china e poi passa al digitale per colorare. Seitzinger spiega : «lo faccio per due ragioni: una pratica perché dare il colore in digitale significa poterlo cambiare rapidamente e poi perché questa strada mi permette di creare infinite variazioni di colore». Prima di tutto, però,  il disegno a mano che è «la struttura ossea dei miei lavori e poi il colore che dà loro vita» afferma l’artista che si definisce orgogliosamente, «una nostalgica dei tempi passati», a cui fa continuamente riferimento. 

Anche nelle collezioni di Ilenia Durazzi i riferimenti a più discipline visive e artistiche non mancano mai. Infatti, come afferma la designer «l’ossessione per tutti gli ambiti confluisce nel mio brand di moda, che è un’occasione per racchiudere quello che ho imparato dalle altre arti, secondo la mia sensibilità. Ovviamente parto dal passato come punto di partenza, ma vedo la nostalgia come qualcosa di positivo, come un motore che genera nuove cose». Ilenia Durazzi, poi ,aggiunge che nel tempo si è chiesta quale potesse essere il significato della parola “nostalgia” e la risposta che si è data è che «per molti Paesi  la nostalgia non esiste, perché è intesa  più come qualcosa legato al futuro che al passato. Dentro di me – conclude la designer – sento che nostalgia sia proprio la combinazione di entrambi».

Terzo round: Nostalgia della Parola: tra musica, letteratura e poesia
«Un viaggio emotivo che mi ha allontanato dalla frenesia del digitale», l’editor in chief di Linkiesta Etc Valentina Ardia, moderatrice di questo talk, ha definito così “Opera quotidiana” (Rizzoli), il nuovo libro di poesie a cura di Levante. L’artista, sul palco della Fondazione Sozzani, ha parlato della genesi dell’opera: «Avevo paura. Avevo paura perché era scoppiata la guerra tra Russia e Ucraina. Così ho iniziato a riflettere sul momento che stavamo vivendo». 

«Avevo tanto tempo per leggere i quotidiani – prosegue la cantautrice – e tra quei titoli angoscianti sono riuscita a trovare la poesia. Segretamente ho ritagliato per mesi, mettendo questi titoli in un vaso in cucina. La cosa è poi diventata ingestibile: è stato un lavoro infestante. Quando Rizzoli mi ha chiesto se avessi un progetto letterario, ho proposto questo libro di poesie. È un lavoro che parla di storie reinventate: ho preso delle tragedie, non solo belliche, e ne ho cambiato il senso. Improvvisamente mi sono ritrovata con uno sguardo materno, ad avere paura non solo per me: mia figlia è stata sicuramente una scintilla». 

A quel punto è intervenuto lo scrittore e giornalista Enrico Dal Buono: «La letteratura e l’arte sono strumenti di decodificazione della realtà. Sulla narrativa bisogna tener conto di un fatto: in inglese si definisce fiction, finzione. Con ogni gesto letterario modifichiamo e sintetizziamo la realtà. L’inevitabile emozione che avvertiamo quando leggiamo un libro ha a che fare con la nostra vita. Ma quell’emozione passa da un filtro artistico che condensa in una breve opera la contrarietà della nostra esistenza».

La passione di Levante per l’arte e la pittura – elementi cardine del suo libro – viene da lontano: «Nel settembre 2022, ho ritrovato dentro una vecchia cassapanca in Sicilia un quaderno con un meraviglioso esercizio che la mia maestra delle elementari mi assegnò: ritagliare tutte le parole che iniziano con la “A”. Nella composizione di queste poesie sono riuscita ad associare parole distanti fra loro per trovare un senso diverso agli eventi del nostro tempo».

Enrico Dal Buono, parlando del suo lessico familiare, ha dato un prezioso consiglio agli scrittori in erba: «Un difetto di chi inizia a scrivere è quello di immaginare un’idea totalmente artificiale che non coincide con il mondo in cui viviamo. Dire “mi sto recando” al posto di “sto andando” dà l’idea di scrivere qualcosa di più bello, ma non è così. L’importante è trovare la propria voce unica e distinguibile. Ogni volta che scriviamo un racconto stiamo ricostruendo un mondo, e bisogna essere coerenti con il mondo che realizziamo. I mattoni con cui costruiamo questo mondo sono le parole, che devono essere in armonia tra loro».

Ed è proprio la parola, ancor più della musica, il grande amore di Levante: «È sempre stata la mia priorità. Per quanto si possa essere bravi a cantare o a comporre dell’ottima musica, io – soprattutto da italiana – sono molto legata alla nostra lingua e al significati dei testi: non riesco a non curarmene. Poi arriva tutto il resto», ha detto la cantautrice siciliana prima di chiudere il panel con la lettura di una delle poesie del suo libro.

Quarto round: memoria come recupero: come cambieranno i processi produttivi nella moda e nel design.
L’ultimo talk, moderato da Giuliana Matarrese, ha approfondito il concetto di memoria come recupero all’interno dei processi produttivi nel mondo della moda e del design. Sul ring sono intervenuti Sara Maino Sozzani, creative director di Fondazione Sozzani, e Matteo Ward, co-fondatore e ceo di Wråd e autore del libro “Fuorimoda!”.

Nel volume, Ward si occupa di approfondire il tema degli sprechi prodotti dal mondo della moda, una delle industrie più inquinanti al mondo. Nella fase di ricerca per la stesura del libro l’autore si è scontrato con le difficoltà e le contraddizioni di questo sistema, domandandosi come in questo settore la sostenibilità ambientale possa essere possibile. «Cosa dovremmo recuperare del passato per essere dalla parte giusta del futuro?» ha domandato Matarrese. «Dovremmo recuperare una certa sapienza – risponde Ward –. Al momento sono interessato al rapporto tra tessuto e pelle: in certe culture i tessuti erano usati come medicinali. È importante ripartire da questa conoscenza, cercando un equilibrio tra scienza e cultura popolare».

Ricercando un approccio più sostenibile alle dinamiche industriali odierne, lo studio degli archivi può fungere da atlante per orientarsi verso approcci innovativi. Qualcuno in passato aveva già adottato un approccio visionario. «Il discorso della sovrapproduzione è arrivato dopo – afferma Sara Maino Sozzani –. Mi viene in mente Ferragamo, che aveva un’attenzione alla sostenibilità sociale ed etica. Il legame con l’artigianato in Italia ancora c’è, anche se si sta perdendo. È importante soprattutto per un discorso di heritage. Oggi ci sono tantissimi archivi da scoprire: la moda su questo è ancora tanto nascosta e poco accessibile, per qualsiasi fascia d’età».

Capire che cosa sia davvero sostenibile oggi a livello produttivo, però, non è sempre semplice. In “Fuorimoda!” Matteo Ward elenca alcuni luoghi comuni, e azioni che pensiamo virtuose, ma che in realtà sono errori da evitare. «Ultimamente si cercano soluzioni facili, come il riciclo – commenta l’autore –. Le cose riciclate però non sono necessariamente sostenibili: se ricicli cose che fanno male, continuano a fare male. Sono processi produttivi tossici. Oggi abbiamo tutta la conoscenza necessaria per evitare questi errori negli uffici stile».

Le nuove generazioni in questo senso hanno sviluppato una sensibilità particolare legata alle tematiche della sostenibilità ambientale. «Le giovani generazioni hanno questa visione di creare progetti che abbiano un messaggio, l’idea di dare qualcosa indietro, di creare coscienza e conoscenza – commenta Sozzani –. Anche se è sempre un work in progress: comprendere l’importanza della parte educativa è fondamentale». A livello di tecnologia, oggi, ci sono aziende o brevetti che adottano un approccio avanguardistico. «L’Italia su questo negli ultimi anni ha fatto tanto – commenta Ward –, anche se spesso non c’è un supporto da parte dello stato».

La Fondazione Sozzani, oggi, si impegna a promuovere un approccio più contemporaneo e meno utilitaristico riguardo il sistema moda. «È sempre un discorso di evoluzione – commenta Sozzani –, il discorso di archivi rimane nelle fondamenta. Il passato ha un valore enorme, e l’educazione è fondamentale, e la si trova a scuola, ma anche attraverso le piattaforme che stanno nascendo. Credo che dare supporto a questo genere di progetti sia importante e anche una responsabilità: noi vogliamo dare visibilità a progetti che danno messaggio e valori a persone che imparano sempre cose nuove, ma anche interagire attraverso con le persone».

I partner di Etc Match 2024
Radici Carpet, brand che produce pavimentazioni tessili al cento per cento Made in Italy, è stato il design partner di Etc Match con la collezione di superfici tessili Newstalgia disegnata da Tekla Evelina Severin; Gebrüder Thonet Vienna, tra i più antichi produttori di mobili al mondo, ha fornito le sedute e il coffee table per il palco, contraddistinto da un set a tema nostalgia Retro-Future e  Wushu Ruyi, in qualità di style partner. A occuparsi del beverage è stato Raffo, beer partner della serata. I minibus di Wayla (sharing mobility partner dell’evento), primo servizio van pooling in Italia, hanno portato alcuni dei nostri ospiti alla Fondazione Sozzani, mentre Defender ha fornito una guest car ai partecipanti dei vari talk. 

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