Una risata ci salverà? Pessima timeline storica, ottima ironia

La Generazione Z scherza sui temi di attualità con nichilismo e meta-ironia, riflettendo ansie e sfiducia nei confronti delle istituzioni e delle sorti del mondo. Cresciuti nell’incertezza, i giovani oggi utilizzano l’ironia come forma di autodifesa, ma in questi linguaggi si cela forse un briciolo di speranza

Piero Gilardi, Renzi che salta, 2015. Courtesy of MAMBo

L’ironia delle cose, l’ironia della sorte, l’ironia – a volte tragica – della vita, ma anche l’ironia umana, filosofica, in cui il sottovalutare, il minimizzare. Per definizione, l’ironia è una critica, una denuncia, fatta attraverso il contrario.

Il Museo d’Arte Moderna di Bologna (MAMBo) con la mostra “Facile Ironia. L’ironia nell’arte italiana tra XX e XXI secolo” (visitabile fino al 7 settembre) ha provato a ripercorrere la storia dell’arte italiana attraverso la lente dell’ironia, chiedendosi come è cambiato il nostro modo di scherzare, dagli anni Cinquanta, a oggi. Attraversando diverse generazioni, l’esposizione racconta come artiste e artisti italiani hanno provato a elaborare una strategia estetica ed essenziale che si beffi della realtà, che la renda meno drammatica, e quindi più sopportabile.

La mostra si sviluppa in diverse macroaree tematiche, utili nell’illustrare le diverse declinazioni dell’ironia e la trans-storicità del fenomeno: il paradosso, il suo legame con il gioco; l’ironia come arma femminista di critica al patriarcato e all’ordine sociale italiano, la sua relazione con la mobilitazione politica, l’ironia come forma di critica istituzionale, come pratica di nonsense e infine come dark humor.

Lucia Marcucci, Come ama – come lavora, 1972. Courtesy of MAMBo

L’etimologia della parola “ironia” riporta a “voce dotta”. È un termine che deriva dal latino, e che significa “colui che interroga, fingendo di non sapere”. Socrate parlava di ironia come l’arte di fare domande, uno strumento che l’uomo da sempre ha usato per avere uno sguardo lucido e disincantato sulla realtà, e sulle cose che gli accadevano intorno. L’ironia è lo strumento retorico che riesce (pare) a svelare le anomalie e le contraddizioni del presente, denunciandole velatamente. L’ironia come alternativa, e strumento per proteggere l’essere umano da ciò che lo affligge.

Una contraddizione che diventa un gioco, e che invita l’interlocutore o il pubblico – nel caso di una mostra – a interrogarsi sulla natura del linguaggio, sui luoghi comuni che lo accompagnano, su come questi influenzino i tanti modi in cui oggi guardiamo al mondo, su come interpretiamo tutto ciò che ci circonda. Studiare come si scherza sulle cose, su come alleggerirle senza necessariamente renderle banali, è uno strumento per comprendere chi siamo.

Con ogni nuova generazione arrivano nuovi modi di differenziarsi dalle precedenti. Quindi come scherziamo, oggi? L’ironia della Gen Z sembra un grande inside-joke, che porta i giovani a scherzare su tutto: dall’ascesa di Trump, agli incendi a Los Angeles, dall’ascesa dell’estrema destra in Europa alla salute, dalle (nuove) guerre all’ordine del giorno agli attentati, ma anche i prezzi sempre più alti, la democrazia a pezzi, noi sempre più poveri, e un futuro che si assottiglia davanti ai nostri occhi.

Giuseppe Chiari, L’arte è finita smettiamo tutti insieme, 1974. Courtesy of MAMBo

Nel video “What makes genz humor so interesting” la youtuber descrive l’ironia della generazione Z come nichilista, caratterizzata da post-ironia e meta-ironia. La prima identifica ogni clichè culturale come pregno di significato; la seconda determina il caos: l’ironia stratificata, che rende difficile capire se si stia scherzando, o se invece si stia parlando sul serio. «La Gen Z non è la prima a ridere del proprio dolore e scherzare sull’esistenzialismo. Sono stati i millenial, che hanno vissuto l’11 settembre e la recessione economica del 2008, mentre ero all’università. Hanno ragione a essere senza speranza. Penso che gran parte dell’umorismo dei millenial sia permeato da un senso di sconfitta. Il nichilismo della Gen Z, invece, ha ancora un po’ di spensieratezza».

«I giovani oggi hanno chiare preoccupazioni su dove il Paese si sta dirigendo» ha detto Setti Warren, direttore dell’Institute of Politics dell’Harvard University commentando un sondaggio sui giovani condotto dall’Università di Harvard nella Primavera del 2024. «Dalle preoccupazioni sull’economia, alla politica estera, dall’immigrazione al clima, le persone giovani di tutto il mondo sono sempre più pronte a far sentire la propria voce».

I risultati della ricerca riportano i livelli più bassi di fiducia nella maggior parte delle istituzioni pubbliche dall’inizio del sondaggio. Il quarantaquattro per cento dei giovani americani ha riportato sentimenti di depressione e rassegnazione molte volte durante la settimana. Il quaranta per cento di loro ha detto di sentirsi solo e il trentotto per cento di avere paura che possa accadere qualcosa di brutto.

Chiara Fumai, Annie Jones, Harry Houdini, Dope Head, Eusapia Palladino, Zalumma Agra, Dogaressa Querini Read Valerie Solanas, 2013. Courtesy of MAMBo

La genz è capace di fare battute su molti argomenti che feriscono molte persone, come per esempio le sparatorie nelle scuole. E secondo la youtuber ci sono due motivi per cui la genz lo fa: «è una generazione nata in un mondo in cui eventi come l’11 settembre o la recessione del 2008 erano già accaduti» (o almeno, erano troppo piccoli per ricordarsela). Una generazione che riceve costantemente nuove informazioni e legge moltissime notizie dai toni apocalittici, ogni giorno, soprattutto online. Ad alimentare l’ansia delle nuove generazioni è infatti l’esposizione alle notizie, che è molto diversa rispetto a quella delle generazioni precedenti. I giovani consumano di continuo contenuti riguardanti l’attualità.

Secondo l’Office of Communication (OfCom), l’autorità regolatrice indipendente per le società di comunicazione nel Regno Unito, Instagram, TikTok and YouTube sono le fonti più utilizzate dai giovani britannici. Le generazioni precedenti, invece, continuano a preferire i media tradizionali.

La seconda ragione è che la Gen Z potrebbe non aver perso la speranza in un mondo migliore, nonostante tutto. «Sono un gruppo di persone molto interessate alla politica: amano protestare, e inviano petizioni come fossero bollettini settimanali». In questo il ruolo dei social media è determinante: attraverso le piattaforme la vita personale e professionale delle persone della Gen Z si sono mischiate, rendendo sfumati i confini tra la propria identità e le cause per cui si battono. Protestatio ergo sum.

Aldo Mondino, Varazze, 1964. Courtesy of MAMBo

Secondo i dati riportati dalla società di pubbliche relazioni e ricerca Edelman, il settanta per cento delle persone della Gen Z è impegnato in cause politiche o sociali. Non tutti si definiscono attivisti, ma «sono la generazione più propensa a boicottare un prodotto, un’azienda, un paese o uno stato per una battaglia sociale o ambientale – scrive Megan Carnegie, in un articolo per la BBC –, che si estende anche a come scelgono il proprio lavoro. Solo una persona su cinque lavorerebbe per un’azienda di cui non condivide i valori».

«È una situazione molto stressante leggere così tanti articoli che affermano che il nostro pianeta crollerà nel giro di pochi giorni e che è responsabilità della nostra amata generazione risolvere questi problemi – continua la youtuber –. Trovare il lato divertente della situazione è una reazione curativa». L’ironia della Gen Z è un mix di assurdità, nichilismo e umorismo autosvilente. Un modo per ridere del caos, mentre intorno il mondo brucia.

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