
La tregua traballa a Gaza perché Hamas con argomenti speciosi mette in discussione il rilascio degli ostaggi previsto per sabato. Trump è subito intervenuto minacciando Hamas «di scatenare l’inferno» se gli ostaggi non saranno liberati. Minaccia ribadita da Bibi Netanyhau, mentre le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno richiamato i riservisti pronti a intervenire di nuovo massicciamente nella Striscia. Intervento, però, che sarà essenzialmente dall’aria, perché nonostante tutto Hamas riesce a resistere, anche se con molte perdite, barricata nell’enorme labirinto-bunker dei tunnel.
Nel frattempo, il caotico disegno di Donald Trump sul futuro di Gaza riesce nel miracolo di ricompattare tutto il mondo arabo in difesa dei diritti dei palestinesi sin qui semi ignorati e mal tollerati. Ma soprattutto la sua strategia da immobiliarista spaccamontagne ha un vistoso buco, un clamoroso non detto: “chi” e soprattutto “come” eliminerà Hamas da Gaza per poterla poi trasformare in una sorta di Florida sul Mediterraneo? Israele sinora non c’è riuscito ed è assolutamente lontano dal poter conseguire un obiettivo del genere, e Trump ha detto che non invierà truppe americane. Ma allora chi cancellerà Hamas da Gaza?
L’oscena sceneggiatura del rilascio col contagocce degli ostaggi israeliani alla complice Croce Rossa tra massicce fila di miliziani ben in carne, lindi come usciti da una tintoria e ben inquadrati, ha confermato visivamente quanto già era chiaro: dopo sedici mesi di durissima guerra, Hamas è tutt’altro che distrutta. Questo, da nord a Sud, da Gaza City a Khan Younis a Refah. Migliaia e migliaia di miliziani in armi, perfettamente efficienti, sono sopravvissuti ai bombardamenti di migliaia di micidiali bunker buster bombs da duemila libbre, specializzate nella distruzione dei tunnel sotterranei che pure hanno sbriciolato più del sessanta per cento delle abitazioni nella Striscia. Né sono stati definitivi gli interventi della fanteria, così come dei carri armati, che pure hanno contribuito all’eliminazione di gran parte del quartier generale di Hamas a partire da Yaha Sinwar, Mohammed Deif fino a decine e decine di quadri medio alti, grazie soprattutto alla straordinaria capacità di cyberwar dimostrata dalla famosa Unità 8200, che è riuscita a localizzarli.
Di fatto. però, ha funzionato in qualche modo l’innovativa strategia militare inventata da Yaha Sinwar che unisce l’appostamento di migliaia di miliziani in una rete di tunnel di centinaia di chilometri alla massiccia presa di ostaggi israeliani, che inibisce azioni penetranti, a partire dall’allagamento dei tunnel. Il tutto, in un contesto di innegabile appoggio ad Hamas da parte di un’enorme componente della popolazione di Gaza, tanto che l’esercito israeliano ipotizza che centinaia di nuovi miliziani si siano volontariamente arruolati negli ultimi mesi.
D’altronde, sono stati proprio l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant e l’ex capo di Stato Maggiore Herzl Halevi a dichiarare già nel novembre 2024 che la guerra di Gaza era sostanzialmente terminata perché non si potevano raggiungere ulteriori obiettivi militari contro le casematte di Hamas, e che quindi si doveva fare una tregua e porre per primo l’obiettivo della liberazione degli ostaggi. Infatti, da novembre, Israele ha ridotto al minimo la presenza militare di terra nella Striscia.
Ma sia Bibi Netanyhau sia i suoi alleati fascisti Itamar ben Gvir e Bezalel Smotrich hanno intenzione di continuare le operazioni militari a Gaza, essenzialmente replicando massicci bombardamenti dall’aria, senza innescare la fase due della tregua, per varie ragioni. Sul breve periodo perché la fine della guerra significherebbe non riuscire più a boicottare una seria e neutrale commissione d’inchiesta sul 7 ottobre che porterebbe alla luce le loro enormi responsabilità politiche e militari sulla più grave e umiliante sconfitta subita da Israele. A seguire, poi verrebbero elezioni anticipate molto difficili per loro: Bibi Netanyhau, anche se in ripresa di popolarità grazie a Donald Trump, vedrebbe secondo i sondaggi diminuire di un terzo i propri seggi, Bezalel Smotrich addirittura rischierebbe di non superare la soglia di sbarramento e Itamar ben Gvir diminuirebbe i suoi parlamentari.
Ma soprattutto, Smotrich, Ben Gvir e ora lo stesso Netanyhau vogliono continuare la guerra a Gaza perché intendono, e lo rivendicano, perseguire a suon di bombardamenti una totale pulizia etnica nella Striscia oggi e un domani in Cisgiordania. La realizzazione del miraggio di Eretz Israel, il Grande Israele senza palestinesi, sarebbe il più grave e radicale tradimento del progetto sionista di David Ben Gurion, Golda Meir, Simon Peres e Itszaak Rabin.
Il loro interesse è quindi quello di continuare ancora per mesi e mesi un conflitto a Gaza fatto essenzialmente di bombardamenti aerei. Resta però il problema per loro, per Israele e anche per Donald Trump: chi schiaccia militarmente Hamas? Chi elimina materialmente le migliaia di miliziani che sinora, nonostante enormi sforzi e quattrocento soldati caduti e cinquemila feriti, Israele non è riuscito a eliminare? Il mega resort di lusso di cui Donald Trump vaneggia rischia di essere l’unico al mondo con migliaia e migliaia di terroristi annidati al piano di sotto.