Modello unghereseL’attacco trumpiano ai giudici dice qualcosa anche a noi

Per J.D. Vance, vicepresidente americano, ai magistrati non è consentito intervenire sulle scelte dell’esecutivo, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

AP/Lapresse

Il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, ha dichiarato ieri in un post sui social media che «ai giudici non è consentito controllare il potere legittimo dell’esecutivo». Una dichiarazione di cui non è difficile ricostruire il contesto, dopo che la magistratura ha bloccato l’esecuzione di alcuni dei più controversi ordini esecutivi emessi a raffica da Donald Trump nei suoi primi incredibili venti giorni da presidente degli Stati Uniti: dalla cancellazione dello ius soli al licenziamento di migliaia di dipendenti dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid), dall’accesso ai dati sensibili del Dipartimento del Tesoro da parte dei collaboratori di Elon Musk al trasferimento di detenuti transgender nelle carceri maschili.

L’idea che un presidente possa decidere tutto questo con un tratto di penna, dal giorno dopo la sua elezione, calpestando o addirittura cancellando a suo piacimento diritti costituzionalmente garantiti di tutti i cittadini, senza che alcun giudice possa intervenire, è evidentemente estranea, per definizione, a qualsiasi democrazia costituzionale, comunque concepita. Ma forse non suonerà così estranea al lettore italiano, se solo avrà dato prima un’occhiata ai giornali di oggi. O anche delle ultime due settimane, per non dire degli ultimi due anni.

Ogni riferimento alla violenta campagna del governo e della stampa di destra contro il procuratore di Roma Francesco Lo Voi, ma anche a tutte le precedenti campagne contro i magistrati colpevoli di avere preso decisioni sgradite all’esecutivo, ad esempio, sul trattenimento dei migranti in Albania, ma anche alle discussioni in corso a Palazzo Chigi su come aggirare le norme sul diritto d’asilo proprio per rilanciare i fallimentari centri albanesi, ovviamente, è voluto e dovuto.

A proposito di diritto d’asilo, mi pare peraltro utile segnalare che mentre programmava l’espulsione di milioni di immigrati e tagliava il programma di aiuti americani all’estero, come sottolinea Christian Rocca nel suo editoriale su Linkiesta, Trump offriva «lo status di rifugiati politici, perché “discriminati”, agli afrikaners, gli eredi dell’élite bianca che ha guidato il Sudafrica dell’apartheid, quell’ambientino dove si è formato il trio della PayPal mafia, Elon Musk, Peter Thiel e David Sacks, che oggi immagina di rinverdire i fasti razzisti dai corridoi della Casa Bianca». Questo è oggi il capofila e modello della nuova destra, italiana ed europea, con cui occorre fare i conti. Una minaccia rispetto alla quale la sinistra non dovrebbe farsi sviare da vecchi schemi ormai anacronistici, come quelli che nel nostro paese continuano a confondere, ad arte, i fautori di un simile modello di «democrazia illiberale» con i difensori dello stato di diritto, della separazione dei poteri e delle garanzie costituzionali.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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