Mistero SchleinIl Pd non riunisce l’opposizione e non costruisce l’alternativa, ma non si capisce perché

Leadership vuol dire tenere insieme i pezzi della sinistra e del centro per formare una proposta politica per superare la destra alle elezioni. Tocca a lei fare la prima mossa, ma non la fa

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«Io penso che la segretaria del Partito democratico deve assumere l’iniziativa per la formazione della coalizione di centrosinistra». Così Angelo Bonelli, il leader dei Verdi. Bonelli ha ragione. Il centrosinistra o campo largo o come si chiama continua a andare in ordine sparso salvo qualche occasionale convergenza in Parlamento, come si è visto nella tumultuosa seduta sul caso-Almasri, o in rare photo opportunity in piazza. Ma è evidente che questo non basta minimamente.

Sulle spalle di Elly Schlein, la leader del partito di gran lunga più forte, ricade la responsabilità di smuovere le acque stagnanti delle opposizioni. Può farlo in molti modi. Perlomeno un anno fa avrebbe dovuto chiamare uno a uno i segretari degli altri partiti dell’opposizione per uno scambio di opinioni e verificarne le intenzioni. Un anno dopo la cosa è più urgente ancora.

La destra si sta prendendo il mondo, Washington va assomigliando a Budapest, e Roma si pone chiaramente in questa scia insieme ai reazionari che si sono incontrati a Madrid. Non basta auspicare una risposta unitaria dell’Europa. Bisognerebbe muoversi seriamente Paese per Paese per contrastare le destre nazionali e sovraniste. Da questo punto di vista l’Italia sta meglio della Germania e della Francia, perché da noi poco meno della metà dei cittadini è contro il governo Meloni, che però, d’altro canto, a differenza di Parigi e Berlino, appunto, ha già vinto le elezioni. Oltre alla tara del generale «disincanto democratico» di cui ha scritto Ezio Mauro, c’è da fare soprattutto i conti con la pigrizia autoreferenziale dei partiti di opposizione che strillano in concorrenza tra loro senza costruire i presupposti di un’alternativa.

Si voterà forse l’anno prossimo – diverse voci attribuiscono alla Presidente del Consiglio l’intenzione di provocare la fine della legislatura – e intanto c’è uno scandalo al giorno e si accumulano continue lesioni allo Stato democratico, tanto che Matteo Renzi ha parlato addirittura di «Repubblica delle banane»

Il Partito democratico e gli altri quotidianamente reclamano Giorgia Meloni in Aula. Giusto. Ma è polemica spicciola, non una strategia. E dunque Schlein dovrebbe coniugare il suo essere «testardamente unitaria» con la sua stessa indicazione di non mettere veti e chiamare tutti – Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Riccardo Magi, Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Carlo Calenda (quest’ultimo non è nel centrosinistra, ma fa parte dell’opposizione) – ponendo all’ordine del giorno la questione di come costruire un’alternativa di governo alla destra arrembante.

Vediamo che dicono i segretari. O se qualcuno si tira indietro. Non sarebbe certo questo primo giro di colloqui in grado di far sorgere per incanto una proposta politica definita, ma innescherebbe una discussione e forse una nuova passione nel Paese. Potrebbe essere la scintilla che accende il fuoco. Prima che sia troppo tardi, tocca a Elly Schlein fare la prima mossa.

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