Rose e fioriMeloni vende agli italiani l’immagine di un Paese economicamente sano e forte (che vede solo lei)

La produzione industriale è in calo da febbraio 2023, i prezzi dell’energia aumentano mese dopo mese e le buone notizie sono davvero poche. Ma la premier dal palco della Cisl dice di aver rilanciato l’Italia, aumentato i posti di lavoro e abbassato le tasse

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In un clima sanremese di fiori, baci, abbracci e applausi, Giorgia Meloni elogia Luigi Sbarra «interlocutore franco, determinato, onesto». Non sono solo parole al miele per il leader sindacale che va in pensione. E nemmeno di circostanza per confermare l’ok del governo alla proposta di legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa. La premier tesse le lodi di Sbarra perché funzionali a spaccare i sindacati, emarginare Cgil e Uil, ma soprattutto per introdurre un concetto potenzialmente pericoloso per la democrazia. Dice che bisogna «superare la tossica visione conflittuale che anche nel mondo del sindacato qualcuno si ostina a sostenere».

Dal palco dell’assemblea nazionale della Cisl, la presidente del Consiglio contrappone la sua visione salubre che non contempla conflitti sociali, ma neanche quelli politici. Ogni critica è vissuta a Palazzo Chigi come lesa maestà, un ordito del complotto che sbuca da ogni angolo. Le opposizioni non fanno lotta politica, ma intralciano l’opera risanatrice dell’Italia destinata a diventare grande. Dopo il Maga trumpiano e il Mega di Elon Musk e i Patrioti europei, c’è anche il Miga, Make Italy Great Again di Meloni che starebbe rilanciando l’economia, aumentando i posti di lavoro, abbassando le tasse, rottamando le cartelle esattoriali. E, appunto, rifondando pure la dinamica tra impresa e lavoro per «lasciarsi alle spalle una volta per tutte un Novecento caratterizzato da pregiudizi, antagonismo e furore ideologico». Alla fine Meloni vola alto enfatica, arriva all’apologia su cosa unisce il governo alla Cisl: «L’ottimismo della volontà e un senso di vita che ci porta sempre a guardare in alto e verso l’oltre».

Messa in questi termini mistici, in missione per conto di Dio (come Trump, del resto), qualsiasi discussione con le opposizioni, qualunque critica e dissenso che venga dalla dimensione politica o sociale, diventa una deplorevole mancanza di rispetto per chi lavora, guardando in alto e verso l’oltre. Elly Schein, Maurizio Landini e compagnia cantando tutti all’inferno del Novecento. Che magari non saranno i paladini dell’economia più dinamica e si attardano con il referendum sul jobs act. Altra cosa però è la «tossica visione conflittuale» che sembra una bastonata al diritto di attaccare anche a testa bassa il governo.

Probabilmente ha dato fastidio pure che ieri, mentre veniva acclamata dalla platea cislina, in prima pagina il Sole 24 Ore pubblicava il “Contatore della crisi”, con un numero: settecentoquarantadue giorni di calo della produzione industriale italiana dall’inizio di febbraio 2023. E accanto un articolo in cui si diceva che il mese di gennaio si è chiuso con un prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità in Italia di centoquarantatré euro al megawattora: l’aumento in un anno è del quarantaquattro per cento.

La colpa non è certo del tutto imputabile al governo, visti gli sbalzi del prezzo del gas. Rimane il fatto l’Italia è al primo posto anche nella classifica di chi paga di più l’energia, del venticinque per cento rispetto alla Germania, del quaranta per cento alla Francia e del duecentoventisei per cento rispetto a quelli della Scandinavia. Il Sole 24 Ore fa notare che si tratta di un differenziale che è stato una costante negli ultimi vent’anni. Ma adesso nessuno si preoccupi perché il governo metterà a posto tutto e oltre, soprattutto adesso che Trump ci darà una mano con i dazi benedetti da Matteo Salvini.

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