Fuori ruoloSu dazi, intelligenza artificiale e sicurezza, l’Italia non tocca palla

Il nazionalismo piccolo piccolo reclamato da Giorgia Meloni e dalla destra impedisce al Paese di essere protagonista nelle grandi partite globali di questi anni. L’opposizione, neanche a dirlo, non è pervenuta

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Noi non ci saremo, già non ci siamo, nei grandi duelli epocali e planetari in questo inizio d’anno nel quale due mesi paiono due anni. L’Italia non esiste in quanto sistema-Paese e la cosa riguarda sia il governo che l’opposizione. La politica italiana è ripiegata su sé stessa. In questa clamorosa accelerazione trumpiana che nel breve e nel male sta scompaginando un ordine ormai destinato a mutare, si stagliano nuove figure-chiave e altre riemergono dalle nebbie della politica. Ed ecco i nuovi americani di Donald Trump, gli Elon Musk, i J.D. Vance, i Marco Rubio, mentre tornano sulla scena Ursula von der Leyen o Emmanuel Macron. Si aprono tutti i dossier, dall’Ucraina al Medio Oriente. Per certi aspetti è un momento esaltante nella sua intima pericolosità.

Esempi di come l’Italia non esista? Dalla partita sull’Intelligenza Artificiale alla guerra sui dazi, dal gas alla sicurezza (europea e nazionale) il governo Meloni, alla faccia di chi continua a dire che la premier sia una statista, addirittura una cerniera tra Europa e Stati Uniti, non tocca palla. E non parliamo delle opposizioni. Per meglio dire: della sinistra italiana che sa solo dividersi sull’Ucraina e non mastica nessuno dei temi principali dell’agenda mondiale, sul merito dei problemi sono meglio Carlo Calenda e Matteo Renzi, mentre gente come Romano Prodi, Paolo Gentiloni, Walter Veltroni almeno ci ragionano. Il Nazareno, per non dire degli scarsissimi contiani, non pervenuti.

Ma la Storia corre. Nella capitale francese c’è stato il primo round tra gli Stati Uniti e la vecchia Europa sulla partita del secolo, l’Intelligenza Artificiale. È riapparso alla grande Emmanuel Macron, artefice della conferenza di Parigi, che pare sposare una linea “rooseveltiana” («Investire, investire, investire») e dinamica, malgrado la fragilità del governo francese o forse proprio per sopperire a essa; è uscita molto bene Ursula von der Leyen che era un po’ sparita; si è visto per la prima volta il vicepresidente americano J.D. Vance. Per l’Italia c’era Adolfo Urso. Avete letto bene: Urso. A dimostrazione della totale irrilevanza italiana e non solo politica: tra i soggetti al momento coinvolti nell’iniziativa annunciata dalla presidente della Commissione europea di italiano per ora non c’è nulla, se si esclude Exor che ha la propria sede in Olanda.

La presidente del Consiglio, forse perché a Parigi c’era stata da poco, non si è scomodata preferendo l’assemblea della Cisl dove ha fatto un giro di valzer con il dimissionario leader Luigi Sbarra.

Eppure a Parigi l’Europa ha battuto un colpo fortissimo, mettendo sul tavolo duecento miliardi di investimenti in una nuova alleanza con partner privati denominata “Eu AI Champions Initiative”, che riunisce oltre sessanta società europee di grande peso. Vance forse non si aspettava tanto protagonismo e se l’è presa con le troppe regole europee. Alla fine, come pure gli inglesi, non ha firmato il documento finale ed è tornato a casa. Finalmente per l’Europa una buona prova.

L’Italia non giocherà nessun ruolo particolare neppure nella grande battaglia sui dazi, lo strumento principale della costruzione della nuova egemonia trumpiana che peraltro è ancora tutta da verificare. Nella politica commerciale conta l’Unione europea più che i singoli Paesi. E Bruxelles c’è. Von der Leyen ha replicato a brutto muso al presidente americano: «Sono profondamente dispiaciuta per la decisione degli Stati Uniti di imporre dazi sulle esportazioni europee di acciaio e alluminio. Le tariffe sono tasse: dannose per le imprese, peggio per i consumatori. Le tariffe ingiustificate contro l’Unione non rimarranno senza risposta: scateneranno contromisure ferme e proporzionate».

Anche uno stanco Olaf Scholz, il Cancelliere tedesco, ha sottolineato che «se gli Stati Uniti non ci lasciano altra scelta, l’Europa reagirà in modo determinato». Meloni, zero. Speranza di salvarsi da un eventuale tornado di Trump contro l’Europa, ma non dipenderà da lei. Altro che “cerniera”.

Quanto alla partita sul gas, anche qui l’Italia non sa bene cosa dire e cosa fare. Gli stoccaggi per ora tengono (non è merito del governo Draghi?) ma le bollette degli italiani s’impennano. Più che altro il governo spera nella fine a breve della guerra in Ucraina per poter tornare a comprare gas russo, ma in generale Roma non ha la minima voce in capitolo. L’Italia è stata all’altezza della situazione in questi tre anni di guerra schierandosi a fianco di Kyjiv (con gli odiosi mal di pancia di pezzi della sinistra e il filoputinismo esplicito del duo Conte-Salvini) ma anche qui le carte dovranno essere giocate da Bruxelles.

Ed infine è già iniziata, anche sul piano mediatico (vedi l’iniziativa di Keir Starmer di mostrare le immagini), la partita sull’espulsione degli immigrati clandestini anche qui sorta per impulso di Trump. Vedremo cosa farà il governo, oltre a insistere nella pagliacciata dei centri in Albania che non funzionano e non fun-zio-ne-ran-no, al contrario dello slogan meloniano, e sarà anche interessante capire se il Partito democratico deciderà una buona volta di darsi una linea rigorosa e concreta che vada oltre i soliti slogan sull’accoglienza quando ormai è evidente che sussiste un problema di controllo del territorio sottratto allo Stato da bande di immigrati, ed è ovvio che si tratta di una questione che andrà risolta su scala europea.

Sono tutti giganteschi problemi del nostro tempo che si presentano tutti insieme, qui e ora. «Se non si libera del nazionalismo al suo interno, l’Unione europea non potrà confrontarsi con il nazionalismo esterno di Trump, di Putin, di Netanyahu o di Hamas», ha scritto Sergio Fabbrini sul Sole24Ore. L’impressione è che l’Italia di Giorgia Meloni, partita per conquistare un posto nel mondo, stia ripiegando in un nazionalismo piccolo piccolo, mentre il centrosinistra non ha gli strumenti per cimentarsi con il nuovo disordine mondiale. E così la politica italiana si occupa dell’intelligenza di Daniela Santanchè più che dell’Intelligenza Artificiale. Nonostante ci sia Urso in campo.

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