Il caso Almasri Nordio ricorre al più trito trucco da pm, accusando chi lo critica di non aver letto le carte

I ministri della Giustizia e dell’Interno hanno parlato alle Camere senza chiarire nulla, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

Roberto Monaldo / LaPresse

Ci sarebbero molte cose da dire sulla farsesca informativa del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che si è tenuta ieri in Parlamento sul caso Almasri, ma sono sicuro che le avete già lette e sentite tutte, senza bisogno di aspettare i giornali di stamattina, che ne sono comunque, giustamente, strapieni.

L’essenziale è che nessuno dei due ha chiarito alcunché, confermando semmai tutte le contraddizioni, le ambiguità e l’ipocrisia del governo, nel vano tentativo di giustificare con argomentazioni capziose e un po’ di latinorum giuridico la gran quantità di balle raccontate finora, e già ampiamente smentite. Ci sarebbero molte cose da dire su Giorgia Meloni, e sulla sua decisione di parlare di questa vicenda sui social network, ma non in parlamento.

E ci sarebbero poi moltissime cose da dire anche sul ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ma mi pregio di averle già dette per tempo, e proprio da queste colonne. Mi fa comunque piacere che ieri si sia finalmente reso conto del problema anche Matteo Renzi, che da Nordio si è fatto addirittura scrivere la prefazione di un libro. 

A tutti gli altri che ancora si lasciano abbindolare dalla favola del Nordio liberale e garantista,  suggerirei di fare attenzione a un dettaglio minore, ma rivelatore, del suo sconclusionato intervento di ieri. Mi riferisco al momento in cui, prendendosela con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, in mezzo a un profluvio di iuxta alligata ac probata e quod non est in actis non est in mundo, li ha ripetutamente accusati di non aver letto le carte (accusa che peraltro, in un crescendo di assurdità, ha rivolto agli stessi magistrati che lo hanno indagato).

Da buon magistrato egli stesso, nel momento di difficoltà, ha fatto ricorso al tipico pseudo-argomento a scopo intimidatorio da sempre usato contro chiunque si azzardi a esprimere il più piccolo dubbio sulle tesi dell’accusa – ma le hai lette almeno le carte? Ma come puoi parlare se non hai letto le carte? – reso ancora più affidabile dal diffuso malcostume di scrivere trentamila pagine per motivare qualunque fesseria.

Raramente si è vista una rappresentazione più convincente di tutti i peggiori difetti della giustizia italiana, vedi anche l’incredibile passaggio in cui il ministro faceva pesare come l’atto di accusa della Corte penale internazionale fosse «arrivato in lingua inglese, senza essere tradotto».

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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