Il #BookTok è nato come uno spazio apparentemente frivolo, popolato da ragazzine che leggono fantasy “spicy” e romanzi con storie di “enemies to lover”. O almeno, questa è la narrazione che qualcuno ha sempre voluto vendere, quella che fa comodo a chi riduce l’editoria a un circolo elitario. La realtà, però, è un’altra, il fenomeno ha ridefinito il mercato librario, generando milioni di vendite, trasformando autori semi-sconosciuti in bestseller globali e influenzando le scelte delle case editrici, più di qualsiasi altra piattaforma digitale.
E oltre alle copertine pastello e ai bestseller da supermercato, esiste un #BookTok alternativo. Qui si parla di classici dimenticati, letteratura sperimentale, nuovi talenti internazionali e titoli che non troverete nelle liste mainstream dei libri “più importanti dell’anno”. È un luogo dove il romanzo rosa lascia spazio alla saggistica femminista, la distopia diventa un riflesso del presente e il fantasy è un pretesto per discutere di giustizia sociale, una nicchia per creatori che scandagliano la letteratura con uno sguardo critico, dissacrante e profondamente radicale. Come si è creato questo microcosmo? E soprattutto, cosa racconta della nostra epoca?
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Con oltre cento miliardi di visualizzazioni nel 2024, #BookTok è diventato il nuovo modo di raccontare i libri. Qui non si parla di trame, ma di esperienze di lettura, la disperazione di una protagonista si trasforma nella disperazione del lettore, l’eccitazione narrativa diventa un’esperienza fisica. La critica tradizionale si annulla, sostituita da una forma di comunicazione diretta e ipersensoriale. La letteratura diventa un veicolo emotivo e, in questo, anche profondamente sociale.
Se all’inizio #BookTok era dominato da storie d’amore e young adult, oggi qualcosa è cambiato. E l’algoritmo, sempre attento alle dinamiche del momento, ha seguito il flusso. Gli utenti discutono di letteratura decoloniale, si proiettano in ucronie e futuri distopici che raccontano il nostro tempo meglio dei saggi accademici. «Nelle mie letture ricerco soprattutto una connessione profonda con me stessa sul piano emotivo, introspezione, immedesimazione. Di norma, più sono “pesanti” emotivamente e più mi piacciono». Racconta Melissa Garbin (su TikTok @melissabastaleggere). Dove l’industria editoriale ha fallito nel rendere classici e nuove proposte accattivanti per il pubblico più giovane, TikTok ha trasformato la lettura in un’esperienza cinematografica, emotivamente intensa e politicamente rilevante.
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Nonostante le pesanti critiche, il colosso mediatico TikTok eccelle nel creare sottoculture globalmente coinvolte. Enormi comunità di creatori e utenti in tutto il mondo si riuniscono per connettersi, discutere e imparare. #BookTok non è solo un trend, ma uno spazio di resistenza culturale, un rifugio per chi cerca una lettura che non sia solo intrattenimento, ma anche identità, appartenenza e militanza intellettuale. Entrare su #BookTok è come entrare in un universo parallelo, dove leggere non è solo un’attività da fare per piacere, ma uno stile di vita, un’estetica. Il libro diventa un manifesto, la libreria uno strumento di costruzione della propria immagine. Non è solo una questione di gusti letterari: è un atto di posizionamento sociale.
Anche la critica letteraria si sta trasformando. Ci sono approcci diversi, alcuni account come quello di Gianfranco Sardinaschi (su TikTok@gianfrancosardinaschi) fanno satira letteraria, decostruiscono il linguaggio paludato della critica tradizionale e lo reinventano in chiave ironica e ipercontemporanea. «Mi auguro solo che venga sdoganato il mito di TikTok come “app di balletti”.» Racconta. «La “letteratura” spaventa, molti non la approcciano per paura dei pregiudizi intellettuali. Per far sì che questo cambi, bisogna modificare il modo in cui parliamo della letteratura e renderlo, secondo me, comico, parodistico, dissacrante. Mi piace pensare di essere il “Google Translate” dei libri, quello che traduce i mattoni nello slang Gen Z – o nel brainrot.»
@gianfrancosardinaschi
Questa inaspettata fascia di lettori non vuole solo storie, vuole rappresentazione, vuole vedere se stessa nelle raccolte che legge. E non si accontenta più di narrazioni che ripropongono i soliti modelli stereotipati. Ed è così che vediamo esplodere hashtag come #writtenbymen dove gli utenti prendono in giro il male gaze nella letteratura, con POV ironici sugli autori maschi che descrivono le donne come anime tormentate che bevono caffè e leggono Baudelaire in mutande.
Man mano che questi account guadagnano popolarità riflettono un cambiamento sociale più ampio, una mutazione antropologica reale. Le nuove generazioni e le cosiddette “minoranze”, grazie al rumore generato sulle piattaforme social, stanno domandando una maggiore rappresentazione mediatica. Vogliono esserci, vogliono contare nella sfera pubblica e questo, di riflesso, significa che vogliono vedersi rappresentate nei libri che leggono. L’editoria ha intercettato il fenomeno e lo sta trasformando in business, l’impennata di titoli che affrontano questi temi non è casuale, ma il riflesso di una domanda ben precisa.
@melissabastaleggere Il BookTok apolitico? Non su questo profilo. Sei quello che leggi ‼️ #booktok #booktokitalia #libri #libridaleggere #consiglidilettura #leggere
La letteratura, da forma di consumo individuale, sta diventando una conversazione collettiva, uno spazio in cui si discute di politica, di ingiustizie, di identità. «Sul mio profilo espongo molto spesso la mia opinione anche in relazione a questioni sociopolitiche, per cui c’è una sorta di selezione naturale nelle persone che mi seguono. Trovo che quella del #BookTok, in generale, sia una bellissima community, soprattutto per quanto riguarda il lato umano.» Racconta Giorgia Manfè (su TikTok @giorgia.mnf). E forse è proprio questo il motivo del successo: non importa cosa si legga, ma il senso di comunità che si crea attorno ai libri. Anche se i romanzi e gli argomenti trattati variano da comunità a comunità, ognuna condivide un forte senso di appartenenza e, in fondo, non abbiamo tutti bisogno di un po’ più di connessione in questo mondo freddo e individualista?
@this_bookish_thing also this song 🎈❣️ this book stack is going to keep me busy for the longest of times but I genuinely want to read all of these books soonest, so also not particularly tempted to go book shopping which is a silver lining I suppose. #myphysicaltbr #tbrlist #thoughtdaughter #bibliophile #slowreader
#BookTok non è più solo un fenomeno da baraccone, ma un canone letterario in divenire. L’industria editoriale ha dovuto prenderne atto, non sono più gli editori a decidere cosa si legge, ma le community digitali. Come dice Gianfranco Ardinaschi, «Per promuovere libri, generi, autori ormai la sostanza conta meno: sono le community a giudicare ciò che ha valore o meno.» E come ci racconta Melissa «Oggi sento che sto dando un contributo utile ad alcuni editori, come la casa editrice Nord con “Fiori per Algernon”, che è alla sua terza ristampa da dicembre grazie alla mia recensione.» TikTok ha ridato alla letteratura il suo potere primordiale: quello del passaparola.
Oggi, TikTok è l’unico spazio in cui il libro non è un oggetto polveroso, ma un’esperienza viva, da urlare, ridere e piangere. E se questo significa che i “sad girl books”, la letteratura ucronistica e i romanzi sull’ansia generazionale vendono di più, è solo perché rispecchiano perfettamente lo spirito del tempo. Non siamo più nell’epoca del grande romanzo dell’uomo bianco, e per fortuna. Siamo nell’era in cui la letteratura si fa in rete, nelle community, nei video da un minuto che fanno scoprire il libro giusto alla persona giusta. E forse questo è il futuro della letteratura, non più una torre d’avorio, ma una conversazione collettiva, democratica e, nel bene e nel male, virale.