La crisi del settore vinicolo è sempre più evidente ed è causata da svariati fattori, tutti collegati tra loro. Abbiamo dato la colpa all’inasprimento delle pene del codice della strada, circostanza che ha portato molti a fare terrorismo, e sta cambiando radicalmente la vendita del vino nei locali. Ma la crisi è molto più profonda, e viene da molto più lontano. La ricerca di nuovi prodotti da sostituire al vino è aperta da tempo, e per certo la risposta non sono i dealcolati, vino o spirits che siano. Perché sono un surrogato, perché nessuno ne ha ancora fatti di davvero buoni, ma soprattutto perché non sono salutari e sostenibili, due parole chiave nella costruzione del valore di prodotti di questo momento storico. Se per fare il vino spreco energia e produco alcol, e poi lo tolgo sprecando altra energia, non sono sicuramente sulla strada giusta per lo storytelling che oggi impera.
Per capire cosa serve al mercato, bisogna analizzare il fenomeno dall’origine.
La crisi è sostanziale. L’aumento dei prezzi sta colpendo anche il mondo del vino così come ha colpito tutti gli altri, sia per la minore disponibilità di spesa dei consumatori, sia per la crisi economica delle aziende: a partire dalla produzione fino alla distribuzione, con un caro vetro, cartoni, trasporti che incide sempre di più sul costo finale delle bottiglie.
A questa situazione critica sulle materie prime, si somma l’esigenza di una vita più salutare e di un’alimentazione più curata, che porta a eliminare o a limitare fortemente quello che ci porta nella direzione opposta. Anche il New York Times ci ricorda quanto le vendite del vino rosso siano in flessione, per il suo elevato contenuto di alcol e per il cambiamento di visione dei consumatori rispetto al suo appeal: se prima era il re dei vini oggi ha lasciato il campo della coolness a bianchi e bollicine.
Ma le circostanze storiche non si limitano a questo: la crisi del mercato risente anche dell’esigenza di rinnovamento che troviamo in ogni ambito e in ogni settore. Abbiamo bisogno di novità e stimoli, e soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione bere vino non è più sinonimo di glamour ma di anzianità. Abbiamo più volte analizzato il fenomeno: è una questione di comunicazione, un fatto generazionale, è un tema di poca sensibilità dei produttori tradizionali verso il segmento degli under 30, che si sono sentiti abbandonati se non respinti dal comparto, che si è sempre posizionato su un gradino più alto di loro e li ha disillusi e allontanati.
Ma è anche una questione di naturale evoluzione: c’è sempre più la necessità di bevande analcoliche che contribuiscano al nostro benessere, si va alla ricerca di un’idratazione funzionale che sia il più possibile nuova, diversa, divertente.
Per un po’ hanno risposto a questa nuova necessità i vini cosiddetti “naturali”: ma scoperto il bluff e capito che – siano naturali o convenzionali – sono comunque vini, e l’unica discriminante è che siano buoni, ecco allora che si è aperta una nuova nicchia di mercato che va riempita.
Se non beviamo vino, cosa beviamo? Le fasce di consumatori interessati ad “altro” è sempre più ampia: e perché al ristorante o in hotel o a merenda devo accontentarmi di bere della semplice acqua, quando c’è un universo di sapori liquidi da esplorare?
Nelle fasce alte della ristorazione è sempre più diffusa la pratica di costruire abbinamenti più intriganti per i menu degustazione, e di creare dei pairing che vadano al di là del canonico vino-cibo.
Bevande alla frutta, universo dei fermentati, tè di provenienza certificata caldi e freddi, ma anche tutto il mondo degli specialty coffee, con tutte le possibilità di estrazione: quello che prima era un segmento a esclusivo appannaggio delle bevande gasate si sta piano piano aprendo a nuove vie di sapore, di piacevolezza, di gusto.
E questo segmento è paradossalmente molto più ampio di quello del semplice vino: perché va a colpire una fascia di target molto più vasta.
Sono amate e ricercate da chi è astemio, da chi non beve o non può bere per scelta, per età o per salute, ma anche da chi cerca una nuova strada rispetto al vino. Raccontano storie nuove, e possono offrire un nuovo modo di stare a tavola e di godere di un abbinamento col cibo. Sono il segmento da esplorare, e di cui non vediamo l’ora di scoprire gli sviluppi.
