I leader che fanno qualcosa L’Europa avrà un piano per una pace solida e duratura per l’Ucraina, ha detto Macron

Nel discorso alla nazione, il presidente francese ha parlato ai suoi concittadini ma anche a tutto il continente: «La minaccia della Russia è già qui, e un accordo non può poggiare sulla resa di Kyjiv». Poi ha annunciato un nuovo vertice a Parigi per la prossima settimana

AP/Lapresse

«La minaccia russa è qui, colpisce i Paesi europei e colpisce anche noi». Nel suo discorso alla nazione Emmanuel Macron si rivolge formalmente ai cittadini francesi ma indirettamente parla anche al resto d’Europa. Le sue parole sono una sveglia da parte di chi ha capito che il futuro dell’Europa non può essere deciso dalla Russia o dagli Stati Uniti di Donald Trump. Il presidente francese ha ricordato che «la guerra in Ucraina dura ormai da più di tre anni. Fin dal primo giorno abbiamo deciso di sostenere l’Ucraina e di sanzionare la Russia. E ce la siamo cavata bene. Perché non è solo il popolo ucraino a lottare coraggiosamente per la propria libertà, ma anche la nostra sicurezza è minacciata. La pace non può più essere garantita nel nostro continente».

Nell’introduzione al suo discorso, Macron si è mostrato comprensivo sul fatto che i francesi siano «legittimamente preoccupati» per la situazione internazionale, tra la guerra in Ucraina che «continua con la stessa intensità», gli Stati Uniti che «sostengono meno l’Ucraina e lasciano dubbi su cosa succederà dopo» e che «intendono imporre tariffe doganali sui prodotti provenienti dall’Europa».

Macron sa bene che il disimpegno americano comporta un maggiore impegno da parte della Francia e di tutta l’Europa. È una condizione inevitabile: «Il mondo continua a diventare sempre più brutale e la minaccia terroristica continua inarrestabile. Nel complesso, bisogna dire che la nostra prosperità e sicurezza sono diventate più incerte». Però ha fatto capire che la Francia starà dalla parte dell’Ucraina, dell’Occidente e del mondo libero. E non solo a parole: Kyjiv ha bisogno di garanzie di sicurezza e l’Europa deve fare la sua parte. «La pace – ha detto – non può essere conclusa a nessun prezzo e sotto il diktat russo. La pace non può significare la resa dell’Ucraina. Né può tradursi in un cessate il fuoco, che sarebbe troppo fragile».

Il presidente francese ha poi ricordato il fallimento degli accordi di Minsk: «Non possiamo dimenticare che la Russia ha iniziato a invadere l’Ucraina nel 2014 e che poi abbiamo negoziato un cessate il fuoco a Minsk. E la stessa Russia non ha rispettato questo cessate il fuoco e non siamo stati in grado di mantenere l’equilibrio a causa della mancanza di solide garanzie». Un precedente che da solo basterebbe a screditare le promesse fatte dal Cremlino. «Oggi non possiamo più credere alla parola data dalla Russia. L’Ucraina ha diritto alla pace e alla sicurezza per sé stessa e questo è il nostro interesse e l’interesse della sicurezza del continente europeo. È su questo che stiamo lavorando con i nostri amici britannici, tedeschi e molti altri europei».

Come già accennato in più occasioni, ha ribadito che la pace in Ucraina potrebbe arrivare con il dispiegamento di forze europee sul campo. Soldati che «non andrebbero a combattere in prima linea, ma sarebbero lì, al contrario, una volta firmata la pace, per garantirne il pieno rispetto». E poi ha annunciato un nuovo vertice a Parigi per la prossima settimana, dove ci saranno «i capi di Stato maggiore dei Paesi che desiderano assumersi la responsabilità in materia».

Il messaggio è chiaro: la Francia, quindi l’Europa, ha un piano: «Un piano per una pace solida, duratura e verificabile, preparato con gli ucraini e diversi altri partner europei. E voglio credere che gli Stati Uniti rimarranno al nostro fianco, ma dobbiamo essere preparati se così non fosse».

La conseguenza di questo maggior impegno Macron la spiega chiaramente, senza nascondersi, senza timori: servono investimenti maggiori per la difesa. Ma tenendo un occhio alla sostenibilità dei conti: «Dovremo fare investimenti supplementari senza aumentare le tasse».

Macron ha anche proposto un dibattito sulla protezione degli alleati del continente europeo attraverso la deterrenza nucleare francese: «Il nostro deterrente nucleare ci protegge e dal 1964 ha sempre svolto un ruolo nel preservare la pace e la sicurezza in Europa. Rispondendo all’appello del futuro cancelliere tedesco [Friedrich Merz], ho deciso di aprire il dibattito strategico sulla protezione attraverso la nostra deterrenza dei nostri alleati nel continente europeo». Ha chiarito che qualunque cosa accada, la decisione è sempre stata e rimarrà nelle mani del Presidente della Repubblica francese.

C’è spazio anche per un punto sulla situazione economica mondiale: «La Francia deve prepararsi alla decisione degli Stati Uniti sulle tariffe doganali sulle merci europee», ha detto Macron, anche se ammette di ritenere questa decisione «incomprensibile, sia per l’economia americana sia per la nostra». Una decisione che «aumenta la difficoltà del momento, ma non resterà senza risposta da parte nostra, anche se tenterò di tutto per convincere Trump che questa decisione ci danneggerebbe».

In conclusione, prima di ricevere il primo ministro ungherese Viktor Orbán, Macron ha invitato i francesi a non cedere «a nessun eccesso, né all’eccesso dei guerrafondai, né all’eccesso dei disfattisti». Perché di fronte a queste sfide e a questi cambiamenti irreversibili serve una strada chiara e precisa, non manichea: «Una rotta, quella della volontà di pace e di libertà. Quella di un’Europa che ha la forza economica, il potere e i talenti per essere all’altezza di quest’epoca».

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