Servizio pubblicoI centri che curano i disturbi alimentari in Italia sono soprattutto al Nord

Secondo la piattaforma dell’Istituto superiore di Sanità, le strutture sono in tutto duecentoquattordici, in aumento rispetto al 2024. Un grande lavoro continua a esser fatto dalle associazioni di familiari e volontari, anche queste concentrate nelle regioni settentrionali

(Unsplash)

Sono duecentoquattordici in totale le strutture che in Italia si occupano di disturbi dell’alimentazione, tra centri di cura e associazioni. L’Istituto superiore di sanità li ha censiti nella sua piattaforma, calcolando che a oggi sono trentaquattro in più rispetto a ottobre 2024. La mappatura conta centotrentadue centri appartenenti al Sistema sanitario nazionale, trentadue del privato accreditato convenzionato e cinquanta associazioni. I dati aggiornati dell’Iss sono stati diffusi in occasione della Giornata nazionale del fiocchetto lilla, dedicata ai disturbi del comportamento alimentare, che si celebra il 15 marzo. Secondo il ministero della Salute, le nuove diagnosi sono aumentate dalle circa seicentottantamila del 2019 alle quasi 1,5 milioni del 2022. I casi di anoressia, bulimia e binge eating (disturbo da alimentazione incontrollata) intercettati solo dai servizi pubblici riguardano tre milioni di persone in Italia, sia giovani sia adulti, sia donne sia uomini. La distribuzione dei centri di cura a cui rivolgersi è molto eterogenea sul territorio nazionale: settantanove sono al Nord, trentaquattro nel Centro Italia e cinquantuno tra Sud e isole.

(Istituto Superiore di Sanità)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La maggior parte dei centri è strutturata per prendere in carico persone dai tredici ai quarantacinque anni, ma più della metà (cinquantuno per cento) afferma di poter prendere in carico anche ragazze e ragazzi tra i sette e i dodici anni, il ventuno per cento bambini di sei anni o meno e il settantasei per cento anche chi ha più di quarantacinque anni. Per la prima visita di accesso nei centri, nel quarantotto per cento dei servizi è necessaria la prenotazione al Cup o la richiesta del Sistema sanitario nazionale, mentre nel trentadue per cento dei casi la modalità di accesso è libera e senza impegnativa. Meno della metà, il quarantuno per cento, afferma però di avere posti letto dedicati esclusivamente ai disturbi dell’alimentazione, con percentuali variabili per ricovero di tipo psichiatrico o internistico, sia per minori sia per adulti.

Un ruolo importante è ricoperto anche e soprattutto dalle associazioni dedicate, cinquantuno in tutto, delle quali trentadue sono al Nord, dieci al Centro e solo otto tra Sud e Isole. Organizzazioni messe in piedi soprattutto da familiari dei pazienti (per il novanta per cento), da cittadini volontari (per il sessantotto per cento), da volontari professionisti (per il cinquantasei per cento) e da persone con disturbi dell’alimentazione e nutrizione per il trenta per cento. Solo nella metà dei casi i volontari sono appositamente formati sulla tematica.

Nelle associazioni si fanno iniziative di prevenzione e promozione della salute, ma soprattutto gruppi di auto aiuto per familiari. Nel sessanta per cento dei casi, mettono a disposizione uno sportello d’ascolto, nel dodici per cento dei casi viene fornita assistenza anche con un telefono verde dedicato e nel sei per cento viene offerta attività domiciliare. Nel settantotto per cento dei casi le associazioni collaborano anche con i centri del Sistema sanitario nazionale. «La mappatura – sottolinea Luisa Mastrobattista, del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Iss – è in continuo aggiornamento, per rendere visibile in tempo reale le informazioni dei servizi e agevolare l’accesso alle cure e agli interventi più appropriati».

I disturbi alimentari sono malattie psichiatriche molto complesse che hanno ripercussioni sulla salute fisica. Per questo l’équipe che segue i pazienti è composta da diverse figure professionali: psicologo, psichiatra, pediatra, internista, nutrizionista, dietista, infermiere, tecnico della riabilitazione psichiatrica e motoria, assistente sociale. Sono previsti, oltre alle cure vere e proprie, anche interventi riabilitativi, attività occupazionali e la scuola ospedaliera o a domicilio.

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