
La maggioranza che sostiene la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha votato unita a favore del ReArm Europe, il piano di riarmo dell’Unione europea presentato la settimana scorsa. Sono quattrocentodiciannove i voti favorevoli, duecentoquattro i contrari e quarantasei gli eurodeputati astenuti.
Solo nel gruppo dei socialisti si è visto qualche tentennamento e i protagonisti sono soprattutto gli eurodeputati italiani. Il Partito democratico infatti si è spaccato, come ampiamente previsto. Si sono astenuti undici eurodeputati dem (con i tre indipendenti Cecilia Strada, Lucia Annunziata e Marco Tarquinio), dieci i favorevoli (Stefano Bonaccini, Giorgio Gori, Irene Tinagli, Pierfrancesco Maran, Alessandra Moretti, Elisabetta Gualmini, Raffaele Topo, Giuseppe Lupo, Antonio Decaro, Pina Picierno). Da una parte, dunque, i sostenitori di Elly Schlein, in minoranza considerando che Tarquinio, Strada e Annunziata sono indipendenti, dall’altra c’è l’ala riformista, d’accordo nel ritenere il ReArm Europe un passo importante dell’Unione e che va in ogni caso sostenuto.
La plenaria di Strasburgo ha anche approvato un emendamento presentato dal Partito popolare europeo in cui si chiede di inserire nel testo la dicitura «l’accoglimento con favore della dichiarazione congiunta dell’Ucraina e degli Stati Uniti a seguito del loro incontro nel Regno dell’Arabia Saudita l’11 marzo 2025, compresa la ripresa dell’assistenza militare e della condivisione di intelligence da parte degli Stati Uniti, nonché una proposta per un accordo di cessate il fuoco di 30 giorni». L’emendamento «ricorda che il cessate il fuoco può costituire uno strumento efficace di sospensione delle ostilità solo se l’aggressore vi aderisce pienamente; si aspetta pertanto che la Russia lo accetti e lo segua ponendo fine a tutti gli attacchi contro la popolazione civile, le infrastrutture e il territorio ucraino». La proposta di Fratelli d’Italia di cambiare il nome al piano di riarmo è stata invece respinta.
Anche nel voto finale sulla risoluzione per il sostegno all’Ucraina il Parlamento si è espresso con una larga maggioranza, con quattrocentoquarantadue voti favorevoli, novantotto contrari e centoventisei astenuti. Da quanto si legge nella risoluzione, i deputati affermano che l’Unione europea e i suoi Stati membri sono ora i principali alleati strategici di Kyjiv e devono restare il suo maggiore donatore, in seguito all’«apparente cambio di posizione» degli Stati Uniti sulla guerra di aggressione della Russia, incluso «il fatto di aver incolpato apertamente l’Ucraina della guerra in corso». Per sostenere il diritto all’autodifesa dell’Ucraina, l’Unione e i suoi Stati membri devono aumentare in modo significativo la necessaria assistenza al Paese.
«Per scoraggiare ulteriori aggressioni da parte della Russia, il Parlamento afferma che l’Unione europea deve offrire garanzie di sicurezza solide per l’Ucraina. Il Paese deve essere in grado di rifiutare accordi affrettati che ne compromettano la sicurezza nel medio-lungo termine e lo espongano, insieme ad altri Stati europei, a nuove aggressioni russe. I deputati infatti si oppongono fermamente a qualsiasi tentativo di costringere la leadership ucraina alla resa con il solo obiettivo di agevolare un cosiddetto accordo di pace», si legge ancora nella risoluzione.