Fabbriche del sangueIl problema della fertilità indotta negli allevamenti intensivi

Il business della gonadotropina corionica equina, anche nota come Pmsg, è legale in Paesi come l’Islanda e l’Uruguay, ma l’Unione europea non è esente da responsabilità. Nonostante le costanti denunce da parte dei gruppi animalisti e ambientalisti

LaPresse

La gonadotropina corionica equina (eCG), anche nota come Pmsg (Pregnant mare serum gonadotropin), è un ormone prodotto dalle cavalle durante la gestazione. Come suggerisce il nome stesso, ha un effetto sulle gonadi e viene ampiamente impiegato per indurre l’ovulazione nel bestiame, inclusi ovini, suini, caprini e bovini, in preparazione all’inseminazione artificiale.

L’ormone viene estratto tramite prelievi di sangue dalle cavalle gravide, poiché la placenta ne produce grandi quantità nei primi quattro mesi di gravidanza. Durante questa fase, il sangue viene prelevato regolarmente e sottoposto a processi di purificazione per isolare l’ormone, che viene successivamente liofilizzato.

Crudeltà documentate (e ignorate)
La pratica ha sollevato diversi interrogativi etici a causa della crudeltà a cui vengono sottoposte le cavalle, soprattutto in Sud America e Islanda, dove il business di questo ormone è radicato da anni. Proprio per la crudeltà largamente documentata, si parla di  “fattorie del sangue”, terminologia diffusa dalle organizzazioni ambientaliste e animaliste per sottolineare la violenza perpetrata in questi posti.

Dal 2015, Animal welfare foundation (Awf) e Tierschutzbund Zürich (Tsb) documentano i maltrattamenti a cui sono costantemente sottoposte le cavalle di allevamenti in Usa, Argentina e Uruguay. Qui le cavalle vengono attaccate a delle macchine che prelevano il loro sangue in grandi quantità (dieci litri circa), destinando il ricavato alle case farmaceutiche per condurre esperimenti di ricerca biologica o per la produzione di farmaci veterinari. Le gravidanze vengono sistematicamente interrotte dopo quattro mesi, quando non sono più utili al fine, così da poterne riprogrammare altre più rapidamente. 

Nelle strutture, le cavalle vengono malmenate, colpite, ferite, terrorizzate e bloccate in box di contenimento, subendo percosse con bastoni, assi di legno, fruste, e spesso pungoli elettrici, anche sui genitali, oltre a essere costrette in condizioni di estrema sofferenza. Quando gli animali non sono più in grado di soddisfare gli scopi richiesti, vengono venduti al macello, e la carne prodotta, che non è destinata al consumo locale poiché in Argentina e Uruguay non si mangia carne di cavallo, viene esportata anche in Europa, finendo molto probabilmente sulle nostre tavole. 

Tutto ciò risulta perfettamente legale in Argentina e Uruguay, motivo per cui le fabbriche del sangue continuano a operare nonostante le numerose cause legali. Si tratta di un business estremamente redditizio per entrambi i Paesi, i cui governi non solo non hanno alcun interesse a fermare, ma spesso sovvenzionano.

Nel 2022, la giornalista Sabrina Giannini, attraverso un’inchiesta per la trasmissione “Indovina chi viene a cena” su Rai 3, è tornata negli allevamenti argentini della Syntex per verificare se qualcosa fosse cambiato: le immagini raccolte hanno confermato che le condizioni delle cavalle erano rimaste drammaticamente invariate.

Le stesse organizzazioni hanno documentato violenze nei confronti delle cavalle allevate per la produzione di Pmsg anche in Islanda. Grazie alle denunce di diciassette associazioni animaliste europee, nel 2023 l’Autorità di vigilanza Efta (Esa) ha inviato una lettera di diffida all’Islanda chiedendo al governo di applicare correttamente le norme sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici (il prelievo di sangue è considerato un esperimento sugli animali a livello internazionale). 

In risposta, l’Islanda ha revocato anticipatamente il Regolamento sulle aziende di produzione di sangue. Tuttavia, l’azienda islandese ISTEKA, uno dei principali produttori di gonadotropina in polvere in Europa, ha dichiarato che continuerà la produzione, ignorando la revoca del regolamento.

L’uso della gonadotropina equina in Europa e in Italia
I farmaci derivati dal materiale raccolto dalle fattorie del sangue vengono importati anche in Europa, dove la produzione è vietata. Nel 2021, il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione Ue di interrompere le importazioni, ma senza successo. Da luglio 2022, la gonadotropina equina è stata ufficialmente sospesa dalla Farmacopea Europea, il che significa che non esiste più uno standard farmaceutico ufficiale per la sostanza a livello europeo, rendendone più complessa produzione, regolamentazione e commercializzazione. Tuttavia, ciò non implica un divieto automatico: mentre alcuni farmaci contenenti eCG sono stati vietati anche in Italia, altri restano ancora disponibili su prescrizione veterinaria.

In Italia, l’uso di eCG è infatti autorizzato in ambito veterinario. Ad esempio, il medicinale veterinario Corulon contiene eCG ed è indicato per diverse specie animali, tra cui bovini, equini, ovini, caprini, suini, cani e gatti. Le indicazioni terapeutiche includono la gestione dell’anestro, la prevenzione del ritorno in calore e il trattamento di cisti follicolari. Un altro farmaco è Fixplan, prodotto proprio dall’azienda argentina Syntex. Sebbene questi farmaci abbiano costi elevati, il loro utilizzo si inserisce perfettamente nelle strategie di ottimizzazione della produzione, poiché la sincronizzazione delle nascite consente di compensare le spese aumentando la resa complessiva degli allevamenti.

In Europa viene impiegato principalmente negli allevamenti di suini, in una pratica non meno invasiva rispetto a quella applicata per la sua produzione. I farmaci vengono iniettati nelle scrofe e nelle scrofette per stimolare l’insorgenza del calore (estro). Negli allevamenti intensivi, la sincronizzazione dell’estro è fondamentale per ottimizzare i tempi di fecondazione e per coordinare le nascite, che vengono spesso descritte come “naturali” nonostante l’induzione artificiale del ciclo riproduttivo. Le scrofe trattate con eCG sincronizzano l’estro anche subito dopo il parto per essere ingravidate il più rapidamente possibile e senza avere il tempo di recuperare tra una gravidanza e l’altra. Inoltre, la gonadotropina equina comporta un aumento del numero di cuccioli (superovulazione) per ogni parto, il che mette in pericolo la salute dei suinetti che spesso nascono morti o malnutriti e deboli. 

L’uso dell’eCG riguarda anche le strofe degli allevamenti italiani finalizzati alla produzione delle eccellenze Made in Italy. Tuttavia, la mancanza di trasparenza nella filiera rende difficile identificare quali allevamenti specifici ne fanno uso. Allo stesso modo, la tracciabilità della carne equina è spesso poco chiara e non vi sono garanzie sul fatto che la carne importata in Europa, compresa quella venduta in Italia, non provenga da giumente sfruttate nelle fattorie del sangue sudamericane. Infatti, la scarsa trasparenza nell’etichettatura rende difficile per i consumatori conoscere l’origine e le condizioni degli animali da cui proviene la carne.

Le alternative al Pmsg però esistono e numerosi studi confermano la loro efficacia per stimolare e sincronizzare l’estro nel bestiame, ottenendo risultati comparabili. Tra questi c’è il Maprelin, un analogo dell’ormone di rilascio delle gonadotropine a base di peforelina. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che questo farmaco svolge la stessa funzione del Pmsg, ma senza provocare la superovulazione, riducendo così il rischio di cucciolate eccessivamente numerose e quindi il tasso di mortalità.

Nonostante le numerose inchieste e denunce, l’uso della eCG negli allevamenti intensivi persiste, nonostante l’esistenza di valide alternative. L’assenza di regolamentazioni efficaci e la scarsa trasparenza nella filiera alimentare ostacolano scelte consapevoli da parte dei consumatori. Sensibilizzare l’opinione pubblica su questa pratica può rappresentare un primo passo verso un cambiamento nelle politiche di produzione e consumo.

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