Qual è la differenza tra il governo americano che pensa che un cacciabombardiere della seconda guerra mondiale sia un carro del gay pride, il dottore che passa metà della visita a scusarsi perché mi aveva invitata a spostarmi dalla sala d’attesa allo studio dicendo «Giulia» invece che «Guia», il Marcello Mastroianni di “Verso sera” e una giornata media sui social?
Prima di procedere alla ricognizione delle scemenze di turno oggi, prego i lettori di non scoraggiarsi. Prima della fine di questo articolo, ve lo prometto, arriverà una persona intelligente. In realtà due, ma una non vale perché è un personaggio di fantasia.
Qualche giorno fa, ho fatto una battuta sotto un tweet (o come si chiamano ora) di Heather Parisi. Lei aveva scritto una ventina di righe su Trump e Zelensky (sono andata ora a controllare quale fosse il tema – che non mi ricordavo giacché, come fino a vent’anni fa avrebbe capito anche un bambino, di cosa parlasse lei non cambiava nulla nella modalità della mia battuta). Io ho scritto «Ah, anche politologa».
È una battuta talmente facile, talmente ricevibile da chiunque abbia abitato tre quarti d’ora in Italia negli ultimi cinquant’anni, talmente scontata, che ho fatto questa scelta spericolata: non ho specificato «quasi cit.»; non l’ho fatto perché pensavo che i passanti dell’internet fossero diventati conversatori normodotati? Figuriamoci. Non l’ho fatto perché sono una stronza cui piace gongolare dell’inadeguatezza altrui. È andata esattamente come avevo previsto.
Prima della selezione minima delle risposte che mi sono arrivate dai fan di Heather, un minimo di contesto per chi fosse immune al rumore di fondo e quindi non sappia del posizionamento della signora Parisi sui social in questi anni. Il contesto parte dalla solita premessa: in Italia non si poteva fare la rivoluzione neanche prima dell’epoca in cui il mondo si divideva in cuoricinisti e hater, giacché da ben prima di ora in Italia ci conoscevamo tutti.
Ho passato il giorno del mio quarantaquattresimo compleanno in una riunione con Heather Parisi: davo una mano a scrivere i testi d’un programma chiamato “Nemicamatissima”, con lei e Lorella Cuccarini. Non ricordo se sia stato con quel programma che è partita la polarizzazione social dei fan dell’una e dell’altra, ma so che a chiunque abbia lavorato con loro fa molto ridere che per una parte di pubblico Heather, credo in seguito a una difesa della genitorialità gay, abbia iniziato a venire percepita di sinistra mentre Lorella veniva incasellata come quella di destra.
Le due erano in realtà la rappresentazione perfetta del governo di quel momento, quello in cui i Cinquestelle e la Lega stavano insieme (il governo dei nemici amatissimi, avrebbero dovuto chiamarlo). La Cuccarini non era d’accordo con le posizioni di sinistra sulle adozioni gay, la Parisi non era d’accordo con le posizioni ortodosse sui vaccini.
Nel mondo reale, era un gigantesco «chissenefrega»: fuori dalla rappresentazione isterica dei social, versione ancora più analfabeta della rappresentazione isterica dei talk-show, a nessuna persona senziente importa se il suo interlocutore la pensa diversamente da lui sui vaccini, sui gay, su Israele, sulla ricetta della carbonara, sul maggioritario e il proporzionale, sul nucleare, sugli allevamenti intensivi, sul mare e la montagna. Una volta ho preso un cappuccino con Alessandro Piperno che, per tutta la durata della colazione, mi ha spiegato che “Mrs. Maisel” sì che era una grande serie, mica quella schifezza di “Succession”. Giuro che non ho minor stima intellettuale di lui solo perché ha osato criticarmi la famiglia Roy che tu non devi toccarmela capitoooo.
Nella nuova stagione di “White Lotus” ci sono due bionde, una di New York e una di Los Angeles, stravolte perché la terza bionda, la loro amica che ha sposato un texano, è stata chiaramente contagiata dai repubblicani, parla bene dell’andare in chiesa la domenica, potrebbe persino aver votato Trump, mioddio che orrore, mioddio che estraneità. L’arte (o comunque vogliamo chiamare le serie televisive) non imita più la vita: imita le conversazioni social.
Selezione minima dei commenti che ho ricevuto da gente che, introiettata la scemenza delle dinamiche social, si è convinta di dover difendere Heather Parisi da me. «Perché essere onesti e dire le cose come stanno devi essere politologa». «Molto più lucida di tanti di voi». «Le persone intelligenti sanno fare analisi sensate, agli stupidi rimangono le battute». «No dimostra solo realismo e buon senso, cosa che a lei difetta». «I soliti bias di autorità. Prevalenza al messaggero piuttosto che al messaggio. Chiaro modus infantile» (questo ha una laurea umanistica sicuro). «Come sanno essere stronze le donne invidiose soprattutto quelle di Grandi Speranze e poi di Illusioni Perdute» (io in effetti invidiosissima sia di Dickens sia di Balzac).
«Eccola qua la sinistronza che dà patenti a caso». «Attori e cantanti da Fazio e Gruber invece vanno bene?» «Brava, un croccantino te lo meriti». «Invece Guia stamattina oltre che dei tortellini si occupa di politica. Interessanti le donne PD, l’anello mancante tra le due cose» (sono abbastanza certa che «donna PD» sia diffamazione, forse dovrei chiamare l’avvocato). Ma il mio preferito, col suo commento «Per vedere la realtà non bisogna essere politologi ma semplicemente intelligenti cosa che non credo tu sia», è quello il cui nome social è “Arturo Mazzeo no politically correct”. Pensa aver bisogno di posizionarsi nel nome, pensa aver bisogno di dichiarare nome e cognome e che tu non le mandi a dire, ah!, tu schiena dritta, ah!, tu cane scioltissimo.
Dall’altra parte ci sono duecentoquarantasei cuoricini al mio «ah, anche politologa». Duecentoquarantasei derelitti che, conoscendo le regole della scemenza, saranno per due quinti «voglio che si sappia che ho capito il riferimento, che il riferimento più facile della storia della cultura popolare italiana è alla mia portata», e per tre quinti «ah!, gliele hai cantate». Perché nessuna battuta è più una battuta, non esistono tre secondi in cui hai scritto una cosa sull’internet mentre aspettavi bollisse l’acqua per la pasta che siano solo quello, macché: è tutto calcio di rigore della tua squadra o di quella altrui, per cui esultare o disperarsi.
E quindi, quando la sospensione trumpiana della mistica dei moduli di diversity and inclusion addiviene a «cancelliamo dagli archivi tutto ciò che simbolizza quote rosa quote gay quote nere quote sarcazzo», e viene cancellata la foto di “Enola gay”, l’aereo che sganciò l’atomica su Hiroshima, certo, bisognerebbe chiedersi se sia stato un errore da sistema automatizzato che legge “gay” e non sa distinguere, ma non so se valga la pena farlo: gli umani dimostrano ogni giorno d’essere ottusi almeno quanto le intelligenze artificiali.
In “Verso sera”, che sembra un film sul delirio della genitorialità di questo secolo e invece non solo è del 1990 ma Francesca Archibugi aveva trent’anni e faceva un film che pare scritto da un’adulta, a un certo punto il professore interpretato da Marcello Mastroianni dice alla nuora fricchettona: «Non vi abbiamo insegnato niente, vi abbiamo lasciato soli, e voi da soli avete imparato cose che noi non sapevamo. Ma siccome noi, nella nostra pedanteria, sapevamo quasi tutto, vi è rimasto l’oriente, le capre, scopare, la fantascienza, i gialli. La serie B». A questi qua sono rimasti i meme. La cosa più vicina alla fricchettona di “Verso sera” che abbia visto di recente è un meme in cui le Spice Girls che che cantano «Stop right now, thank you very much, I need somebody with the human touch» hanno come didascalia «I democratici che fanno opposizione ai repubblicani».
Ma vi avevo promesso un barlume di speranza. Sean Lennon è il figlio di Yoko Ono e John Lennon. A ottobre compirà cinquant’anni, ne aveva cinque quando suo padre fu ucciso. Sean è una delle due volte, in diciott’anni di social, in cui ho letto qualcuno e ho pensato: ma questo è intelligente, cosa ci fa qui? L’altro giorno ha scritto una lunga cosa sui vaccini, ve ne traduco dei pezzetti.
«Mi sono vaccinato quattro volte per il Covid. Potrei aver avuto delle complicazioni, oppure no. È una scelta che ho fatto per ragioni personali (mia madre ha 92 anni). È un tema interessante, sì. Ma definire qualcuno “no vax” o “di estrema destra” perché mette in discussione questa roba per me è allarmante. Essere contro i vaccini era la posizione standard di tutti gli hippie di sinistra che mi hanno cresciuto negli anni Settanta. Non ha niente a che vedere con la destra e la sinistra. Alcune persone pensano che li guariranno i cristalli di ametista: è la loro opinione, e a me non importa niente […] Il mio investimento emotivo su quale sia la verità è pari a zero. Quelli che ne fanno una questione politica, o emotiva, sono parecchio fastidiosi. Stiamo parlando di scienza e ricerca, e dovremmo poter fare domande e citare studi che dicano tutto e il contrario di tutto senza venire insultati o svergognati […] Il Covid potrebbe essere nato dall’interazione coi pipistrelli o creato da un hacker quattordicenne che vive in una navicella spaziale. Il vaccino potrebbe essere peggio o meglio di com’è stato descritto all’inizio […] Voglio saperlo, ma non faccio il tifo per nessuna delle risposte».
Come cazzo è possibile che la gente non riesca a farsi domande senza sentirsi ferita o offesa all’idea che le risposte non siano quelle alle quali si era pregiudizialmente affezionata, si chiede Sean, ultimo ribelle a queste dinamiche da curva di stadio. Non lo so, ma ho passato dieci minuti d’una recente mattina a spiegare a un dottore che non ero turbata che avesse letto male il mio nome, glielo giuro, mi succede da cinquantadue anni, il mio senso di me non ne è minato, lei dice Giulia, io correggo Guia, e la conversazione può passare ad altro.
E invece no, perché magari io sono offesa e mi lamento del povero dottore con l’internet, dico che mi sono sentita discriminata, lo sputtano, e quindi quello deve prevenire perdendo tempo con queste stronzate, il tizio al ministero della difesa americano deve perdere tempo con la sessualità del cacciabombardiere, e tutti dobbiamo perder tempo con gente che non capisce le battute. O che sa che fingere di non capirle e offendersene anche per conto terzi porterà vantaggi: cuoricini, e dopamina, e qualche minuto di pausa in vite disperate passate in uffici con linoleum orrendi.