Sì viaggiare Home Swap: il nuovo lusso è scambiarsi la casa

Dall’evoluzione del couchsurfing lo scambio casa si afferma come soluzione di viaggio alternativa ai b&b. Una formula di turismo che permette di soggiornare in (quasi) tutto il mondo senza costi di alloggio, protetti da assicurazioni e con la possibilità di accumulare punti per futuri soggiorni

Cabbage Gum. Courtesy of Home Exchange

Dal couchsurfing, trend globale per studenti e backpacker degli anni Novanta, all’Home Swap: niente notti sul divano ma la possibilità di soggiornare gratis in (quasi) ogni parte del mondo scambiando il proprio appartamento con quello di un’altra persona. Anche senza il vincolo di farlo nello stesso periodo, protetti da un’assicurazione e con la possibilità di un upgrade.

Non un’idea per gli ultimi fricchettoni, ma la formula sostenibile, economica e green scelta soprattutto dalle famiglie – in particolare quelle con figli adolescenti (trenta per cento) o maggiorenni (ventisette per cento) –, ma anche da chi ha bambini piccoli e cerca una casa già attrezzata di giocattoli, scalda biberon e lettini o (in minima parte) da single, coppie e over sessanta.

HomeExchange, Marocco, Tinghir. Courtesy of HomeExchange

Sono i dati di HomeExchange, la piattaforma francese nata nel 1996 che dal 2018 riunisce sotto un unico marchio sette piattaforme con un’unica visione globale, una sfida all’industria turistica che offre a duecentomila iscritti di centocinquantacinque Paesi diversi quattrocentomila possibilità di soggiornare in case reali, senza alterare il mercato immobiliare. «Nello scambio casa è la fiducia reciproca, non il potere economico, a stabilire il legame tra i due ospiti» spiega Emmanuel Arnaud, imprenditore di Boston di origine francese e fondatore di HomeExchange. «Perché, al di là del vantaggio economico, è una soluzione che permette di immergersi nella vita di un quartiere o di un borgo, di godere del calore di una vera casa e di sfruttare i consigli dei proprietari per fare esperienze utili a conoscere un posto».

HomeExchange, Italy, Rome. Courtesy of HomeExchange

Le mete più richieste? Francia, Spagna, Stati Uniti e naturalmente Italia, dove però – nonostante controlli, coperture assicurative per eventuali danni, verifiche e feedback positivi (nel novantotto per cento dei casi non ci sono problemi) – resiste una certa diffidenza e si preferisce mettere a disposizione la seconda casa. Un po’ per l’italico legame affettivo con la residenza di famiglia, ma anche per avere la libertà di poter partire quando si vuole. «Oggi lo “scambio reciproco” (tu soggiorni nella mia casa mentre io soggiorno nella tua) è solo una delle modalità.

Courtesy of HomeExchange

Chi vuole, per esempio, può accumulare Guest Point mettendo a disposizione la propria casa e poi, in base ai punti ottenuti, scegliere meta, alloggio e periodo di soggiorno: oggi, il settanta per cento degli scambi avviene così». Che si tratti di affittuari o proprietari, tutte le tipologie di alloggio sono benvenute. «Se una casa o un appartamento sono abbastanza confortevoli da viverci, è probabile che qualcuno, magari dall’altra parte del mondo, sarà felice di soggiornarvi» conclude Emmanuel Arnaud. Ma se si è abbastanza fortunati da avere una seconda casa del valore di cinquecentomila dollari, allora si può osare di più e registrarsi su piattaforme come Exchange Collection (ottocentocinquanta euro di iscrizione per accedere agli scambi con cinquemila case di lusso tra Caraibi, New York o le capitali europee) o Third Home, club privato leader per gli scambi di case luxury (in portfolio ne ha quattordicimila per millesettecento destinazioni sparse in novantotto Paesi) che includono anche yacht, residenze di campagna, castelli, chalet o ville sulla spiaggia. «Questo è solo l’inizio: HomeExchange unisce convenienza, valori umani e sostenibilità. Dai Baby Boomers ai Millenials, ci aspettiamo un milione di utenti nei prossimi due anni» ha dichiarato Charles-Edouard Girard, presidente esecutivo di HomeExchange.

Staremo a vedere.

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