BipopulismoL’ignavia dell’Italia gialloverde scivolata tra Putin e Trump

L’ignavia dell’Italia gialloverde scivolata tra Putin e Trump, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

AP/Lapresse

Giorgia Meloni in Senato rivendica con la consueta prosopopea di non avere cambiato minimamente la sua posizione di pieno sostegno all’Ucraina, ma tutto il suo intervento in vista del Consiglio europeo di domani è stato una sfilza di distinguo e critiche più e meno esplicite alle posizioni dell’Ue e al suo piano di riarmo, nemmeno nominato nella risoluzione di maggioranza, cui fa da contrappunto la totale adesione a ogni singola mossa di Donald Trump, il cui sostegno alla causa ucraina è sotto gli occhi di tutti. Tanto più dopo l’esito della sua lunga telefonata con Vladimir Putin, che il buon senso, se non il buon gusto, proibisce di definire «deludente», viste le premesse.

Alla proposta di cessate il fuoco già accettata da Volodymyr Zelensky, infatti, Mosca risponde con la semplice sospensione dei bombardamenti alle infrastrutture energetiche (peraltro, stando a quanto denunciato dagli ucraini, già violata) e rilanciando su una tregua relativa alla guerra marittima sul Mar Nero, dove sta perdendo, oltre alla consueta lista di richieste provocatorie, prima tra tutte quella di disarmare il paese aggredito, anziché l’aggressore.

Giorgia Meloni in Senato rivendica con la consueta prosopopea di non avere cambiato minimamente la sua posizione di pieno sostegno all’Ucraina, ma tutto il suo intervento in vista del Consiglio europeo di domani è stato una sfilza di distinguo e critiche più e meno esplicite alle posizioni dell’Ue e al suo piano di riarmo, nemmeno nominato nella risoluzione di maggioranza, cui fa da contrappunto la totale adesione a ogni singola mossa di Donald Trump, il cui sostegno alla causa ucraina è sotto gli occhi di tutti. Tanto più dopo l’esito della sua lunga telefonata con Vladimir Putin, che il buon senso, se non il buon gusto, proibisce di definire «deludente», viste le premesse. Alla proposta di cessate il fuoco già accettata da Volodymyr Zelensky, infatti, Mosca risponde con la semplice sospensione dei bombardamenti alle infrastrutture energetiche (peraltro, stando a quanto denunciato dagli ucraini, già violata) e rilanciando su una tregua relativa alla guerra marittima sul Mar Nero, dove sta perdendo, oltre alla consueta lista di richieste provocatorie, prima tra tutte quella di disarmare il paese aggredito, anziché l’aggressore.

La posizione euroscettica e ultra-trumpiana assunta da Meloni contrasta infatti in modo drammatico con quanto sta accadendo nell’Unione e nelle altre capitali d’Europa, a cominciare da Berlino, dove ieri il parlamento ha approvato la storica modifica costituzionale, voluta dal cancelliere in pectore Friedrich Merz, che rimuove il «freno al debito» per rilanciare le spese per la difesa. Ma fa anche il paio, in modo ancora più drammatico, con la posizione imposta da Elly Schlein a tutto il Partito democratico, con la scelta di inserire nella risoluzione la necessità di rivedere «radicalmente» il piano per la difesa presentato da Ursula von der Leyen. Una scelta che avvicina sempre di più il Pd alle posizioni del Movimento 5 stelle, almeno tanto quanto il discorso di Meloni sembra accogliere tutte le principali richieste della Lega, nell’ennesima riconferma dell’egemonia populista sull’intero sistema politico. E ha ragione Mario Lavia a prendersela con quei burloni, come l’ex ministro Andrea Orlando, che ieri hanno rilanciato come una conferma della linea Schlein persino le osservazioni di Mario Draghi, pronunciate ieri nella sua audizione alle commissioni Bilancio, Attività produttive e Politiche Ue di Camera e Senato, sul modo migliore di finanziare le spese per la difesa. Semmai, quelle osservazioni confermano la linea del Pse, che sin dall’inizio ha definito il piano von der Leyen un primo passo nella direzione giusta, aprendo dunque a tutte le correzioni e i miglioramenti del caso, come del resto hanno fatto anche Romano Prodi e tutti i democratici con la testa sulle spalle, ancora dotati di un minimo di consapevolezza del proprio ruolo e della situazione in cui si trovano oggi l’Europa e il mondo. Quindi, pochissimi.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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