Mentre il mondo parlava della telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin e di possibili accordi su un cessate il fuoco, l’esercito russo ha bombardato l’Ucraina. Le sirene antiaree hanno iniziato a suonare in diverse parti del Paese, più di quaranta droni russi sono andati all’attacco. Così il Cremlino dimostrava le sue vere intenzioni: mentre diceva che dopo quella fatidica conversazione telefonica Putin aveva dato ordini immediati di fermare gli attacchi, a Sumy venivano colpiti due ospedali, Slovyansk è stata parzialmente oscurata a causa di un danneggiamento delle infrastrutture elettriche. È una guerra d’invasione che va avanti da millecentoventi giorni, e la Russia non sembra intenzionata a fermarsi.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto: «Ci sono stati diversi attacchi, in particolare alle infrastrutture civili. Sono proprio questi attacchi notturni della Russia che distruggono i nostri sistemi energetici, le nostre infrastrutture, la vita normale degli ucraini. Oggi, Putin ha di fatto respinto la proposta di un cessate il fuoco completo. Sarebbe giusto che il mondo respingesse in risposta qualsiasi tentativo di Putin di prolungare la guerra».
Dopo la telefonata con il presidente statunitense, si è detto che Putin ha accettato di fermare gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine per trenta giorni: un teorico primo passo verso negoziati più ampi. Poi Putin ha posto condizioni rigide al cessate il fuoco totale, tra cui lo stop degli aiuti militari e del passaggio di informazioni di intelligence statunitensi all’Ucraina, l’esclusione di Kyjiv dall’ingresso nella Nato, l’obbligo per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky di indire nuove elezioni. Ma sembra sempre più difficile ipotizzare un cessate il fuoco, anche solo parziale, se la Russia non finge nemmeno di potersi fermare.
Zelensky ha detto che avrebbe accolto volentieri un’interruzione degli attacchi sugli obiettivi energetici ucraini, come cessate il fuoco parziale. Ma senza garanzie sarebbe solo l’ennesimo accordo che Putin non rispetterà: «Penso che sarà giusto avere una conversazione con il presidente Trump e sapremo in dettaglio cosa i russi hanno offerto agli americani o cosa gli americani hanno offerto ai russi. Dopo aver ottenuto i dettagli dal presidente americano, dalla parte americana, daremo la nostra risposta, la prepareremo e il nostro team sarà pronto per le discussioni tecniche». Già la scorsa settimana l’Ucraina ha offerto un cessate il fuoco completo di trenta giorni, solo che Putin l’ha respinto.
Secondo gli accordi militari, e seguendo anche le promesse del Cremlino – per quel che valgono –, oggi Russia e Ucraina dovrebbero fare un altro scambio di prigionieri di guerra: centosettantacinque prigionieri ciascuno, e Mosca dovrebbe concedere il rilascio anche di ventitré soldati gravemente feriti. La speranza è che almeno su una cosa la Russia rispetti gli accordi.