Cambiamento strategicoC’è un nuovo progetto per facilitare il finanziamento della difesa europea

La Dsr Bank è stata creata da una coalizione di ex politici, esperti del settore bancario e alti capi militari per aiutare l’Occidente ad affrontare le sfide attuali e future in materia di sicurezza. «Aiuterà a proteggere la democrazia europea senza compromettere la stabilità economica degli Stati», dice a Linkiesta il fondatore Rob Murray

AP/Lapresse

Il riarmo europeo non può più aspettare. L’ombrello difensivo americano non è più una certezza come in passato, l’imperialismo russo non si fermerà alle prime richieste di cessate il fuoco, e anche gli avvenimenti nel resto del mondo richiederanno uno sforzo superiore in materia di sicurezza. Coordinare gli sforzi non sarà facile per un continente abituato a rilassarsi su capacità d’intelligence, reti di comunicazione satellitare, sistemi d’arma (anche per guerra elettronica) degli Stati Uniti. Anche il presidente del Consiglio Europeo António Costa dice che l’Unione europea deve armarsi acquistando dalle industrie nazionali, suggerendo che i governi dovrebbero poter spendere più soldi in armamenti senza temere sanzioni da Bruxelles.

Negli ultimi anni però abbiamo visto come il problema di armare gli eserciti dei Paesi europei sia tanto economico quanto politico. E questo nonostante l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, le tensioni nel Pacifico dovute alla politica aggressiva della Cina e il caos in Medio Oriente. Spendere soldi in difesa, insomma, non è mai un’operazione semplice. Per questo c’è un nuovo progetto che potrebbe facilitare questo tipo di investimenti. La Banca per la Difesa, la Sicurezza e la Resilienza (Dsr Bank) è un istituto di prestito multilaterale (Mli) ideato proprio per avviare un cambiamento strategico nel finanziamento della difesa. Sarebbero quattro le funzioni principali dell’istituto: prestiti diretti agli Stati per esigenze di difesa; opzioni di copertura valutaria e delle risorse per proteggersi dalla volatilità del mercato; finanziamento tramite leasing per il commercio di armamenti tra alleati; modernizzazione e rafforzamento della supply chain della difesa in tutta la Nato, l’Unione europea e le nazioni alleate dell’Indo-Pacifico.

«Questa banca è una soluzione strategica che può aiutare a dare all’Europa più strumenti per rispondere alle criticità presentate dallo scenario internazionale sul fronte della sicurezza, garantendo la difesa della democrazia senza compromettere la stabilità economica», dice a Linkiesta il fondatore Rob Murray. Ex Capo dell’Innovazione alla Nato, Murray è consapevole che la banca da sola non può essere il proiettile d’argento che risolve tutti i problemi. Ma può essere un utile grimaldello in una cassetta degli attrezzi più ampia a disposizione dell’Europa.

La proposta di Murray non nasce oggi e precede anche l’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Si basa su oltre cinque anni di ricerca e analisi all’interno dello staff internazionale della Nato, poi si allarga al mondo accademico e al team di finanza globale di JP Morgan. Nel tempo ci sono stati diversi aggiornamenti, perché dal primo briefing Nato del 2019 il panorama internazionale è cambiato più volte, assumendo nuove fisionomie.

Il percorso della nuova banca è partito a fine dicembre da un documento a firma di Murray pubblicato poi dall’Atlantic Council: lì specificava che dopo l’adesione di «un piccolo gruppo di nazioni fondanti» e la successiva adesione di altre nazioni come «azionisti», le operazioni potrebbero iniziare nel 2027.

La Dsr Bank funzionerebbe quindi come tutte le banche multilaterali, cioè la Banca Mondiale, la Banca Europea per gli Investimenti e altre banche simili. Murray spiega a Linkiesta che le nazioni aderenti sarebbero gli azionisti del nuovo istituto, quindi di fatto sarebbe loro a possedere la banca. E per ottenere un rating di credito AAA questo tipo di banche deve avere circa il venti per cento di liquidità del proprio bilancio: cioè se la Dsr Bank nasce con un bilancio di cento miliardi – come stabilito dai documenti della banca – bisogna trovare circa venti miliardi, che sarebbero distribuiti tra le nazioni azioniste. Gli altri ottanta miliardi, invece, vengono considerati dai mercati e dalle agenzie di rating come garantiti dal fatto che gli azionisti sono Stati nazionali. «Questo è sufficiente per loro, perché gli Stati nazionali non possono fallire come farebbe una normale impresa», dice Murray.

Permettere a Stati e aziende di reperire denaro a buon mercato – con un rating AAA, cioè con i tassi più bassi possibili sul mercato – renderebbe gli investimenti anche più veloci, un tema non secondario in un settore in cui tradurre la spesa in effetti sul campo di solito richiede moltissimo tempo. «Aiuterebbe anche a creare una filiera del credito per investimenti nella difesa», aggiunge Murray. «Perché darebbe garanzie alle banche commerciali e questo renderebbe più facile prestare soldi alle aziende più piccole nella supply chain. Soprattutto in Europa questo è un problema enorme al momento, perché la difesa è percepita come settore a rischio su cui investire, e incrementare la produzione è difficilissimo». Il comparto infatti ha sempre sofferto un certo ostracismo da parte dei fondi di investimento e delle banche, legate a una lettura molto rigida degli indici Esg.

La Dsr Bank offre quindi un modello di finanziamento che rimuove diversi ostacoli finanziari, consentendo alle nazioni di investire nella sicurezza senza gravare in maniera insostenibile sulle finanze pubbliche. Si parla in ogni caso di un meccanismo di finanziamento complementare, non uno stravolgimento dell’ordine esistente. Ma comunque uno strumento utile per le nazioni con un rapporto debito/Pil problematico.

Tra le figure chiave che sostengono l’iniziativa ci sono anche il Generale Rick Hillier, ex Capo di Stato Maggiore della Difesa canadese, il Presidente del Comitato di Difesa della Lituania ed ex Assistente Segretario Generale della Nato Giedrimas Jeglinskas, l’economista Rebecca Harding, e Lord Stuart Peach, ex Presidente del Comitato Militare della Nato e Capo di Stato Maggiore della Difesa del Regno Unito.

La settimana scorsa poi il Parlamento europeo ha dato il suo appoggio al progetto nella risoluzione con cui ha votato il libro bianco dell’Unione europea. Nelle loro considerazioni, gli eurodeputati hanno valutato che la Russia – con i suoi alleati Bielorussia, Cina, Corea del Nord e Iran – è «la minaccia diretta e indiretta più significativa contro l’Ue». E per questo una banca per la difesa, sicurezza e resilienza può «fornire prestiti a un basso tasso di interesse e a lungo termine», utile per «sostenere le principali priorità in materia di sicurezza nazionale, quali il riarmo, la modernizzazione della difesa, gli sforzi di ricostruzione in Ucraina e il riacquisto di infrastrutture critiche attualmente di proprietà di paesi terzi ostili».

Nel documento di presentazione del progetto, Murray ha dimostrato con un esempio come la Dsr Bank potrebbe aiutare gli Stati europei. Il caso in esame è quello della Polonia nel 2002. All’epoca Varsavia si impegnò ad acquistare quarantotto aerei da caccia F-16 dalla società aerospaziale americana Lockheed Martin, per un costo totale di 3,8 miliardi di dollari. Questa spesa fu reso possibile tramite un prestito diretto dal Tesoro degli Stati Uniti. Il Congresso decise un prestito a tasso fisso di tredici anni a un tasso di interesse del cinque percento (quota standard per un’obbligazione decennale del Tesoro americano in quel periodo). In totale, gli interessi della Polonia da questo accordo arrivarono, secondo una stima, a circa 3,47 miliardi di dollari. Oggi il rendimento di un’obbligazione del Tesoro statunitense decennale ora si attesta intorno al 4,3 percento. Ma la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Birs) della Banca Mondiale – che potrebbe fungere da modello ragionevole per il tipo di tassi di interesse che la Dsr Bank potrebbe offrire – ha un’obbligazione decennale con un rendimento del tre percento. Vuol dire che se la Polonia dovesse ottenere un prestito dal governo degli Stati Uniti al tasso attuale del 4,3 percento, la Polonia pagherebbe circa 2,77 miliardi di dollari di interessi in un periodo di tredici anni. Se invece dovesse prendere in prestito dalla Dsr a un tasso del tre percento, l’interesse totale pagabile arriverebbe a circa 1,78 miliardi di dollari.

Il progetto lanciato da Murray in ogni caso non vuole essere ancorato all’invasione dell’Ucraina o altri scenari critici del momento. «Non è una soluzione per tempi di guerra, funzionerebbe anche per le forze di peacekeeping o altri progetti nell’area dell’Indo-Pacifico», garantisce il fondatore. L’idea è che non bisogna essere sempre e solo reattivi, ma si può pensare alla sicurezza anche in modo proattivo, mettendo nelle mani degli Stati uno strumento da usare in modo mirato e strategico nel lungo periodo. «Quindi, dobbiamo fare due cose contemporaneamente», conclude Murray. «Dobbiamo costruire la capacità industriale europea affinché l’Europa possa reggersi sulle proprie gambe, ma questo richiederà molto tempo. Nel frattempo, dobbiamo essere in grado di finanziare rapidamente la costruzione delle difese, sfruttando le capacità produttive già esistenti in altre parti del mondo, andando oltre la sola Europa».

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