«Ma perché non li fanno di sabato?» Questa è la domanda che il mio amico Giuseppe ed io ci facciamo ogni anno quando arriva la cerimonia di premiazione degli Academy Awards a Los Angeles, in parole povere gli Oscar. Se qualcuno conosce il motivo per cui Hollywood si materializza al Dolby Theatre proprio sul finire del weekend costringendo noi europei a un lunedì da zombie batta un colpo e me lo spieghi, nel frattempo io confesso: di questa edizione 2025 temo non ricorderò un gran che.
Non parlo dei premi assegnati, che si potrebbe discutere a vita sul perché abbia vinto uno e non l’altro, mi riferisco a tutto ciò che accade tra red carpet e palco. Niente stravaganze alla Björk con vestito cigno del 2001, manco una smutandata in stile Cher nel 1988 o magari, un inciampo sulle scale come fece Jennifer Lawrence nel 2013. Non so come ma nei giorni scorsi avevo il presentimento ci sarebbe stato poco da commentare e non sbagliavo.
Tolto il completo giallo canarino firmato Givenchy di Timothèe Chalamet discutibile per la foggia prima ancora del colore, la cosa che forse mi ha divertito di più è stato vedere Halle Berry in Christian Siriano e Yvonne Orji in Pamella Roland, con mises quasi identiche e immaginare le maledizioni tirate ai rispettivi stylist che prima di scegliere il vestito magari le avevano rassicurate: «Tesoro, vedrai che con questo spacchi ti noteranno tutti, sarai unica».
Poi, mi sono domandata se il fidanzato di Miley Cyrus, il batterista Maxx Morando, sembri solo a me un mix tra Jim Morrison e Mick Jagger e perché nessuno abbia spiegato a quello di Selena Gomez, Benny Blanco, che all’ingresso non glielo volevano rubare il cappottino, solo metterglielo in guardaroba. Altro quesito a cui temo non saprò dare risposta: come mai Ariana Grande, il cui successo è planetario e il reddito personale probabilmente superiore a quello complessivo di certi stati poveri in tutte le foto ha un musetto da cerbiatta smarrita?
E ancora, ma Adrien Brody non poteva mettersi in tasca la cicca che stava masticando prima di salire sul palco per ricevere la statuetta di miglior attore protagonista, anziché sputarla e tirarla alla moglie Georgina Chapman a cui faccio i complimenti per i riflessi da portiere di calcio? Oltretutto, Adrien, fidati non morivi mica se lo buttavi giù, da bambina mi era capitato di ingoiare il chewing gum per sbaglio e come vedi sono ancora viva. Poi, per un giorno vorrei provare il brivido di uno chignon perfetto come quello di Elle Fanning, anche se l’unica volta in cui ho ceduto a una piega liscia sono stata definita la sorella cattiva di me stessa. E sapere cosa si prova a indossare un abito più che a sirena, a sirenissima come il Balmain maculato di Doja Cat senza rischiare di uccidere qualcuno se la guaina in spandex cede.