Cambio professioneLavori fantastici e come sognarli guardando il festival della canzone italiana

Piccola strategia creativa di sopravvivenza a Sanremo, da Achille Lauro fanta-parrucchiere dei super vip a Brunori Sas, fondatore di una start-up innovativa

LaPresse

Anche se l’editoria non se la passa benissimo, quello del giornalista resta un mestiere meraviglioso. I pericoli corsi dalla sottoscritta si limitano a tacchi a spillo incastrati in una grata mentre mi fiondo a una sfilata, colleghi logorroici ed ego smisurati sul punto di esplodere durante qualche intervista delirante.

Forse la mia sfida maggiore si cela nelle fasi preparatorie di un pezzo, la lista delle domande. Cosa chiedi determina il successo o meno del tuo articolo, perché se il personaggio deve rispondere a quesiti insulsi ci sta che poi venga fuori una schifezza, a meno di chiamarsi David Bowie e di riuscire a trasformare uno spunto idiota in una battuta fulminante sulle scarpe.

L’ansia da domanda stupida mi fa prestare attenzione a quelle che leggo in giro, suddividendole mentalmente in tre folder: “Ispirazioni”, “Memorabili” e “Anche No”. È quasi sempre facile catalogarle, su una in particolare mi è venuto un dubbio. Domandare a Cortellesi, Obama o Topo Gigio che altro lavoro avrebbero fatto nella vita va in “Ispirazioni” o in “Anche no”? L’onda lunga del basta-cambio-vita post Covid ha portato molte persone e reinventarsi; io qui propongo invece una strategia creativa di sopravvivenza a Sanremo.

Per dirla alla Nanni Moretti in “Ecce Bombo”, mi si nota di più se commento l’uscita di ogni cantante in gara o se mantengo il più assoluto silenzio sul Festival dei fiori? I raduni tra amici davanti alla Tv tirano fuori la Sue Ellen che è in me, quindi meglio evitare. Sorbirmi infinite ore di Ariston da sola, rasenta il masochismo; perciò, ci vuole una terza via per affrontare la settantacinquesima edizione della manifestazione guidata dal nuovo direttore artistico Carlo Conti che ha preso il posto di Amadeus.

La mia è una tattica stratificata perché partirò dall’interrogarmi su cosa avrebbe potuto fare Fedez nella vita anziché combinarne una più di Bertoldo. Brunori Sas me lo vedrei bene come fondatore di una qualche start-up innovativa con cui salvare i destini del Pianeta. Joan Thiele ha troppo il carisma da curandera ed Elodie secondo me spaccherebbe come avvocata per i diritti umani, senza contare Achille Lauro in versione hair-stylist dei super vip.

Durante le pause pubblicitarie mi concentrerò su quelle storie di lavori fantastici che non capisci mai se esistano davvero, tipo il signore che tiene in braccio e coccola i bimbi malati di un ospedale, il guardiano di una favolosa isola tropicale o chi viene pagato per testare materassi. E se durante l’esibizione dei Coma Cose mi venisse in mente un’attività da intraprendere con determinazione? Giusto così, per sognare gratis sul divano. Sono convinta che mi annoierei a morte a non fare un tubo perché di fondo sono una pigra e senza una consegna da rispettare, un discorso da preparare, un meeting da moderare finirei malissimo; quindi, escludiamo l’opzione “mi ritiro” e mi dedico solo ai miei hobby.

LaPresse

Avendo una bacchetta magica a disposizione quale altra job description potrebbe attrarre la mia attenzione? Su due piedi, mi viene da dire che vorrei tantissimo essere un architetto paesaggista, un landscape designer alla Marco Bay o Antonio Perazzi, ma mi accontenterei di essere una brava giardiniera, una che sa trattare bene le piante, fa crescere fiori coloratissimi e cura orti rigogliosi. Però metti che sulle note di Rose Villain mi viene una folgorazione e mi reinvento insegnante di bachata.

X