Fronte orientaleIl piano di mobilitazione della Polonia per difendersi dall’invasione russa

Varsavia sta trasformando la sua strategia di sicurezza contro i pericoli del Cremlino e di un’America sempre meno affidabile

LaPresse

«Il tempo della pace in Europa è finito, viviamo in un’epoca pre bellica». Donald Tusk lo aveva detto il 7 marzo 2024 al congresso annuale del Partito Popolare Europeo. All’epoca il conflitto in Ucraina si trovava ancora in una fase di stallo, le elezioni americane erano di là da venire e quelle parole vennero tacciate in buona parte dell’Europa occidentale come un’esagerazione bellicista.
Esattamente un anno più tardi il primo ministro polacco si è presentato in parlamento per riferire sul tema della sicurezza. Il contesto è completamente cambiato, gli Stati Uniti hanno mutato di centottanta gradi il loro posizionamento, la linea di difesa ucraina è in netta difficoltà e la possibilità di una guerra in Polonia non è più così remota.

Tusk ha parlato con toni gravi di una situazione mutata, in cui non si può non considerare che l’alleato più importante ha deciso di cambiare rotta nei confronti dell’Ucraina e della Russia, e che questo pone la Polonia in una posizione più difficile. «L’esito della guerra in Ucraina è per la Polonia una questione di sicurezza nazionale», ha rimarcato Tusk. Se dovesse concludersi con una vittoria russa e una perdita della sovranità da parte di Kyjiv, le cose si metterebbero male, per un Paese che già oggi confina direttamente con la Russia attraverso l’oblast di Kaliningrad, e condivide quattrocentodiciotto km di frontiera militarizzata con la Bielorussia.

Pur in un contesto in cui gli Stati Uniti restano il primo e più importante alleato – questo è stato più volte rimarcato – e l’Europa sta provando a riorganizzarsi, la Polonia si prepara, e in questo senso bisogna leggere alcuni annunci fatti proprio da Tusk. La novità più grande riguarda la preparazione di un modello per l’addestramento militare di tutti gli uomini adulti – ma dovrebbe essere aperto anche alle donne – da presentare entro la fine di quest’anno. L’obiettivo è di fare in modo che i civili abbiano competenze qualificate per combattere in caso di conflitto. Non sono stati rivelati ulteriori dettagli per un progetto che è ancora in fase di studio, ma il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz, ha precisato che non si tratterà di un servizio di leva obbligatoria, che in Polonia è stata abolita nel 2009.

Il nuovo tipo di addestramento si affiancherà a quello su base volontaria delle Forze di Difesa Territoriale, varate nel 2017 dal governo conservatore di Diritto e Giustizia (PiS). Si tratta di un’unità di difesa locale e a risposta rapida alle crisi, inquadrata a tutti gli effetti nelle Forze Armate, che a oggi può contare su circa trentacinquemila volontari. L’obiettivo del governo, ed è questo il secondo annuncio del premier polacco, è quello di incrementare i numeri dell’esercito di terra, fino a cinquecentomila soldati compresi i riservisti, rendendolo così il più grande d’Europa. Oggi l’esercito polacco conta circa centonovantamila unità.

Agli investimenti sulla fanteria si affiancano quelli sull’acquisto di armi, mezzi e munizioni, su cui la Polonia ha iniziato a muoversi da tempo. Negli ultimi anni Varsavia ha firmato importanti contratti con Stati Uniti e Corea del Sud per l’acquisto di millequattrocento nuovi carri armati, quarantotto caccia da combattimento FA-50 e 32 F-35, sistemi di difesa aerea, artiglieria pesante e lanciarazzi. 

Per finanziare la macchina della Difesa servono ovviamente ingenti risorse. Il  presidente della Repubblica Andrzej Duda ha intenzione di proporre una modifica alla Costituzione, che preveda che la quota minima di spesa dedicata a essa dedicata sia almeno del quattro per cento del Prodotto interno lordo. Attualmente, pur non esistendo una spesa minima, la Polonia investe il 4,7 per cento e nei prossimi anni si impegna a spendere intorno al cinque per cento.

Particolare attenzione sembra essere destinata alla preparazione della popolazione, con la revisione dei rifugi antiaerei esistenti e la progettazione di altri ex novo. Nella seconda metà dell’anno sarà stampata e distribuita a tutte le famiglie una guida di preparazione alle crisi, sulla falsariga di quanto già fatto da altri paesi europei. Il piccolo manuale, preparato in coordinazione da ministro della Difesa, ministro degli Interni e dal Centro governativo per la sicurezza nazionale mira a fornire gli strumenti per sopravvivere in autosufficienza per settantadue ore. 

Entro la fine dell’anno dovrebbe essere pronto anche un nuovo sistema di allerta e allarme per la popolazione per difendersi in caso di attacco aereo e calamità naturali. Si baserà sulle sirene installate in tutto il Paese sugli edifici dei comandi distrettuali e comunali dei Vigili del Fuoco e sulle unità di soccorso e antincendio. Di pari passo verrà sviluppata un’applicazione ispirata al sistema ucraino che invierà ai telefoni notifiche push nel momento dell’allarme.

«Il ruolo della Polonia è proteggere il confine orientale, tutti lo capiscono», ha dichiarato Tusk nel suo discorso in parlamento. «La Polonia però non deve essere un muro frangiflutti a difesa di qualcosa, ma un bastione integrante del muro difensivo». Insomma la Polonia si prepara a difendersi in un sistema coordinato con gli altri paesi europei. Forse anche per questo, considerata la delicatezza della sua posizione, la Polonia non invierà soldati sul campo in Ucraina, «né ci sono aspettative in tal senso, ha spiegato Tusk».

Al momento però, il fronte che desta maggiori preoccupazioni è quello dei rapporti con gli Stati Uniti, da sempre il maggiore garante della sicurezza della Polonia, con i loro diecimila soldati impiegati sul territorio. Lo scenario politico polacco oggi è spaccato a metà. Da una parte i conservatori di Diritto e Giustizia, oggi all’opposizione, che possono essere definiti il partito più trumpiano d’Europa. Il presidente Andrzej Duda, ormai a fine mandato, è stato definito «un caro amico» dallo stesso Trump.

Rapporti non altrettanto cordiali vengono intrattenuti con il partito di maggioranza al governo, ovvero Coalizione Civica. Nel fine settimana ha destato clamore il litigio tra Elon Musk e il ministro degli Esteri Radosław Sikorski. In un post su X il miliardario sudafricano aveva affermato che uno spegnimento dei satelliti Starlink sull’Ucraina provocherebbe l’immediato collasso della linea di difesa.  Sikorski ha ricordato al proprietario di Space X che la Polonia spende circa cinquanta milioni di dollari all’anno per garantire questo sistema di comunicazione a Kyjiv. Musk, che dal canto suo ha smentito un disimpegno, ha tacciato Sikorski di essere un ometto.

Considerando l’incarico di Musk all’interno dell’amministrazione Trump è difficile non considerarlo un attacco al capo della diplomazia di un Paese storicamente alleato. Uno scenario inquietante in vista delle elezioni presidenziali polacche che si terranno tra poco più di due mesi, e in cui le ingerenze di Washington rischiano di essere non meno pericolose di quelle di Mosca. 

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