Flower powerLa sinistra vuole difendere l’Europa, ma solo a chiacchiere

Dinanzi a Trump che annuncia la conquista di Marte e della Groenlandia forse è il caso di non fare troppo gli schizzinosi sulle armi, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

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Vedremo a cosa porterà l’ennesima riapertura di una possibile trattativa tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, dopo i messaggi concilianti lanciati dal presidente ucraino, che poco fa Trump ha mostrato di apprezzare nel suo primo discorso sullo stato dell’Unione (quinto, se si contano quelli del precedente mandato), in cui tra l’altro ha rivendicato di avere proclamato l’inglese lingua ufficiale degli Stati Uniti e di avere ribattezzato il Golfo del Messico «Golfo d’America», oltre a promettere di conquistare Marte e la Groenlandia («penso che in un modo o nell’altro ce la prenderemo»), in una specie di versione dark del Dittatore dello stato libero di Bananas.

In Italia, nel frattempo, tutti i fini analisti che fino a ieri attribuivano al presidente ucraino la responsabilità della rottura, indicandola come prova della sua volontà di continuare la guerra, ora irridono il suo tentativo di ricucire con la Casa bianca e di arrivare a un accordo, sulle terre rare e sulla pace (o tregua, o cessate il fuoco), peraltro concordato con gli stessi europei che in questi giorni si sono stretti attorno a lui.

Sulla carta, in ogni caso, la posizione ucraina non sembra essere cambiata, il punto restano le famose garanzie di sicurezza, dunque tutto sta a vedere se alla fine, ammesso e non concesso che a un’intesa si arrivi, l’Ucraina (non semplicemente Zelensky) sarà costretta ad accettare una nuova Minsk. Vale a dire l’ennesima intesa diplomatica destinata a essere stracciata dalla Russia un minuto dopo, o semplicemente aggirata con i soliti metodi, attraverso l’infiltrazione di soldati senza divisa, gang di motociclisti, attentati, provocazioni e operazioni sotto copertura, accompagnate dal consueto diluvio di fake news sui crimini dei nazisti ucraini per giustificare l’ennesima aggressione.

Nel frattempo, dinanzi al piano da 800 miliardi per il riarmo dell’Europa annunciato da Ursula von der Leyen, mentre persino il nuovo cancelliere tedesco, Friedrich Merz, apre alla storica decisione di allentare il freno all’indebitamento, in Italia l’intero fronte delle opposizioni (con la sola eccezione di Carlo Calenda) attacca il progetto con parole durissime, compresa la leader del Pd Elly Schlein, che pure il 15 marzo dovrebbe essere in piazza a difesa dell’Europa. A difesa di un’Europa che però non deve essere in grado di difendersi, par di capire, anche se in verità la posizione di Schlein, ma anche di Matteo Renzi, è come sempre più articolata, e chiede una vera difesa comune, si capisce, anziché il riarmo dei singoli stati europei.

Ma come nota su Linkiesta Mario Lavia, anche per il tono perentorio con cui è espressa, appare di fatto un modo furbesco per accodarsi agli attacchi di Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. Ricapitolando dunque le posizioni della sinistra italiana sulla situazione mondiale, le cose starebbero così: c’è il fascismo in America, che si sta accordando con il regime di Vladimir Putin a spese dell’Ucraina e ha già più volte minacciato di abbandonare la Nato, lasciando tutti noi europei a fare i conti da soli con l’imperialismo russo; ma guai ad aumentare le spese militari o pensare di fare alcunché di concreto per organizzare una difesa minimamente credibile.

Casualmente, è la stessa posizione di Matteo Salvini e di tutta l’estrema destra europea che in questi anni è stata generosamente finanziata da Mosca. Ma soprattutto, a onta dei loro continui richiami al buon senso, è una posizione perfettamente autocontraddittoria. Angelo Bonelli, che Enrico Letta ha l’incancellabile responsabilità di avere riportato in parlamento assieme a Nicola Fratoianni, grida che il piano di Ursula von der Leyen è «pura follia» e utilizza contro Calenda il tipico argomento dei troll del web: «Metta l’elmetto e vada a fare la guerra».

Ma anche un bambino, o almeno un bambino in buona fede, capisce bene che la sola speranza di evitare la guerra, e non finire anche noi nelle trincee o sotto le bombe, sta proprio nella tenuta dell’Ucraina e nella capacità dell’Europa di approntare alla svelta difese adeguate. Altrimenti, se Kyiv non fosse più in grado di resistere e l’intera Europa non ci andasse nemmeno vicino, non avendone né i mezzi né l’intenzione, per quale motivo al mondo Putin dovrebbe fermarsi?

Dopo avere investito larga parte delle risorse del suo paese nello sforzo bellico, avere affrontato enormi perdite umane ed economiche, sanzioni e isolamento internazionale per tre anni, per quale ragione dovrebbe smettere proprio adesso, nel momento in cui l’intera Europa gli si spalanca davanti, praticamente indifesa? Per bontà d’animo, perché glielo chiederemmo con gentilezza, perché non potrebbe resistere agli argomenti della grande iniziativa diplomatica sviluppata da Elly Schlein, Giuseppe Conte e Massimo Cacciari?

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