Scudo aereoEcco come i caccia europei potrebbero proteggere i cieli dell’Ucraina

Sky Shield, progettato da esperti militari britannici e ucraini, è una proposta operativa per difendere le città ucraine dagli attacchi russi con 120 aerei, e senza la Nato

AP/Lapresse

Una flotta di centoventi aerei per difendere il territorio ucraino dai missili russi, una versione aggiornata dello scudo aereo di cui si era parlato, senza poi farne niente, subito dopo l’attacco del 24 febbraio 2022. Il progetto si chiama Sky Shield, ed è stato preparato da esperti militari di varie nazionalità, e sostenuto da settantatré esponenti politici e militari di diverse nazionalità (tra cui gli italiani Lia Quartapelle e Filippo Sensi).

Sky Shield, si legge nel documento di presentazione, «è stato progettato per essere uno degli elementi costitutivi di una più vasta strategia per difendere l’Ucraina e assicurarne la sua futura resilienza e prosperità».

La proposta di protesione aerea ucraina è nata da una collaborazione tra ex membri della Royal Air Force e le forze armate ucraine, e prevede la creazione di una zona di protezione aerea integrata (Integrated Air Protection Zone – Iapz) che si estende dal confine occidentale dell’Ucraina fino alla capitale, per poi procedere verso Odesa e le aree meridionali dell’Ucraina, ricomprendendo nel suo perimetro le centrali nucleari. Nell’ottica dei proponenti, la zona di protezione aerea integrata permetterebbe di raggiungere un duplice obiettivo: da un lato, la difesa di questa zona – distante in alcuni punti centinaia di chilometri dalla linea di contatto tra le forze di Kyjiv e quelle di Mosca – permetterebbe alle forze di difesa ucraine di incrementare la protezione di città come Kharkiv e Dnipro, consentendo all’aereonautica ucraina di impiegare i propri mezzi per contrastare la minaccia aerea russa al fronte; dall’altro, la protezione dai bombardamenti russi risolleverebbe il morale della popolazione ucraina, favorendo la ricostruzione e il ritorno dei cittadini rifugiatisi all’estero.

Il progetto ipotizza l’impiego di centoventi F-16 o di altri mezzi in grado di svolgere la medesima funzione, ovvero quella di intercettare i missili russi in arrivo su potenziali obiettivi ucraini. La missione si attuerebbe senza la necessità di dispiegare ulteriori apparecchi in Ucraina, ma attraverso il sorvolo dello spazio aereo degli Stati alleati confinanti e il coordinamento con le forze di sicurezza di Kyjiv. «Polonia, Romania e Repubblica Ceca giocheranno un ruolo cruciale nel garantire l’accesso alle basi aeree», spiegano i proponenti. Per ingaggiare gli obiettivi nemici da tale distanza, si legge ancora nella proposta, saranno necessari l’impiego di missili in grado di ingaggiare gli obiettivi con precisione a centinaia di chilometri di distanza, ben oltre il raggio visivo (beyond-visual-range missiles). «L’Unione europea e il Regno Unito hanno abbastanza potere aereo per stabilire indipendentemente una zona di protezione aerea integrata», dichiarano i promotori.

Dallo studio delle operazioni aeree effettuate dalle forze Nato nell’ex Jugoslavia e in Libia si evince come gli Stati Uniti abbiano sopperito alle carenze delle aviazioni europee in una serie di settori fondamentali, come il rifornimento in volo ma anche in termine di comando, controllo, comunicazione, intelligence, sorveglianza, ricognizione e acquisizione dei bersagli. In ragione della complessità insista nell’operazione, i proponenti dello scudo, tra cui l’ex capo dell’aviazione americana nonché comandante supremo della Nato in Europa Philip Breedlove, spiegano che l’operazione può essere gestita da una coalizione di paesi Nato volenterosi, senza la protezione dell’Alleanza Atlantica, anche se sarà inevitabile ricorrere alle capacità di comando, dicontrollo e di intelligence e delle infrastrutture Nato.

L’impiego di munizionamento di precisione solleva un’ulteriore questione. Uno studio pubblicato dal Center for Strategic and Budgetary Assessments ha evidenziato la scarsa disponibilità di queste munizioni all’interno degli arsenali europei. Le difficoltà relative all’approvvigionamento di tali sistemi d’arma e il loro costo potrebbero imporre ulteriori pressioni sui potenziali partecipanti, potenzialmente restringendo il bacino di Stati capaci e volenterosi di mettere in campo le risorse richieste.

Tralasciando ulteriori considerazioni tecniche, i fautori del progetto ipotizzano che una missione così configurata – ricondotta peraltro all’attuazione di alcune convenzioni internazionali, come quella sull’assistenza in caso di incidente nucleare o emergenza radiologica – non innescherebbe eventuali rischi di escalation con Mosca. Limitandosi a una attività di pattugliamento che non implicherebbe il dispiegamento di truppe straniere in Ucraina o eventuali attacchi in territorio russo, i sostenitori del piano si attendono una risposta russa sotto forma di minaccia ibrida, mediante campagne di disinformazione e sabotaggi.

Sebbene gli stessi promotori affermino che lo scudo aereo non sia un’iniziativa in grado di far terminare la guerra, si dicono convinti che questa missione possa risultare più efficace di un eventuale schieramento di truppe alleate sul campo o del solo invio di sistemi anti-missile. «Proteggendo una porzione di territorio ucraino non contestato, permettendo alle forze armate ucraine di focalizzarsi sul fronte […] SkyShield – conclude il documento – può spostare l’ago della bilancia di questa guerra e costringere la Russia a un tavolo negoziale».

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