L’editoriale più interessante su Zelensky che viene strapazzato da Trump e Vance davanti a non so quante telecamere, su noialtri che guardiamo e proiettiamo sulla scena ciò che già pensiamo e la curva cui apparteniamo, su quell’interessante mezz’ora di cafonaggine spiccia e citazioni non colte, l’editoriale più interessante è di Bill Murray. Che è andato da Joe Rogan e ha raccontato che, quando ha letto il libro di Bob Woodward su John Belushi, cioè su uno che conosceva bene, che conosceva abbastanza bene da sapere anche chi fosse una fonte attendibile e chi no, con chi avesse senso parlare, che attendibilità avessero le cose che riportava Woodward, quando l’ha letto ha pensato: hanno incastrato Nixon.
È quello che in Italia chiamiamo «il principio-Report», e in America chiamano «il principio-John Oliver»: le cronache attendibili solo quando non conosci il tema, quello che ti sembra grande giornalismo investigativo quando non ne sai niente e poi un giorno parlano di qualcosa che conosci e ti rendi conto di essere davanti a una pecionata (mi scuso per la forma dialettale, ma il romano per la volgarità spiccia è imbattibile), e allora metti in discussione la versione che ti avevano dato di storie delle quali non sapevi nulla.
E quindi, per quanto sia una cafonata ricevere un visitatore forestiero (e teoricamente pure alleato) davanti alle telecamere, mettersi a fare i maramaldi due contro uno, per quanto tutto il format fosse d’una maleducazione assai televisiva, ecco: meno male. Pensa se dovessimo, di quell’incontro, leggere le cronache, e decidere della versione di chi fidarci. Non pensavo sarebbe arrivato il momento in cui rivalutavo John de Mol e Beppe Grillo (i due inventori del tutto in diretta: l’olandese del “Grande fratello” e il genovese dei Cinque stelle) – e invece.
Dopodiché, a me sembra che le cose più interessanti successe in quell’incontro attengano a due problemi della contemporaneità: una è il fatto che nessuno sa niente, nessuno ricorda niente, nessuno apprende niente; e l’altra è l’educazione dei bambini. Una cosa che mi colpì molto quando i primi figli fatti dalle mie amiche cominciarono a stare a tavola fu che erano vent’anni o giù di lì che non sentivo dire «non passare davanti». Da piccola lo dicevano anche a me, ma me n’ero ovviamente dimenticata, e lo risentivo dire uguale preciso. Il bambino a tavola voleva qualcosa, ed era mettiamo seduto alla mia sinistra, e veniva rimproverato se glielo allungava qualcuno alla mia destra passandomi davanti con un braccio. Perché? Non si sa, mistero misterioso.
Nessun adulto mai passa dietro la schiena d’un commensale il vino o il formaggio a un altro commensale, è una regola inesistente, è una premura insensata: che fastidio ti dà se si passano il vino davanti a te? (E anche: potresti pure aiutare e passarlo tu, santiddio). Si crea una norma a caso così, per fare, perché ci hanno detto che ai bambini bisogna pur dare delle regole, e quindi gliene diamo di farlocche.
«Come si dice?», rimarchiamo a un bambino che abbia omesso «per favore» o «grazie», ma sappiamo benissimo che la cortesia può essere implicita nei toni: io, che so essere maleducatissima, posso decidere di essere grandemente cortese o grandemente cafona chiedendoti una cosa, e in nessuno dei due casi premetterò «per piacere». Pensiamo che i bambini non capiscano i toni? È un’idea stupida ma, di nuovo, ai bambini qualcosa bisogna pur insegnare, e insegnare una formuletta è più semplice che insegnare un tono.
Quando Vance dice a Zelensky «hai mai detto “grazie”?», lo sta trattando come si fa con un bambino piccolo. Quando Trump (o il giornalista che fa la domanda su giacca e cravatta) commentano i suoi vestiti, lo fanno come si fa coi bambini, come mio nonno che si arrabbiava se andavo a tavola con la felpa dei Beatles. Solo che mio nonno era nato all’inizio del Novecento e stava in giacca e cravatta anche la domenica: Trump ha ogni giorno di fianco Musk in cappelletto con la visiera da ragazzino scemo, Trump sui cappelletti con la visiera ci ha costruito intere campagne elettorali. È come se «ma come ti sei conciato» lo dicesse Jovanotti, non esattamente un pulpito credibile in tema di (non) vestirsi da scemo.
Però «hai mai detto “grazie”?» è anche un’altra cosa, per noialtri quaggiù, oltre al rimbrotto che un adulto fa a un minorenne: è quel che i piccoli fan di Giorgia Meloni hanno rimproverato a Cecilia Sala quand’è andata la prima volta a “Che tempo che fa”. Sala, con mirabile tenuta di strada, invece di mandarli a fare in culo ha puntualizzato che aveva subito ringraziato Meloni e le sarebbe parso ridondante farlo anche da Fazio (e poi, tanto per ridondare, l’ha detto di nuovo quand’è tornata in trasmissione). Però siamo sempre lì, a un qualche bon ton signaling che ha preso il posto del virtue signaling in queste pedagogie televisive: «Come si dice? Ringrazia la signora che ti ha dato le caramelle».
Ma la citazione non colta che più mi interessa è un’altra, perché «Come si dice? Ringrazia» era una roba nostra, gli americani non la sapevano, avremmo dovuto coglierla noi ed eravamo distratti, ma quella dell’oceano sono stravolta che nessuno lì l’abbia sottolineata (almeno: nessuno di quelli che ho letto io).
Traduco dal post di Donald Trump del 19 febbraio, quello in cui aveva dato a Zelensky del «comico di modesto successo» e del «dittatore senza elezioni» (cosa che poi ha risposto a un giornalista di non ricordare d’aver detto: Donald, fratello, abbracciamoci tra rincoglioniti). In quel post, che tutti hanno citato evidentemente senza leggerlo (sono pur sempre venti righe, impegnative per la soglia d’attenzione di questo secolo), c’era scritto così: «Questa guerra è molto più importante per l’Europa di quanto lo sia per noi – che abbiamo un oceano enorme e bellissimo a separarcene».
Il big beautiful ocean del post di una settimana prima torna una settimana dopo, questa volta non beautiful ma solo big, sul sito ufficiale della Casa Bianca, nella trascrizione del discorso con cui Trump apre l’incontro coi ministri e annuncia l’arrivo di Zelensky e ripete che stanno spendendo troppo per l’Ucraina: «Sì, è molto importante per tutti, ma l’Europa è molto vicina. Noi abbiamo un grande oceano a separarcene. Quindi, è molto importante per l’Europa».
Ora, io lo so che sono insopportabile a incaponirmi sempre sul dito e mai sulla luna, ma è possibile che di tutti quelli che hanno detto che aveva ragione Trump, perché quell’allusione di Zelensky all’oceano era minacciosa e poi per forza i due americani si sono messi sulla difensiva, e di tutti quelli che hanno detto che aveva ragione Zelensky e l’aggressività di Trump e Vance era inaccettabile, possibile che nessuno in nessuna curva si sia accorto che, quando ha fatto presente che l’oceano non è una garanzia assoluta che l’America non si troverà mai nelle condizioni in cui è lui ora, Zelensky stava parlando a Trump con le parole di Trump? Poi magari lui non si ricorda di averle dette, ma possibile che siano smemorati anche tutti gli osservatori, tutti i commentatori, tutte le curve di tutti gli stadi?