Labour WeeklyIl «metodo Musk» nella gestione degli statali americani alla prova del diritto italiano

Le dimissioni di un dipendente in Italia potrebbero essere diretta conseguenza della mancata risposta a un’email? No, l’aggressività del Doge, nel nostro ordinamento, si scontrerebbe con le tutele garantite ai dipendenti. Per fortuna

(La Presse)

Sabato 22 febbraio i dipendenti delle agenzie federali degli Stati Uniti d’America hanno ricevuto un’email che chiedeva di descrivere in cinque punti le attività lavorative svolte durante la settimana precedente. La richiesta è stata inviata dall’ufficio di gestione del personale, su indicazione del capo del dipartimento per l’efficienza del governo, il Doge Elon Musk. Il proprietario di X ha anche specificato sulla sua piattaforma che la mancata risposta all’email sarebbe stata considerata come delle dimissioni.

L’annuncio del Doge ha suscitato critiche e polemiche tra il personale della pubblica amministrazione statunitense. Proviamo per un attimo a prendere sul serio le conseguenze paventate da Musk e immaginiamo che una simile iniziativa sia intrapresa dall’ufficio di gestione del personale di una grande azienda italiana. Le dimissioni di un dipendente potrebbero essere diretta conseguenza della mancata risposta a un’email?

In Italia le dimissioni devono essere rassegnate attraverso una specifica procedura telematica prevista dalla legge. Il mancato rispetto di questa procedura determina l’inefficacia delle dimissioni. Inoltre, le dimissioni rassegnate sotto pressione potrebbero essere comunque annullate da un giudice nel caso in cui si riuscisse a dimostrare che la decisione del dipendente è dovuta a una coazione esercitata dal datore di lavoro. In sintesi, in Italia la mancata risposta a un’email non equivale a rassegnare le proprie dimissioni.

Scartata l’ipotesi delle dimissioni, il rapporto di lavoro dovrebbe essere terminato su iniziativa dell’impresa attraverso un licenziamento, come peraltro paventato da Musk e da Trump il 24 e il 26 febbraio. La decisione di licenziare il dipendente per la mancata risposta a un’email, peraltro un generico riepilogo delle attività svolte durante la settimana, sarebbe realisticamente riformata in Tribunale perché non si tratta di un inadempimento tale da non consentire la prosecuzione di un rapporto di lavoro.

Insomma, l’aggressività del nuovo governo americano si scontrerebbe con le tutele garantite ai dipendenti in Italia. Una battaglia che probabilmente vedrebbe il datore di lavoro soccombere in Tribunale di fronte alle richieste dei dipendenti. Una sconfitta che Elon Musk contesterebbe su X, naturalmente.

*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni settimana. Qui per iscriversi

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