Fastidio Ve lo buco, questo 8 Marzo enogastronomico

Cose che succedono la settimana dell’8 marzo e che io, francamente, non vorrei più vedere, né vivere

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Scrivo sempre lo stesso articolo ogni 8 Marzo da almeno dieci anni, eppure le cose del mondo non cambiano di una virgola. La mia ambizione remota, remotissima visto come vanno le cose, è che per l’8 marzo non ci sia più necessità di scrivere articoli tematici, che non si senta il bisogno di riempire pagine e social di donne facendole uscire dal cappello perché si deve, dimenticandocene puntualmente dal 9 marzo al 7 marzo successivo. Vorrei che nelle chat di tutte le redazioni del mondo non ci sia quell’orrendo scambio di richieste di articoli a tema una settimana prima della data fatidica. Vorrei che essere donna non fosse una categorizzazione professionale, ma una caratteristica identificativa, come gli occhi azzurri o i capelli biondi. 

Vorrei che gli uomini non sentissero il bisogno di farci gli auguri “per la festa della donna” che vi ricordo essere una celebrazione che ricorda una tragedia e di festa non ha proprio un bel niente. Sono pesante? Ebbene sì. Del resto, sono una donna (Cit.).

E allora ecco la mia personalissima e non esaustiva lista delle cose che non sopporto e che mi piacerebbe scomparissero da questa giornata. Chiamatemi sognatrice.

Le pagine piene di chef donne maltrattate che denunciano il sessismo nelle cucine. Negli altri giorni dell’anno dove sono le chef donna? Dove sono le professioniste di questo (e di tutti gli altri) mestiere? 

I premi alle chef, alle chef mamme e alle mamme e alle donne. Non siamo una categoria protetta. Smettetela di fingere di premiarci ghettizzandoci a una categoria palesemente inferiore a quella “generale”, casualmente sempre maschile. 

I comunicati stampa che promuovono le cose “per le donne”. Se è rosato è un vino da donna se è rosso è da uomo? A questo punto le bollicine sono lgbtq+?

I ritagli delle mimose rinsecchite dentro bustine di plastica, le torte gialle, i biscotti gialli a forma di mimosa. 

Adesso che ho la vostra attenzione, scrivo l’articolo che avrei voluto scrivere ma che non volete leggere.

Per celebrare questo 8 marzo vorrei poter andare a correre al parco. Lo vorrei fare ogni volta che esco a correre, e invece non lo faccio mai. Esco, corro per strada, nelle strade illuminate e frequentate. Eppure il parco è a due chilometri da casa, e mi piacerebbe andarci, sarebbe molto più bello correre lì. E allora, perché non ci vai? Perché sono una donna. E una donna sola che corre dentro a un parco è uno dei motivi per cui deve ancora esistere questo maledetto giorno di celebrazione. Perché se sei donna e vuoi correre al parco, magari al tramonto o verso sera, hai sempre e comunque paura. Vuoi evitare di metterti nella condizione di avere paura, e quindi al parco a correre non ci vai proprio. E sapete una cosa? Questa è una limitazione alla nostra libertà, ed è autoimposta perché siamo donne, e abbiamo la testa sulle spalle, mediamente. Ma rimane sempre e comunque una limitazione della libertà che solo se sei donna puoi davvero capire. È lo stesso motivo per cui non prendiamo i treni la sera, o ci facciamo accompagnare fino alla porta di casa quando rientriamo tardi. Nasciamo con questa limitazione: e in questo, sì, siamo una categoria auto-protetta, una categoria inferiore.

Quando avete smesso di aiutarci a portare i sacchetti della spesa, di aprirci la porta, di darci una mano a mettere le valigie nella cappelliera (ho le prove: in tre anni di Frecciarossa due, tre volte a settimana non c’è stata UNA volta in cui UN uomo si sia preoccupato che caracolassi sotto il peso del mio trolley) l’avete giustificato con la parità. Questa non è parità. La parità non si misura in asterischi sul maschile sovraesteso, o in quante volte avete fatto la lavatrice “al posto nostro”. Non si misura nemmeno in menu senza prezzi o coi prezzi.

Si misura in quante volte avete preso le nostre parti, nelle vostre conversazioni ad alto tasso di testosterone. In quante volte avete preso posizione contro i colleghi spacconi. In quanti insegnamenti avete fatto ai vostri figli maschi, perché non siamo noi a doverci difendere ma voi a non doverci attaccare. Perché non siamo noi a non dover andare al parco per evitare di rischiare, ma dovete essere voi a non trattarci come prede.

Grazie, e tanti auguri per la festa della donna. Stasera potete aprirci la porta, portarci i fiori, pagarci la cena, non sarà per quello che ci offenderemo o ci sentiremo inferiori. 

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