In questi giorni esce in Italia la versione italiana del libro “Guardando le donne guardare la guerra” di Victoria Amelina, scrittrice e investigatrice di crimini di guerra ucraina, uccisa da un missile russo nella strage dei civili alla pizzeria Ria di Kramatorsk. L’intero racconto del libro ruota attorno al concetto di giustizia. Nella prefazione alle storie che racconta, Victoria si chiede: «Cos’è la giustizia? Chi siamo disposti a perdonare e chi no? Come convivere con la consapevolezza che i responsabili dei crimini più terribili possono rimanere impuniti? In che modo possiamo cambiare questa situazione? Quali armi abbiamo a disposizione per riportare la giustizia in questi tempi bui? La tastiera del computer? La fotocamera? Il diritto internazionale? La forza di un racconto oppure un obice M777? Per chi aspira a una giustizia reale, nessuna scelta è semplice, e per molti di noi l’esito della battaglia è ancora sconosciuto».
Mentre in diversi Paesi del mondo vengono organizzate presentazioni del libro, che rappresenta la voce degli ucraini e la loro aspirazione alla giustizia, dagli Stati Uniti arriva una notizia agghiacciante: il ritiro degli Stati Uniti dal gruppo investigativo sui crimini russi in Ucraina. Questo significa la fine della collaborazione con l’organismo internazionale che raccoglie prove sulle atrocità commesse contro i civili ucraini.
La valanga di notizie disfattiste provenienti da oltreoceano ormai ha smesso di sorprenderci. Gli ucraini, con il loro umorismo resistente, scherzano dicendo che la finestra per dormire si apre tra l’abbattimento dei droni iraniani e il risveglio di Donald Trump. Quest’ultima notizia, tuttavia, riguarda non solo l’Ucraina, ma anche l’intero mondo, perché compromette il lavoro svolto negli ultimi tre anni nella ricerca e documentazione dei crimini di guerra. In gioco c’è il futuro stesso della giustizia internazionale, che può essere sintetizzato con una semplice frase: «No, questo tu non lo puoi fare».
Dall’Ucraina arriva il commento del Center for Civil Liberties, vincitore del Premio Nobel per la Pace 2022 e una delle organizzazioni con cui Victoria Amelina collaborava, affiancando Oleksandra Matviichuk, direttrice del Centro e avvocata per i diritti umani: «La decisione degli Stati Uniti di uscire dal gruppo mette in discussione l’avvio del Tribunale speciale per il crimine di aggressione, il cui obiettivo era portare i vertici dello Stato russo davanti alla giustizia per il crimine di aggressione. Tale decisione peserà anche sul sistema giudiziario ucraino, che dovrà farsi carico da solo di garantire che i crimini di guerra commessi sul suo territorio vengano investigati nel modo appropriato nei prossimi dieci anni», ha dichiarato Volodymyr Yavorsky, direttore per lo sviluppo del Centro.
Inoltre, l’amministrazione Trump ha ridimensionato le attività del War Crimes Accountability Team (WarCAT), creato nel 2022. Durante l’amministrazione Biden, la WarCAT forniva ai procuratori e agli investigatori ucraini supporto tecnico e materiale, guidava e preparava i casi sui crimini di guerra per i giudici ucraini. A dicembre 2023, la WarCAT ha partecipato all’avvio delle accuse contro quattro militari russi che avevano torturato un cittadino americano residente a Kherson durante l’occupazione russa.
Per aprile 2025 era previsto l’avvio del Tribunale speciale per il crimine di aggressione, che ora, secondo Yavorsky, potrebbe essere a rischio. Di questo tribunale parlava anche Victoria Amelina nella sua intervista a Philippe Sands, scrittore e avvocato di fama internazionale per i diritti umani. La conversazione era stata registrata nell’ottobre 2022 a Lviv, città natale di Victoria e luogo d’origine della famiglia di Sands.
L’intervista, inserita integralmente nel libro su richiesta di Victoria prima della sua morte, rivela il suo impegno instancabile per la giustizia. Lei sosteneva con forza la necessità di istituire un tribunale speciale, mentre Sands, con la sua esperienza nel diritto internazionale, era scettico sul fatto che i leader russi sarebbero mai stati processati. Tuttavia, prima dell’arrivo di Trump alla Casa Bianca, i tempi erano diversi: nonostante lo scetticismo di Sands, il Tribunale è stato creato. Alla presentazione del libro di Victoria Amelina a Londra, davanti al pubblico, Sands ha ammesso: «Io mi sbagliavo e lei aveva ragione».
Con la decisione dell’amministrazione Trump di ritirarsi dal gruppo investigativo, il Tribunale speciale per il crimine di aggressione rischia di saltare. E con esso, rischia di crollare anche l’idea di giustizia a cui gli ucraini si aggrappano dal 2014, da quando la Russia ha occupato illegalmente la Crimea – un’occupazione che, peraltro, la nuova amministrazione statunitense potrebbe persino riconoscere come legittima.
Di fronte a questa prospettiva, in cui la fiducia nell’umanità sembra vacillare, non ci resta che affidarci alle parole di Victoria Amelina, lasciarci ispirare dalla sua incrollabile fede nella giustizia e fare tutto il possibile affinché il Tribunale speciale e gli altri strumenti di giustizia internazionale possano portare i criminali di guerra davanti alla legge. Perché, un giorno, possiamo dire: «Noi ci sbagliavamo e lei aveva ragione».
Il libro di Victoria Amelina, “Guardando le donne guardare la guerra” (Guanda, 2025), verrà presentato questa sera, mercoledì 19 marzo, alle 18:30, al Teatro Franco Parenti di Milano, con la partecipazione di Stefania Battistini, Helena Janeczek e Christian Rocca.