Quinte colonneLa rete degli agenti russi in Moldova è stata danneggiata, ma non eliminata

Il caso dei due deputati latitanti e protetti da Mosca evidenzia la sopravvivenza di una rete eversiva legata all’oligarca Sor. Le autorità moldove reagiscono, ma con margini d’azione limitati

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Quando si scrive della minaccia russa all’Europa, un errore comune è quello di dimenticarsi di alcuni scenari dove la guerra ibrida del Cremlino è ancora in atto. Lo abbiamo visto con la Georgia, dove la protesta continua nonostante l’apparente vittoria del governo filorusso, o con le manifestazioni anti-Fico in Slovacchia, tutt’altro che finite. Per un motivo o per un altro, arriva sempre un momento in cui i principali organi di informazione smettono di dare importanza alle vicende di questi Paesi, dimenticandosene per poi sorprendersi di fronte a un singolo episodio che, magari dopo mesi, ricorda al pubblico che la Russia non ha abbandonato quello specifico obiettivo. È il caso della Moldova.

L’anno scorso abbiamo denunciato le continue violazioni della Russia nella politica interna del Paese, il tentativo esplicito di condizionare le elezioni presidenziali e il referendum per l’ingresso nell’Unione europea, e l’esistenza di una rete eversiva composta da deputati moldovi, oligarchi russi e secessionisti della Transnistria. Con la rielezione della presidente Maia Sandu e la vittoria del sì al referendum sull’Unione si è creduto erroneamente che l’emergenza fosse rientrata. Un’ingenuità le cui conseguenze rischiano di essere disastrose. La settimana scorsa, due deputati della Repubblica di Moldova, Irina Lozovan e Alexandr Nesterovschi, sono fuggiti dal Paese dandosi alla latitanza.

Due casi a prima vista slegati tra loro, e relegabili a questioni di politica interna, ma che in realtà sono più interconnessi di quanto possa sembrare e che si riallacciano a una figura chiave della disinformacja russa sul territorio. Ma andiamo per gradi. Irina Lozovan è scappata dalla Moldova (assieme a suo marito, il consigliere comunale di Ocnița Pavel Gîrleanu) in seguito a una condanna per corruzione, riciclaggio e finanziamento illecito da parte di un gruppo criminale. Stessa accusa, quest’ultima, per Alexandr Nesterovschi. Entrambi i deputati erano recentemente passati dal Partito dei Socialisti all’ultrasinistra di Rinascimento (Renaștere), due raggruppamenti speculari che reggono la coalizione Vittoria (Proboda) di Ilan Sor, l’oligarca moldovo (ricercato dalle autorità internazionali) che l’anno scorso ha condotto la campagna anti-Sandu per conto di Mosca.

Quando abbiamo scritto di Sor e delle sue attività criminali, abbiamo sottolineato come la sigla Rinascimento continuasse ad agire per suo conto all’interno della politica moldova, continuando l’operazione filorussa di delegittimazione della presidenza e ostacolando l’avvicinamento della Moldovia all’Unione europea. Rinascimento è servita finora come avamposto di quello che è stato riconosciuto dalle autorità come un gruppo criminale a tutti gli effetti, e le condanne dei due ex deputati, assieme a quella di Gîrleanu, riaccendono i riflettori su un network che si credeva neutralizzato con la messa al bando del partito fantoccio di Sor, Chance, e con il conseguente mandato di arresto nei suoi confronti.

Ma se non bastassero i rapporti acclarati con l’oligarca, sono le dinamiche della fuga dei due politici a rivelare una regia unica dietro entrambe le vicende. Lozovan e Gîrleanu sono attualmente nascosti in Transnistria: a causa della delicata situazione internazionale, le autorità moldove non possono intervenire nella regione separatista e qualsiasi attività poliziesca oltre la riva occidentale del fiume Nistro, che separa la Moldovia dall’autoproclamata repubblica pseudo-sovietica, sarebbe interpretata come una provocazione e, stando alle parole del capo della polizia di Chișinău, metterebbe «a repentaglio la sicurezza degli agenti».

Anche il socialista Nesterovschi si è rifugiato a Tiraspol, ma le dinamiche della sua fuga sono, in un certo senso, ancora più gravi. Alexandr Nesterovschi ha attraversato il confine a bordo di un veicolo con targa diplomatica della Federazione Russa. L’intelligence moldova– il Serviciul de Informații și Securitate (Sis) – ha confermato il coinvolgimento dell’ambasciata russa nella sua evasione che, come si legge nel rapporto del Sis, ha «coordinato attentamente gli spostamenti di questo mezzo di trasporto» tant’è che l’autista «si è diretto immediatamente alla sede del cosiddetto consolato mobile della Federazione Russa, situato nella città di Tiraspol».

Di fronte a queste accuse, Anitta Hipper, portavoce per gli Affari esteri e la sicurezza della Commissione europea, ha dichiarato: «È responsabilità delle autorità moldove svolgere le indagini e abbiamo piena fiducia che lo faranno con diligenza. Ma se confermato, questo esempio rientra perfettamente nel repertorio della propaganda russa, e non solo nella propaganda, ma anche nelle azioni concrete, studiate per interferire con i processi democratici del Paese. Lo abbiamo visto di recente nel referendum e nelle elezioni presidenziali, attraverso attacchi informatici, manipolazione delle informazioni, attività destabilizzanti nella regione della Transnistria e della Gagauzia e ora, se ciò si rivelasse vero, attraverso il ricorso al trasporto di persone ricercate per attività criminali». Parole arrivate immediatamente dopo la denuncia delle autorità moldove, e adesso, a una settimana dai fatti, le accuse sono state confermate.

È stato recentemente diffuso un video che vede Nesterovschi recarsi all’ambasciata russa, ma anche di fronte all’evidenza i funzionari del Cremlino hanno negato le loro responsabilità, arrivando a sostenere che nell’era dell’intelligenza artificiale l’autenticità del filmato non può essere data per certa e che il loro coinvolgimento diretto nella latitanza dei politici legati a Sor siano solo «speculazioni provocatorie». La Moldovia ha reagito espellendo i tre dipendenti dell’ambasciata coinvolti direttamente nella fuga del politico condannato e avviando ulteriori indagini sui due coniugi latitanti, ma questa rischia di essere una battaglia impari.

La rete moldova della Russia ha subito un ennesimo colpo, ma non è stata eliminata. Il lavoro di Maia Sandu e dei suoi uomini continua nonostante una minaccia militare al confine, non dissimile da quella che ha anticipato l’invasione dell’Ucraina, e una costante operazione di guerra ibrida che rischia di minare il processo di integrazione nell’Unione, oggi solo agli inizi. È per questo che l’Europa non può più permettersi di sottovalutare l’importanza di questo fronte.

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