Appena i dazi sono entrati in vigore, di fronte ai prevedibili rovesci della borsa americana e di quelle mondiali, Donald Trump ha pubblicato sul suo social Truth questo post: «L’operazione è finita! Il paziente è sopravvissuto e sta guarendo. La prognosi è che il paziente sarà molto più forte, più grande, migliore e più resiliente che mai».
A seguire, la sua portavoce Karoline Leavitt ha invitato tutti a «fidarsi del presidente Trump», per rimettere a posto Paesi che “hanno truffato i lavoratori americani e se davvero avessero voluto negoziare e fare ciò che è giusto, avrebbero avuto settanta anni per farlo”.
Infine, il vicepresidente J.D. Vance ha detto che la scelta di Trump «rappresenta un grande cambiamento necessario contro l’economia globalista… e sta portando questa economia in una direzione differente». Poi ha aggiunto: «Quello che vorrei chiedere alla gente di comprendere è che non risolveremo le cose da un giorno all’altro».
Si farebbe un grave errore a pensare che queste dichiarazioni siano puramente difensive e parte di una strategia di comunicazione, finalizzata a minimizzare l’effetto che il crollo delle borse potrebbe avere sul consenso degli elettori americani.
Servono al contrario a consolidare un sistema non di comunicazione, ma di pensiero, che consente di immunizzare il consenso dal contagio della realtà e di rovesciare ogni smentita sul lato dei fatti in una conferma sul lato delle idee.
Non sono affatto fanfaronate. Sono parte di una tipica operazione ideologica, che non serve a produrre semplicemente credulità, ma falsa coscienza, cioè una forma di persuasione soggettiva che resiste ad ogni contraddizione oggettiva, perché è alienata dalla consapevolezza della contraddizione, essendo alienata dalla stessa consapevolezza della realtà.
Per vedere i fatti e trarne delle conclusioni – cioè per cambiare idea – occorre infatti credere che questi siano davvero reali e non siano la proiezione di una strategia manipolatoria. Il trumpismo, come tutti i fenomeni ideologici, è una strategia di controllo fondata sulla paura della perdita di controllo.
L’oligarchia Maga, che ha interessi concretissimi di occupazione e spoliazione non solo del governo federale americano, ma di tutta l’economia del mondo post-occidentale, è perfettamente consapevole che il suo disegno, se mai andasse in porto, produrrebbe montagne di macerie e sa che il potere sulla Casa Bianca e – prima ancora – sul Congresso americano passa dalla possibilità, rischiosa, ma concreta di far percepire la malattia come un percorso di guarigione.
Per fare questo, occorre destituire di fondamento qualunque discorso economicamente razionale, per sostituirlo con una dottrina magica, ma persuasiva perché corrispondente ai sospetti, alle idiosincrasie e ai pregiudizi suscitati accuratamente nel pensiero collettivo degli americani, nella marcia di avvicinamento alla Casa Bianca, con una strategia scientifica di doping informativo e condizionamento cognitivo.
Sarebbe ingenuo confidare che la forza dei fatti si riveli in breve tempo superiore alla forza dell’ideologia Maga. Pure di fronte al rischio di morte, durante la pandemia, milioni di americani (tutti parte della constituency trumpiana, a partire dal ministro della Sanità Robert Kennedy Jr.) rimasero tetragoni nella convinzione che la razionalità scientifica fosse semplicemente il cavallo di Troia di un sistema di potere economico-politico parassitario e il Covid stesso un instrumentum regni e che quindi occorresse difendersi più dai vaccini che dal virus.
Il trumpismo è riuscito nell’operazione di far credere che le mostruose disuguaglianze della società americana – nessuno Stato degli Stati Uniti, neppure il più povero, ha un Pil pro capite inferiore a quello della Francia, eppure un americano su nove versa in condizioni di povertà assoluta e quasi uno su cinque di povertà relativa – fossero dovute all’economia cosiddetta globalista, che invece è proprio quella che ha fatto le fortune dell’oligarchia trumpiana, la quale però si erge oggi a vendicatrice delle sofferenze del popolo derubato dal sistema del commercio globale.
Non è assolutamente escluso che questa oligarchia possa convincere gli americani che il loro ulteriore impoverimento è la prova della giustezza dell’analisi sulla maligna potenza dei nemici dell’America e della necessità della battaglia per la sua salvezza. Tutti in marcia, verso il sole dell’avvenire.