Il giorno successivo all’annuncio dei dazi imposti da Donald Trump è stato per Wall Street il peggiore dai tempi della pandemia. Lo Standard & Poor 500 (S&P 500) ha perso duemila miliardi di dollari di valore ed è tornato in correzione, mentre il Nasdaq Composite ha subìto forti cali nel settore tech. Il primo indice azionario ha registrato un crollo superiore al 4,8 per cento (peggior calo dal giugno 2020), il secondo attorno al 6 per cento; -4 per cento, invece, per Dow Jones. Male anche le borse asiatiche, con l’indice Nikkei di Tokyo al -3,5 per cento.
Ieri, giovedì 3 aprile, le borse europee hanno bruciato più di quattrocentoventidue miliardi in totale. Milano è scesa del 3,6 per cento, seguita da Parigi (-3,3 per cento), Francoforte (-2,9 per cento) e Londra (-1,6 per cento). Nell’indice Ftse Mib, che ha terminato le contrattazioni sfiorando i 37mila punti, sono pochissimi i titoli in positivo, soprattutto le utilities. Mentre il prezzo di un bene rifugio come l’oro continua comprensibilmente a salire (spot a 3.167 dollari) e il valore del petrolio a scendere, l’Euro viene premiato sul Dollaro con un cambio a 1,11.
Kristalina Georgieva, direttrice operativa del Fondo monetario internazionale (Fmi), ritiene che i dazi di Trump rappresentino «un rischio significativo per le prospettive globali in un momento di crescita lenta. Facciamo appello agli Stati Uniti e ai suoi partner commerciali affinché lavorino in modo costruttivo per risolvere le tensioni commerciali e ridurre le incertezze».
Intervistato da Repubblica, il politologo Francis Fukuyama, teorico della Fine della Storia, ha definito i dazi di Trump come «la decisione più idiota che abbia mai visto da un presidente americano. Saranno completamente controproducenti e probabilmente getteranno l’economia mondiale in una recessione molto grave, se non nella depressione. Tutto si basa sull’incapacità di Trump di capire come funziona l’economia. È difficile per me comprendere come un presidente americano possa fare qualcosa di così ridicolo e dannoso per la sua stessa società. Il costo per riportare negli Usa la produzione di tutte queste catene di approvvigionamento sarà semplicemente enorme. Le aziende americane non potranno permettersi di costruire impianti completamente nuovi, per l’alto costo della manodopera».
Donald Trump, parlando con la stampa, ha minimizzato il palese momento di difficoltà dei mercati azionari statunitensi: «Penso che stia andando molto bene. È stata un’operazione, come quando un paziente viene operato, ed è una cosa importante. Avevo detto che sarebbe andata esattamente così. Non abbiamo mai visto nulla di simile. I mercati cresceranno. La borsa salirà alle stelle. Il Paese avrà una crescita straordinaria. Il resto del mondo vuole capire se c’è un modo per trovare un accordo. Ci hanno sfruttato per molti anni. Penso che sarà qualcosa di incredibile», ha detto.
Secondo il vicepresidente J.D. Vance, quella di Wall Street è stata una «brutta giornata», anche se si aspettava una performance «addirittura peggiore». «È una grande transizione. Come ha detto il presidente, l’economia è come un paziente che era molto malato. Abbiamo fatto l’operazione, e ora è il momento di farlo stare meglio. È esattamente quello che stiamo facendo. Penso che avremo un mercato azionario in forte espansione per molto tempo perché stiamo reinvestendo negli Stati Uniti d’America. Ci importa che Wall Street vada bene, ma teniamo di più ai lavoratori americani e alle piccole imprese americane: sono loro che trarranno davvero vantaggio da queste politiche», ha aggiunto.
Gli altri Paesi, però, non restano a guardare. «Se te la prendi con uno di noi, te la prendi con tutti noi», ha detto Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, secondo cui l’Ue si sta «preparando ad adottare ulteriori contromisure per proteggere i nostri interessi e le nostre attività nel caso in cui i negoziati per rimuovere ogni barriera residua al commercio transatlantico fallissero».
Anche il Regno Unito ha intenzione di non interrompere i negoziati con gli Usa, mentre il primo ministro canadese Mark Carney ha annunciato dei dazi del venticinque per cento sulle auto e i furgoni prodotti negli Stati Uniti e venduti nel Paese. L’Italia, al netto delle dichiarazioni al Tg1 della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sembra avere le idee più confuse, con il ministro del Made in Italy Adolfo Urso che ha chiesto «l’immediata sospensione delle regole del Green deal che hanno portato al collasso l’industria delle auto».
Dalla Francia, il presidente Emmanuel Macron ha invitato le aziende europee a sospendere tutti gli investimenti negli Stati Uniti «finché le cose non saranno chiarite». Dalla Spagna, invece, il primo ministro Pedro Sánchez ha annunciato un pacchetto di aiuti da 14,1 miliardi di euro per ridurre l’impatto delle tariffe annunciate il 2 aprile da Trump. La Cina, colpita da dazi aggiuntivi del trentaquattro per cento, reagirà per «salvaguardare i propri diritti e interessi», scrive il New York Times nel suo “Briefing” mattutino.