Empietà elettiveDomandiamoci perché Meloni va così d’accordo con Trump

Con Biden era solo tattica, con il presidente attuale c’è un’affinità reale e inquietante, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

Lapresse

Da giorni, in vista dell’incontro di giovedì a Washington, non si parla d’altro che del rapporto speciale, della simpatia umana, della stima reciproca tra Giorgia Meloni e Donald Trump. Tutti si domandano se la nostra presidente del Consiglio riuscirà a giocare appieno questa carta, e come, e con quali conseguenze per l’Italia e per l’Europa, nella trattativa sui dazi con il presidente americano. Data la delicatezza della situazione e l’importanza della posta in gioco, tutto questo è più che comprensibile, specialmente dal punto di vista di Ursula von der Leyen e delle altre cancellerie europee. Forse però noi italiani dovremmo anche chiederci il perché di una simile affinità elettiva. Domenica Mario Monti ha accennato al problema in un articolo sul Corriere della sera. «Meloni – ha scritto – si è abituata a sentirsi interrogare sulla sua opinione sul fascismo. Certi tratti dell’autoritarismo di Trump si avvicinano molto ad alcune caratteristiche che l’Italia per fortuna non ha visto dopo di allora. Non dare segno, nelle parole e nei fatti, di prendere le distanze da questi aspetti di Trump potrebbe metterla in difficoltà sul presente, dopo che è riuscita a neutralizzare tanti attacchi sul passato».

Quanto la sua simpatia per l’autoritarismo trumpiano possa metterla effettivamente in difficoltà non so dire. Ma ho l’impressione che lo stesso Monti, anche al netto del suo consueto gusto per l’understatement, sottovaluti molto la profondità e direi persino la sincerità di quel sentimento di simpatia e condivisione, non solo per Trump e per le sue posizioni in generale, ma proprio per quelle che più inquietano i democratici di tutto il mondo. Anche prima che la pubblicazione delle chat di Fratelli d’Italia mostrasse che cosa diceva in privato all’indomani dell’assalto a Capitol Hill, era già di pubblico dominio il fatto che la leader di Fratelli d’Italia si è sempre ben guardata dal condannare il modo in cui Trump si è rifiutato di riconoscere la sconfitta elettorale, aizzando i suoi sostenitori alla sommossa contro il parlamento. Il buon rapporto tra la nostra presidente del Consiglio e Joe Biden, insomma, era solo tattica, fondato com’era sulla scelta di sostenere l’Ucraina nella guerra contro la Russia di Putin, cui fino a poco prima Meloni chiedeva addirittura di togliere le sanzioni decise dopo l’occupazione della Crimea. Con Trump c’è invece una affinità reale, e inquietante, su cui noi italiani faremmo bene a riflettere con attenzione.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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