I sommersi, e gli ignoratiSe la solidarietà verso gli ebrei non fa notizia, allora la (brutta) notizia è questa

Su iniziativa di Europa Radicale, un gruppo di cittadini indossa la kippah per denunciare l’antisemitismo. Un gesto potente, passato inosservato. Il vero scandalo non è l’odio, ma l’apatia

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Non c’era da aspettarsi che l’iniziativa “Indossiamo la kippah”, organizzata da Europa Radicale finisse in prima pagina. Ma si poteva almeno sperare che non fossero soltanto un paio di trafiletti – oltretutto su stampa non proprio prominente – a occuparsene. Salva qualche copertura online, quell’iniziativa è passata nel sostanziale disinteresse.

È un disinteresse significativo. Proprio qui avevamo denunciato la mancanza di qualsiasi iniziativa di solidarietà nei confronti degli ebrei cui ormai è impedito di sentirsi sicuri solo perché – appunto, per esempio – indossano il copricapo che li rende riconoscibili. E dicevamo che quel difetto di empatia poteva dipendere solo da due ragioni alternative.

La prima, che in realtà non è vero che gli ebrei, dopo ottant’anni dallo sterminio, devono stare attenti e che è meglio che non si facciano riconoscere. La seconda, che è vero, ma dopotutto non è un problema il fatto che in una società come la nostra (non è una società qualunque: è quella che scrisse le leggi razziali) si riproponga quella situazione di discriminatoria insicurezza.

Ora che un gruppo di cittadini non ebrei ha preso l’iniziativa, decidendo di mettersi sulla testa il “segno” che attira il sospetto, il dileggio e, non raramente, anche la violenza fisica del pregiudizio antisemita, l’esito è quello che abbiamo visto: il rinnovato e sostanziale disinteresse dei mezzi di informazione, pure convenuti mercoledì scorso a quella conferenza stampa.

Si potrà dire che il sistema dell’informazione si disinteressa in modo regolare di fatti e notizie che invece meriterebbero qualche attenzione. Vero. Ma l’impressione è che in questo caso se ne disinteressi non già nonostante l’importanza della questione, ma esattamente perché non la ritiene importante. E siamo, come si dice, daccapo.

Se non è un problema e non merita attenzione il fatto che indossare la kippah possa rappresentare un motivo di insicurezza, armonicamente non merita attenzione l’iniziativa rivolta a denunciare quel problema e a mettersi nei panni di chi ne è vittima: perché non c’è nessun problema e non c’è nessuna vittima.

Per carità, un po’ di riscontro a quella lodevole proposta, “Indossiamo la kippah”, non avrebbe tagliato le gambe dell’antisemita al galoppo. Gli avrebbe però fatto capire che non è una prateria sconfinata quella in cui si crede libero di scorrazzare. E le redazioni che hanno ritenuto di disinteressarsene si sarebbero sentite un po’ meno a proprio agio se non avessero goduto della compagnia maggioritaria di quelle che hanno fatto lo stesso.

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