Nessuno se ne è stupito, era ampiamente atteso da tutti, tranne forse qualche pasionario trumpiano, la guerra dei dazi scatenata dal presidente degli Stati Uniti ha costretto il Fondo Internazionale a rivedere le proprie stime sulla crescita delle economie mondiali nel 2025. In soli tre mesi è cambiato tutto, il Prodotto interno lordo mondiale dovrebbe salire del 2,8 per cento quest’anno, contro il 3,3 per cento previsto a gennaio. La caduta più importante è quella che riguarda il Messico, per motivi facili da immaginare, e gli Stati Uniti stessi, che ovviamente pagheranno i costi più alti delle importazioni crescendo lo 0,9 per cento meno di quanto preventivato.
Non si salva quasi nessuno, non l’Italia, per esempio, la cui economia si espanderà solo dello 0,4 per cento, tre punti decimali in meno rispetto al +0,7 previsto a inizio anno. Quasi, appunto, perché c’è un Paese che fa eccezione, vistosamente eccezione, la Spagna. Secondo il Fmi crescerà del 2,5 per cento, più di sei volte l’Italia, ma, soprattutto, due decimali in più di quanto stimato a gennaio e quattro in più che a ottobre. Ci sarebbe anche la Russia a vedere numeri migliori dei precedenti, ma l’economia di Mosca, drogata dalle spese militari, segue logiche sue, il dato che fa veramente notizia è quello spagnolo, anche perché viene dopo anni di crescita nettamente superiore a quella media europea e persino più alta, a tratti, di quella americana.
Dati del Fondo Monetario Internazionale
È stata più alta, e di molto, di quella italiana e dell’Eurozona dal 2022, rimanendo sopra il due per cento mentre noi scivolavamo al solito zero virgola, maggiore di quella francese e dei Paesi avanzati in generale, recuperando rispetto alla caduta di ben il 10,9 per cento del 2020.
Dati del Fondo Monetario Internazionale
Le stime del Fmi per il 2025 dimostrano l’eccezionale solidità di quella che una volta era la S dei PIGS, sottoposta tredici anni fa al salvataggio delle banche da parte dell’ESM, il Meccanismo Europeo di Stabilità. Una solidità che si ripercuote sull’economia reale, con un andamento dei consumi privati decisamente migliore di quello italiano e dell’Eurozona sia quest’anno, quando dovrebbero crescere del 2,2 per cento, che lo scorso anno che nel 2023, con aumenti di tre, quattro, cinque volte superiori di quelli che abbiamo visto nel nostro Paese.
Che la revisione dei dati del 2025 derivi dalla robustezza, maggiore del previsto, dell’economia già prima della tempesta dei dazi è evidente dal grande miglioramento anche delle stime riguardanti il 2024: da un’espansione dei consumi del 2,2 per cento si è passati a una del 2,9 per cento, mentre i dati della Germania venivano dimezzati e per l’Italia si passava da un +0,5 a un +0,4 per cento. Per il 2025 la spesa degli italiani salirà dello 0,6 per cento, quattro decimali in meno rispetto a quanto previsto nell’ultimo outlook dettagliato di ottobre, mentre la revisione tedesca si rivela un tracollo e per la Spagna c’è un ulteriore miglioramento di due decimali.
Dati del Fondo Monetario Internazionale
In Spagna i consumi crescono di più, come gli investimenti, che quest’anno saliranno di ben il 4,9 per cento, in forte aumento rispetto alle precedenti stime che li vedevano in aumento del 3,1 per cento. Il +1,7 per cento italiano è lontano, come è lontano dagli incrementi drogati dovuti al Superbonus.
Dati del Fondo Monetario Internazionale
Queste revisioni positive spagnole sono superiori anche di quelle che riguardano i consumi pubblici in beni e servizi, che cresceranno, sì, più che in Italia, del 2,9 per cento contro una discesa dello 0,3 per cento, ma rispetto alle previsioni di ottobre il rialzo è dello 0,7 per cento, mentre nel caso italiano di un punto.
Dati del Fondo Monetario Internazionale
Quella spagnola non sembra essere una crescita viziata dalla spesa dello Stato, insomma, e a dimostrarlo c’è il dato del deficit, che, infatti, per la prima volta da moltissimo sarà persino più basso che in Germania, del 2,7 per cento del Pil, in discesa di mezzo punto rispetto al 2024, contro il tre per cento di Berlino, nonché il 3,3 per cento italiano. Lontanissimo, al 6,5 per cento, il dato americano. Rispetto al periodo pre-Covid tutte le grandi economie hanno peggiorato i propri conti pubblici, e non di poco, considerando che, per esempio, i frugali tedeschi erano allora in avanzo dell’1,3 per cento del Pil, tutte tranne la Spagna.
Dati del Fondo Monetario Internazionale
Alla base del successo spagnolo ci sono miglioramenti eccezionali dei fondamentali, per esempio un aumento dell’occupazione che, oltre che effetto è anche causa della crescita. Il numero dei lavoratori è salito nel 2021 e 2022 come negli Stati Uniti, che però recuperavano un crollo del 2020 molto più ampio, e negli anni successivi molto più velocemente.
La salita degli occupati italiani, pur importante e senza precedenti, non è nulla di eccezionale se paragonata a quella che si è verificata in Spagna, dove nel 2024 è stata del 2,2 per cento, mentre in Italia dell’1,5 per cento e anche nel 2025 ci sarà un divario, mentre in Germania è previsto addirittura un calo dell’occupazione dello 0,5 per cento.
Dati del Fondo Monetario Internazionale
Questi aumenti occupazionali sono stati accompagnati anche da incrementi salariali importanti, tra l’altro rivisti al rialzo dal Fondo Monetario internazionale, del 4,4 e del 3,5 per cento nel 2024 e nel 2025, dell’1,5 e dell’1,1 per cento superiori a quelli che si sono verificati e che si verificheranno, secondo queste stime, in Italia.
Tuttavia, e questo è un dato fondamentale, ciò non ha impedito una crescita della produttività del lavoro, perlomeno nel settore manifatturiero. È qui che si nota il divario rispetto al nostro Paese, ma anche rispetto alla Germania e agli Stati Uniti, dal 2021 questo parametro, infatti, in Spagna è stato migliore che nelle altre maggiori economie, salendo l’anno scorso dell’1,1 per cento e quest’anno di un punto, mentre in Italia scendeva dell’1,8 per cento e nel 2025 dovrebbe aumentare solo dello 0,1 per cento. Per giunta, mentre a ottobre le previsioni del Fmi vedevano un gap di solo due decimali tra Spagna e Italia, in aprile le previsioni sulla produttività sono migliorate per la prima, che vedrà un aumento doppio che negli Stati Uniti, e peggiorate per la seconda.
In sostanza l’aumento occupazionale spagnolo, a differenza di quello italiano, è stato il frutto di un effettivo incremento del valore aggiunto, che ha consentito che si traducesse anche in maggiori salari.
Dati del Fondo Monetario Internazionale
E visto che si parla di dazi ed è il commercio a essere in primo piano come determinante dei successi e degli insuccessi delle economie, non si può ignorare un altro dato, quello relativo alle esportazioni. In Spagna dal 2022 sono cresciute più che altrove, più che in Italia e nell’Eurozona. L’anno scorso il loro aumento è stato di ben il 3,4 per cento, mentre in Italia dello 0,4 per cento e in Germania sono addirittura scese di un punto.
Quest’anno, a differenza che in Italia e in Germania, dove diminuiranno rispettivamente del 2,6 e del due per cento, in Spagna dovrebbero continuare a crescere, dell’1,9 per cento. L’inevitabile revisione al ribasso da parte del Fmi di tale aumento è comunque inferiore a quella che interessa il commercio italiano e tedesco, anche perché minore è la dipendenza dagli Usa.
Dati del Fondo Monetario Internazionale
Il successo spagnolo di questi ultimi anni, che si arricchisce di questi dati quasi clamorosi, è poco presente sui media, un po’ per i forti contrasti politici interni a Madrid, un po’ per quella narrazione tossica ormai dominante che vuole l’Europa destinata a un inesorabile declino e che valorizza solo i ritardi del Vecchio Continente rispetto agli Stati Uniti o alla Cina.
La Spagna è un esempio di come anche nella Vecchia Europa occidentale una maggiore produttività possa beneficiare il commercio estero, quindi la crescita e, di conseguenza i salari e i consumi. A fare la loro parte c’è una politica migratoria non ossessionata dalla paura, anzi. Tra gli ingressi nel Paese, fra l’altro, ci sono anche quelli degli italiani, raddoppiati in dieci anni. E, blackout permettendo, continueranno ad aumentare se non proveremo a trarre ispirazione dai nostri vicini più simili a noi.