Voci ignorateLa Resistenza ad Hamas nella Striscia di Gaza

È tempo di ascoltare i palestinesi che vogliono vivere liberi dal giogo del gruppo terroristico responsabile del massacro del 7 ottobre 2023

Unsplash

Il 25 aprile è un’occasione di riflessione centrale per le Resistenze di ieri e di oggi, e mentre si consumano sui social e sui giornali le polemiche sulle piazze che oggi celebreranno la Liberazione nel nome dell’antisionismo e del sostegno a Hamas, qualche giorno fa in Senato si è svolto un incontro intitolato ”Voci da Gaza”, che è stato ignorato dai più.

A Palazzo Carpegna hanno parlato due protagonisti, due esponenti della dissidenza palestinese, Hamza Howidy e Momen al-Natour, tra i fondatori del movimento anti-Hamas “Vogliamo vivere”, nato nel 2019, dal nome evocativo, fondato per contrastare il potere dispotico del movimento fondamentalista islamista. A moderare gli interventi dei due dissidenti, il primo fuggito da Gaza e che vive in esilio in Europa, il secondo ancora residente nella Striscia, la giornalista esperta di Medio Oriente e del conflitto arabo-israeliano Sharon Nizza.

Raccapricciante il racconto dei due palestinesi, sopravvissuti alla dura prigionia e alle torture inflitte loro da Hamas, che ha incarcerato e brutalizzato entrambi più volte proprio perché protagonisti di proteste e dissenso nella Striscia.

Accorato l’appello alla mobilitazione dell’Occidente contro Hamas, perché le voci di quella parte di popolo palestinese vengano ascoltate e aiutate a esprimersi e perché gli islamisti vengano isolati e neutralizzati, soprattutto tagliando loro fondi e rifornimenti. Viveri e materiali che purtroppo non arrivano ai cittadini della Striscia, ma vanno a soddisfare le esigenze del movimento terrorista che detiene con brutalità il potere a Gaza da quasi venti anni ininterrottamente.

Un potere ottenuto con la forza delle armi e della violenza, nell’indifferenza delle nazioni, e che ha trascinato nella tragedia di un conflitto devastante la propria gente usata come scudo umano. A raccogliere le parole di denuncia di Howidy e al-Natour, il deputato del Partito democratico Piero Fassino, il senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan e l’organizzatore dell’incontro Ivan Scalfarotto.

Parole importanti dai tre esponenti politici, che hanno confermato di volersi fare portavoce presso le aule parlamentari italiane ed europee delle istanze di aiuto dei due dissidenti.

Mentre Fassino ha ricordato che Gaza è un intero scudo umano, dove ogni cittadino è ostaggio di Hamas e i tunnel del terrore sono stati individuati dall’esercito israeliano perfino sotto gli ospedali, Malan ha ricordato quanto poco sia durata la solidarietà a Israele dopo il massacro del 7 ottobre e quanto venga trascurato l’elemento essenziale dei cinquantanove ostaggi rapiti da Hamas e ancora tenuti prigionieri dai terroristi.Per ultimo si è discusso il tema inquietante dell’antisemitismo e di come, proditoriamente, si individui nell’ebreo, in ogni ebreo nel mondo, il responsabile del conflitto e dei fatti drammatici del Medio Oriente, in un delirio della ragione estremamente preoccupante.

Le testimonianze di Hamza Howidy e Momen al-Natour rappresentano un patrimonio enorme per tutte e per tutti: con il loro coraggio e il loro corpo sono lì a testimoniare quanto sia difficile essere dissidenti di un regime terrorista che andrebbe disarmato e neutralizzato invece che reso in modo apologetico architrave di una fantomatica Resistenza, che è nella prassi la presa in ostaggio di un popolo, quello palestinese, che invece merita di essere libero da un disegno teocratico e fondamentalista. Solo così si potrà arrivare ai tanto evocati due popoli, due Stati.

X