Altalena commercialeL’Ue cerca un accordo con Trump sui dazi a partire da Gnl e web tax

La proposta di Bruxelles per convincere il presidente americano ad abbassare le barriere economiche prevede l’acquisto di grandi quantità di gas naturale liquefatto, garanzie sui beni cinesi e la sospensione della tassa per le multinazionali che operano online. L’obiettivo è portare a zero le tariffe

AP/Lapresse

Donald Trump sta già pensando di sospendere i dazi sulle importazioni di auto, per dare tempo alle aziende del settore di riorganizzare la loro catena di produzione. «Le case automobilistiche hanno bisogno di un po’ più di tempo per ricollocare la produzione negli Stati Uniti», ha detto ai giornalisti alla Casa Bianca. Sui dazi, quindi, semmai ce ne fosse ancora bisogno, non ci sono certezze né punti fermi: è tutto in costante evoluzione.

È quello che spera anche l’Unione europea. L’obiettivo di Bruxelles è quello di ripristinare le vecchie tradizioni commerciali con il più importante alleato politico e commerciale dell’Europa. Per questo il Commissario al Commercio, Maros Sefcovic, ieri ha incontrato il segretario al Commercio americano Howard Lutnick e il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer.

La proposta dell’Unione europea, scrive oggi Repubblica nell’articolo di Claudio Tito, è «comprare più gas liquido dagli Usa, mettere nel congelatore la web tax e fornire garanzie piene che i beni cinesi non facciano ponte in Europa per evitare i dazi». Sono le cose che interessano di più agli Stati Uniti: il modo più diretto per tentare di ristabilire una condizione di “zero per zero”, cioè nessun dazio di qua, nessun dazio di là.

Sul gas naturale liquefatto, da tempo gli Stati Uniti chiedono all’Europa di comprarne di più. Già adesso ne arrivano oltre cinquanta miliardi di euro ogni anno dall’altra sponda dell’Atlantico, ma per Trump quella cifra si dovrebbe moltiplicare di cinque, sei, sette volte: target non raggiungibile nell’immediato per gli Stati europei.

Quella della web tax invece è una carta politica: si tratta di evitare di ricorrere nei prossimi quattro anni a una web tax contro le Big Tech, un modo per tenere buono anche Elon Musk. E poi c’è la triangolazione con la Cina: Sefcovic propone di impedire che le merci cinesi possano bypassare i dazi americani facendo ponte in Europa.

Ma Sefcovic non si è mostrato solo dialogante e disponibile. «Ha ricordato ai suoi due interlocutori che se non si arriverà a una soluzione equilibrata allora tutte le possibili risposte sono possibili», scrive Repubblica. «E ovviamente questo concerne la possibilità di aprire altri mercati del commercio. A cominciare dall’India e dalla Cina. Piazze che numericamente possono essere un’alternativa ai “compratori” americani».

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