Baciamo le maniLa resa antipatriottica di Meloni alla guerra dei dazi di Trump

La finta trattativa della presidente del Consiglio sull’abolizione di ogni barriera commerciale tra Bruxelles e Washington nasconde una sottomissione alla logica estorsiva della Casa Bianca

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Quando dieci anni fa si provò a negoziare tra Unione europea e Stati Uniti un accordo di libero scambio – il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership) – Giorgia Meloni e Matteo Salvini vi si opposero violentemente: l’una lo definì «un colpo di grazia al made in Italy e a quel poco che rimane della nostra dignità nazionale» e «un’idea malsana che ha il preciso scopo di svendere ai poteri forti internazionali ciò che di buono rimane dell’Italia»; l’altro con la sua caratteristica misura lo definì «un tentativo di genocidio dei popoli europei» e «un trattato evidentemente criminale nei confronti dell’economia europea, che solo dei matti potrebbero avallare».

Ora, di fronte alla guerra commerciale di Donald Trump, Meloni e Salvini sembrerebbero entrambi favorevoli alla politica dei dazi zero e con questa imperdibile offerta oggi la presidente del Consiglio italiana si presenta alla Casa Bianca. Non si sono però improvvisamente convertiti alla religione libero-scambista, né pensano di rinnegare una perdurante riserva protezionista, che infatti continuano a esercitare ad esempio rispetto al trattato tra Unione europea e Mercosur. Semplicemente, Meloni e Salvini, in questo senza differenze apprezzabili, si adeguano all’etica contraffatoria del discorso trumpiano. 

Trump fa finta di credere che il disavanzo commerciale americano sia dovuto a barriere tariffarie, per giustificare un’operazione economica speciale che ha tutt’altri obiettivi, e gli italo-trumpiani fanno finta di credere che egli creda davvero a quello che finge di credere, e quindi fanno finta di offrigli ciò che egli neppure fa finta di pretendere. A cosa serve tutto questo? Non a dare a Trump ciò che egli non vuole affatto, ma a dargli ciò che davvero vuole: il riconoscimento dell’ingiustizia che l’America sta subendo, la giustificazione delle sue recriminazioni e la legittimazione delle sue pretese. 

Poco importa che Trump non voglia affatto un commercio a dazi zero, ma estorcere il pizzo per la protezione che l’America presta al mondo garantendo i beni pubblici globali di una moneta di riserva, che ha una funzione internazionale per i commerci e gli investimenti, e di apparati militari e di sicurezza che proteggono il sistema degli scambi. Lo ha scritto nero su bianco Stephen Miran, il capo del Council of Economic Advisers di Trump direttamente sul sito della Casa Bianca.

Lo ha ripetuto più volte, anche contro Elon Musk, Peter Navarro, direttore delle Politiche per il commercio della Casa Bianca (sì, quello che citava nella bibliografia delle proprie pubblicazioni le fonti inesistenti del sé stesso anagrammato).

Prescindiamo pure dal fatto che anche questa recriminazione è fondata su un falso, poiché presenta come un servizio, ciò che invece è una rendita: i risparmi del mondo finiscono nella finanza pubblica e privata americana e consentono da anni agli Stati Uniti di vivere al di sopra dei propri mezzi, e gli Usa hanno potuto imporre, come potenza strategicamente egemone, una (benedetta) globalizzazione a misura della potenza americana, che ora presentano però come un complotto globalista contro l’America.

Consideriamo invece la circostanza che quel che Trump pretende di ottenere non è solo il pizzo, ma che questo venga riconosciuto come un ristoro. È il meccanismo classico di qualunque regime della menzogna e della violenza, in cui il falso non è un mezzo di frode, ma un crisma di potere e quindi esige di essere ufficialmente creduto e pubblicamente omaggiato come principio di verità. 

Però le umilianti inchinate che la destra italiana continua a tributare al nuovo mammasantissima dell’Occidente non servono a propiziarne la benevolenza, ma a eccitarne ulteriormente l’arbitrio e lo spirito di sopraffazione. Proprio come avviene coi mafiosi con la coppola e non col cappellino Maga. Qualunque sia il trattamento che oggi Trump riserverà a Meloni, il governo italiano sta creando le condizioni per farsi trattare sempre peggio. La strategia del baciamo le mani è antipatriottica.

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