I crimini russiI missili sui civili a Kharkiv, e l’unione degli ucraini che la Russia non riuscirà a spezzare

Mentre finge di trattare per la pace, il Cremlino comanda nuovi bombardamenti sulle città ogni giorno. Gli attacchi durante le festività sono diventati ricorrenti, ma da Kyjiv a Sumy, da Odesa a Kramatorsk, il popolo che lotta per la sua sopravvivenza non si arrenderà mai

AP/Lapresse

La Russia con una mano annuncia progressi nei negoziati di pace, con l’altra continua a bombardare le città ucraine durante la Settimana Santa. Ieri mattina, 18 aprile, nel giorno che gli ucraini chiamano “il venerdì di passione”, i russi hanno colpito la città di Kharkiv, distruggendo una pasticceria che produceva il pane santo pasquale, la paska, uccidendo una persona e ferendone un’altra. Le briciole del pane santo, prodotto poche ore prima, si sono mischiate con le macerie. Al posto della polvere di zucchero a velo, nella pasticceria c’era ovunque polvere di cemento.

A Kharkiv è stata usata la stessa tattica impiegata a Sumy la scorsa Domenica delle Palme, che ha causato la morte di oltre trenta persone: far esplodere il missile in aria, prima che tocchi terra, in modo da provocare il massimo danno possibile con le schegge. Una tattica concepita per uccidere e ferire più persone possibile.

Al posto di contare le uova di Pasqua, gli ucraini contano quante volte sono stati colpiti durante le feste religiose. Sono esattamente quattordici gli attacchi avvenuti nei giorni sacri a partire dal 2022: la prima volta l’8 aprile 2022, Venerdì Santo, quando i russi colpirono la stazione di Kramatorsk, da cui partivano i treni di evacuazione, uccidendo sessantatré civili, tra cui nove bambini. La città di Kherson fu colpita nei giorni di Pasqua e di Natale nel 2022, causando la morte di trenta persone. I russi non hanno risparmiato le feste religiose né nel 2023, né nel 2024. Anzi, proprio per i missili che esplodono in aria, le festività diventano un’occasione per fare più vittime tra i civili.

Nello stesso Venerdì Santo, tra una dichiarazione falsa e l’altra, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha annunciato che il periodo di un mese di tregua sui bombardamenti alle infrastrutture energetiche era terminato. Insomma, da oggi la Russia può riprendere a colpire le centrali elettriche ucraine, insieme ai parchi giochi, ai centri urbani civili e alle pasticcerie, come già fatto nell’ultimo mese. Nell’ultimo mese i missili russi hanno causato i due più gravi massacri di questa guerra contro i civili: venti morti, tra cui nove bambini, nel parco giochi di Kryvyi Rih, e trenta morti, tra cui due bambini, nel centro di Sumy. Durante questo cosiddetto mese di tregua, il ronzio dei droni e il fischio dei missili hanno continuato a tormentare le città ucraine ogni notte.

In tre anni di attacchi nei giorni di Natale e Pasqua, insieme agli ucraini i russi avrebbero dovuto uccidere anche la speranza – ma nessun missile e nessun drone ci è riuscito e mai ci riuscirà. Gli ucraini non credono più alle parole dei russi (oggi nemmeno a quelle degli americani), e continuano a contare solo su loro stessi e sull’Europa, l’unico alleato che gli è rimasto accanto in questi tre anni. Il giorno di Pasqua, ai tempi della guerra, è celebrato con speranza e dolore che camminano fianco a fianco. È una festa che non nega il dolore, non riporta ciò che è stato perduto – e soprattutto chi è stato perduto – e non ferma la guerra. Ma la Pasqua, la festa più sentita nella tradizione cristiana ortodossa, più del Natale, ricorda che gli ucraini sono vivi, che resistono in questi tempi oscuri, che continuano ad amare, aiutare e sostenersi l’un l’altro.

La Pasqua, che in Ucraina viene anche chiamata Velykden, il Gran Giorno, parla di resurrezione anche quando il corpo e l’anima sono spezzati. Per questo, nel “giovedì candido”, gli ucraini puliscono a fondo le loro case. Il “venerdì di passione” si trascorre quasi in silenzio, ricordando le sofferenze di Cristo. Il “sabato rosso” si prepara il pane santo, si decorano e si colorano le uova. Poi, nella notte tra sabato e domenica, verso le tre del mattino, si va in chiesa con il cesto pieno di doni: le uova, il pane santo, il sale, la carne che si può finalmente mangiare dopo la Quaresima. Al ritorno, si allestisce la colazione pasquale con la famiglia. E niente – nessun missile, nessun drone – può cambiare questa tradizione che tiene insieme gli ucraini, che parla delle nostre radici, e del motivo per cui resistiamo: al fronte e nelle case, nel corpo e nell’anima. Buona Pasqua e Slava Ukraini.

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