In vista del 2 aprile, quando dovrebbero scattare i dazi «reciproci» sulle importazioni negli Stati Uniti stabiliti da Donald Trump, la tensione sui mercati è alta. Trump ha parlato di «giorno della liberazione», spiegando che i dazi colpiranno tutte le nazioni. Ma questo non ha rassicurato Wall Street.
Il timore che la nuova mossa del presidente americano possa dare il via a una guerra commerciale in grado di provocare una recessione globale si è concretizzata in un’ondata di vendite ai danni delle Borse, dall’Asia agli Stati Uniti fino in Europa. Il primo trimestre dell’amministrazione Trump, caratterizzato da andamenti divergenti, si chiude sui mercati nettamente in discesa. Wall Street ha registrato il suo peggior trimestre dal 2022, fa notare il Financial Times. Le Borse europee ieri hanno chiuso in rosso, con Milano a -1,8 per cento, la peggiore in Europa.
Mentre avanza l’oro, arrivato oltre 3.100 dollari l’oncia, a riprova della fuga degli investitori verso i tradizionali porti sicuri, come avviene in tutti i momenti di grande incertezza.
Per la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, l’imposizione dei nuovi dazi di Trump potrebbe rappresentare un’opportunità unica per l’Europa di avviare una «marcia verso l’indipendenza» in settori come difesa, energia e finanza.
Nella lettera annuale agli investitori, Larry Fink, ceo di BlackRock, il più grande gestore patrimoniale al mondo, senza mai nominare Donald Trump, ha detto che sulle prospettive economiche pesa il ritorno del protezionismo e che il dollaro potrebbe non essere più la moneta di riserva mondiale, sostituito dal bitcoin.
Dal fronte italiano, il ministro delle Imprese Adolfo Urso in un’intervista al Corriere invita l’Unione europea a reagire «con fantasia, cercando altri strumenti che non siano solo i dazi». Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, nell’assemblea annuale della banca centrale, ha spiegtao che con i dazi americani servirà cautela sul taglio dei tassi.