Anche oggi il Partito democratico si divide: stessa ora, stesso luogo, stesso tema. Strasburgo, politica di difesa europea, riarmo. Sulla Relazione annuale sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune, messa a punto da socialisti, liberali e popolari – nella quale si conferma, in un quadro più completo, con grande rilievo alla causa ucraina, l’appoggio alla politica di difesa europea e al riarmo – stavolta si prevede che i deputati vicini a Elly Schlein voteranno contro o si asterranno (come l’ultima volta, il tredici marzo), mentre i riformisti voteranno a favore.
Ci sarà una grande confusione sugli emendamenti – il testo è molto articolato e tocca tutti i punti della politica internazionale – e il voto sarà segreto. Ma l’importante sarà il voto finale. Stamattina è prevista una riunione della delegazione dei democratici italiani per fare il punto definitivo, ma ieri si prevedeva una novità di non poco conto negli equilibri interni: Stefano Bonaccini e Antonio Decaro, che nella precedente votazione avevano votato sì, questa volta potrebbero votare no. Il risultato dovrebbe quindi essere di tredici contrari e otto favorevoli.
Bonaccini e Decaro hanno spiegato che, in questa fase, non è opportuno mettere in difficoltà la segretaria, e per questo vorrebbero esprimere un voto in linea con l’indicazione di Schlein, che ieri si è detta non favorevole. Nicola Zingaretti spera che il testo venga migliorato grazie agli emendamenti, così che alla fine tutti i deputati possano votare sì. Ma certo, Schlein è partita lancia in resta contro, forse anche per dare un segnale unitario a Giuseppe Conte, a quattro giorni dalla manifestazione promossa dal Movimento 5 stelle.
C’è chi legge nel cambio di atteggiamento di Bonaccini e Decaro motivazioni tutte interne, nel senso di voler evitare di approfondire la spaccatura del partito su questo tema e al tempo stesso dare un segnale al M5s. Esigenza sentita da Decaro, che si avvia alla battaglia nella sua Puglia insieme ai contiani.
Da Roma ieri si è seguita la vicenda con particolare attenzione da entrambi i campi del partito – schleiniani e riformisti – che, ricordiamolo, dopo la spaccatura a Strasburgo, erano riusciti a realizzare una mozione unitaria a Montecitorio, nella quale si chiedeva un «radicale cambiamento» del ReArmEu. La Relazione che si vota oggi, sempre a Strasburgo, è tutta protesa nel senso della difesa europea e del rafforzamento di tutti gli strumenti volti a questo scopo. Infatti, «accoglie con favore l’obiettivo della presidente della Commissione di avviare una nuova era della difesa e della sicurezza europee mediante la costruzione di una vera Unione europea della difesa».
Insomma, il Partito democratico di Elly Schlein potrebbe apprestarsi a un voto contrario a un testo della maggioranza di cui fa parte il Partito socialista europeo (Pse), e sarebbe un nuovo motivo di isolamento degli italiani nella sinistra europea. Comunque, sul tema della difesa – così come impostato dalla maggioranza Pse-Liberali-Popolari che sorregge la Commissione europea – il Pd continua a essere spaccato in due, pur con tutti i distinguo e i giri di parole.
Una spaccatura che irrigidisce da una parte Schlein, e dall’altra i riformisti Giorgio Gori, Pina Picierno, Elisabetta Gualmini e altri. Nel mezzo emerge la terza posizione di chi, come Bonaccini, Decaro e Dario Nardella, punta a stare con la segretaria, con posizioni un po’ critiche ma non di aperta contrapposizione. La spaccatura però resta.