Escapismo olfattivoChe profumo ha il deserto? Undici fragranze ne racchiudono l’essenza

Partendo dal profumiere Bertrand Duchaufour fino ad arrivare a Guerlain, Byredo, Molton Brown poi The House of Oud, Akro, Liquides Imaginaires e molti altri ancora, sono diversi i brand che, ispirati dagli odori e i cieli stellati del deserto, hanno realizzato dei profumi che ne ricordano le terre aride

Courtesy of Liquides Imaginaires. Profumo “Desert Suave”

Dal Sahara al deserto americano, da Marrakech a Timbuktu arrivando fino a Palm Springs: non soltanto percorsi di viaggio, ma vere e proprie alchimie olfattive. La profumeria di nicchia si mette alla prova dando vita ad essenze uniche e preziose, nate dalla voglia di sperimentare con ingredienti rari e re-interpretazioni inaspettate. Un desiderio di escapismo quasi necessario per sfuggire dalla routine della metropoli e farsi conquistare da un esotismo lontano e atavico. 

Protagonista il deserto con la sua magia, i suoi cieli stellati e i suoi odori. Creazioni dai nomi evocativi che fanno pensare immediatamente alle dune di sabbia, alle rocce arse dal sole e all’aria notturna, secca e fredda, che rinfresca le oasi verdeggianti. I profumi ispirati a queste terre aride, di una bellezza quasi lunare, sono misteriosi, intensi e seducenti, accomunati spesso da note legnose e boisé, come il cedro o il sandalo. Oggi, però, i maîtres parfumeurs cercano di suggellare in preziose boccette che rubano i colori alle spezie, nuove fragranze che fondono resine orientali, come l’ambra e l’oud e fiori rari come la rosa, il gelsomino e la magnolia. 

Courtesy of Headspace. “Myrrhe”

Circolano storie e leggende su chi fu il primo profumiere a lasciarsi affascinare dal deserto che continua ad ispirare musicisti, scrittori e registi e che ricopre il venti per cento del globo terrestre. Secondo alcuni fu Bertrand Duchaufour, che durante un viaggio nella Repubblica del Mali, venne a conoscenza dell’esistenza del Wusulan, un antenato dell’extrait, ottenuto dalla macerazione di legni, resine e radici che dalla notte dei tempi veniva utilizzato dagli abitanti del Sahara per profumarsi. Secondo altri invece fu Andy Tauer. 

L’ “Air du Désert Marocain”, nato nel 2005, ma diventato iconico solo dieci anni dopo e che continua ad essere il best seller della Maison, è il primo eau de toilette orientale ispirato alle atmosfere del deserto del Maghreb. Potente, puro e sensuale nasce da un’immagine: un letto in una stanza d’hotel di Marrakech al tramonto dove i sentori di una brezza soffice entrano dalla finestra e portano con sé gli odori del deserto e delle spezie del suk. Qui coriandolo e cumino si sposano con petit grain e gelsomino per culminare in un cuore di rosa e ambra. 

La sua metamorfosi dal 2016 è rappresentata da ”Au Coeur du Désert”, un particolare extrait dalle note calde e legnose ammorbidite da uno strato di patchouli sapientemente invecchiato. The House of Oud fotografa la bellezza di questo territorio selvaggio e le metamorfosi che subisce in ventiquattro ore con la collezione “Desert Day”, una narrazione olfattiva orchestrata in cinque profumi, uno diverso dall’altro. 

Destinazione Atacama, in Cile, per Guerlain che, con ”Aqua Allegoria Florabloom”, immortala lo spettacolo mozzafiato del superbloom del deserto delle Ande, un raro fenomeno naturale che, grazie a piogge intense, dà vita a una distesa di fiori dai mille colori. Un giardino a cielo aperto è racchiuso in un eau de parfum che rende omaggio alla forza e bellezza della natura esaltate da rosa, tuberosa, iris e violetta. 

Courtesy of Byredo. Desert Dawn.

Nasce da un’esperienza molto personale, “Mojave Ghost” di Byredo, creato più di dieci anni fa da Ben Gorham, founder e creative director del brand. Mentre attraversava il deserto californiano, Gorham fu folgorato dalla bellezza della Mohavea confertiflora, un fiore fantasma che qui sboccia di notte e muore al mattino e lo ha voluto celebrare in un jus resiliente in cui ambretta, legno di sandalo, muschi chantilly, newberry giamaicano e vetiver divengono i veri protagonisti. Dal sillage riconoscibile, da poco a questa creazione si è affiancata anche la nuova “Desert Dawn”, una sinfonia dal cuore terroso e polveroso illuminata da una freschezza inaspettata di vetiver, muschio di seta e papiro. 

Dalla parte opposta del globo c’è, invece, il “Deserto Arabico” che si estende dallo Yemen al Golfo Persico e dall’Oman alla Giordania fino all’Iraq. Terre sconfinate in cui sbocciano le cosiddette rose del deserto, non vere piante, ma formazioni rocciose di minerali cristallizzati che ricordano la regina dei fiori. A dargli un profumo, è stato Molton Brown con “Rose Dunes”, in cui cassis e rosa si fondono con patchouli, zafferano e oud.

Courtesy of Liquides Imaginaires. “Desert suave”

Il maestro Olivier Cresp, con il suo marchio di profumeria artistica Akro, ha deciso di omaggiare invece gli Emirati Arabi Uniti con “East”, una fragranza mediorientale intensa contraddistinta da un’esplosione di oud, cuoio, lampone e ambrox. I profumi ispirati al deserto sono frutto di racconti di terre lontane che si tramandano da secoli per via orale, di odori speziati, di antichi villaggi in cui all’alba la luce pura e accecante del sole sfavilla tra le dune di sabbia e la notte ci si addormenta sotto un cielo pieno di stelle. “Desert Suave”  di Liquides Imaginaires racchiude i sentori della rigogliosa vegetazione di palme da dattero e li fonde con cisto, semi di sesamo tostati, rosa e fiori d’arancio. 

Courtesy of Ella K

Ella K, invece,  con “Cri du Kalahari” trasforma il baobab, albero ancestrale che porta con sé tutta la storia dell’Africa nel suo tronco millenario, in una scia olfattiva dominata da sandalo, cedro, patchouli e pepe verde. In cammino sulle vie delle spezie e degli incensi, “AIUla” di Penhaligon’s vede il deserto come un’oasi di zafferano illuminato da curcuma, vaniglia, olio di olibano e cardamomo. Esotico e minerale al tempo stesso, “Myrrhe” di Headspace esalta questa resina preziosa con accenti di cannella e incenso. Suggerisce un viaggio lontano in motocicletta tra il Parco della Foresta Pietrificata e il Deserto Dipinto, “US66” di Fabrizio Tagliacarne dove il pepe nero incontra il sandalo e il vetiver. Mentre incarna il clima bollente delle aride lande californiane “Raw Gold” di Thomas de Monaco, un extrait che gioca con la purezza dell’iris resa misteriosa da suede e legno di guaiaco. 

Un jus che si trasforma in un’esperienza quasi mistica che avvolge e che riporta alla mente dune di sabbia, alberi di cedro e rocce infuocate dal sole. Del resto, oggi basta un elisir di escapismo olfattivo per viaggiare nel tempo e nello spazio. 

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