SovranismiTra Trump e Ue Meloni ha fatto la sua scelta e ora paga dazio

Vedremo quali risultati porterà il suo viaggio a Washington, ma intanto vediamo dove hanno portato l’Italia le sue decisioni, scrive Francesco Cundari nella newsletter “La Linea”. Arriva tutte le mattine dal lunedì al venerdì più o meno alle sette

AP/Lapresse

Giorgia Meloni andrà alla Casa Bianca il 17 aprile, e non il 16, come inizialmente previsto, per un motivo al tempo stesso banale e illuminante: le prime misure di ritorsione europee, in risposta ai dazi di Donald Trump, entreranno in vigore il 15. Non per niente il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha provato fino all’ultimo a rinviarli al 30 aprile. Tentativo evidentemente non coronato da successo, che ha ottenuto l’unico risultato di confermare l’atteggiamento a dir poco recalcitrante del nostro governo dinanzi a tutte le maggiori sfide che l’Unione europea si trova a fronteggiare, dalla guerra in Ucraina alla guerra commerciale, dalla crisi della Nato alla crisi della globalizzazione, dal riarmo ai contro-dazi. Fin qui, su ciascuno di questi spinosi problemi, il governo italiano non sembra voler uscire dalla fase della negazione.

L’intera amministrazione americana definisce gli europei degli «scrocconi», Trump stesso dice che l’Ue è nata al solo scopo di «fottere» gli Stati Uniti? La risposta di Meloni è una qualche maldestra variazione sul tema svolto nel suo recente intervento all’ultima convention trumpiana: «I nostri avversari sperano che il presidente Trump si allontani da noi, ma conoscendolo come un leader forte ed efficace, scommetto che coloro che sperano nelle divisioni verranno smentiti» (quant’era la posta?). La Casa Bianca minaccia ripetutamente di non rispettare l’articolo 5 della Nato e addirittura di lasciare gli europei restii a pagare quote più alte nelle grinfie di Putin? La risposta di Meloni è che non bisogna drammatizzare, che l’iniziativa dei cosiddetti willing guidati da Francia e Gran Bretagna non dev’essere alternativa all’Alleanza atlantica, che bisogna comunque fare conto sugli americani per qualunque intervento. Trump colpisce l’Unione europea con dazi abnormi e ingiustificati? La risposta di Meloni è che non c’è motivo di farsi prendere dal panico, che l’allarmismo fa più danni delle tariffe, che bisogna dialogare.

Vedremo il 17 aprile quali risultati concreti porterà questo dialogo, per l’economia italiana ed europea. Intanto però possiamo valutare sin d’ora dove abbiano portato l’Italia le scelte compiute da Meloni nell’ultimo anno, quando si è trovata dinanzi al bivio decisivo della sua carriera politica. Di fronte cioè alla scelta tra la possibilità di entrare a pieno titolo nella maggioranza di Ursula von der Leyen, avviando quella convergenza del suo partito con i popolari europei che una stampa sin troppo compiacente aveva già dato per acquisita, e il richiamo della foresta, ma anche di un malcalcolato opportunismo, rappresentato dal ritorno di Trump alla Casa Bianca.

La nostra presidente del Consiglio è andata dove l’ha portata il cuore, e oggi deve fare i conti, prima ancora che con gli effetti indesiderati delle decisioni trumpiane (dalla necessità di aumentare la spesa militare ai danni provocati dai dazi), con la gigantesca lezione che il suo beniamino sta dando al mondo intero, circa gli effetti pratici delle loro teorie. Ora che il sovranismo autarchico e complottista è andato al potere nella prima superpotenza mondiale, principale motore e artefice della globalizzazione, non ci sono più alibi, tutte le leve sono a loro disposizione, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Meloni avrebbe potuto proteggere per tempo se stessa e l’Italia portando a compimento quell’evoluzione europeista che è rimasta invece soltanto negli editoriali dei commentatori più compiacenti. Avrebbe potuto e dovuto tenere cioè il paese convintamente dentro il pacchetto di mischia franco-tedesco-inglese, senza lasciarsi soffiare il posto dalla Polonia. Ma l’attrazione per i sovranisti più pazzi del mondo, con il loro bel campionario di miliardari drogati, economisti farlocchi e cospirazionisti no vax era troppo forte. E ora, come si suol dire, paga dazio.

Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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