Big tech a rischioLa posizione dell’Unione europea nelle trattative con Trump sui dazi

In un’intervista al Financial Times, Ursula von der Leyen ha dichiarato che, qualora i negoziati non dovessero dare esiti soddisfacenti, Bruxelles potrebbe introdurre tariffe di ritorsione contro i servizi digitali statunitensi, colpendo aziende come Google e Meta

Ursula von der Leyen e Donald Trump nel gennaio 2020 (AP Photo/LaPresse, ph. Evan Vucci)

Novanta giorni in più per trattare, ma la guerra commerciale è tutt’altro che finita. Nella giornata di ieri, giovedì 10 aprile, l’Unione europea ha sospeso per tre mesi l’entrata in vigore dei dazi doganali di ritorsione contro gli Stati Uniti, approvati in risposta alle tariffe annunciate a marzo da Donald Trump sulle esportazioni di acciaio e alluminio dell’Ue. 

I dazi di Bruxelles mirano a colpire ventuno miliardi in prodotti che arrivano annualmente dagli Stati Uniti: acciaio, tabacco, pollame, succo d’arancia, mandorle, yacht e molto altro. La tregua decisa dall’Ue è arrivata in seguito alla scelta di Trump, annunciata mercoledì 9 aprile, di sospendere per novanta giorni i dazi aggiuntivi presentati settimana scorsa. Una pausa che, senza sorprese, ha escluso la Cina, colpita da dazi statunitensi complessivi che al momento arrivano al centoquarantacinque per cento.  

Questo momento di riflessione, però, non convince i mercati, e la tensione tra Stati Uniti e Cina ha fatto nuovamente sprofondare Wall Street (l’indice S&P500 ha perso il 3,46 per cento e il Nasdaq il 4,31). Questa mattina hanno aperto in rosso anche molte borse asiatiche: l’indice Nikkei ha perso il 4,5 per cento, Kospi l’1,7 per cento e Hang Seng lo 0,7 per cento.

Intanto, l’Unione europea guarda con diffidenza alla scelta di Trump di sospendere i dazi «reciproci». Intervistata dal Financial Times, Ursula von der Leyen ha svelato i possibili piani della Commissione Ue nel caso in cui le trattative con la Casa Bianca non dovessero andare a buon fine: dazi alle aziende digitali statunitensi. 

L’obiettivo dell’Ue, spiega Ursula von der Leyen, è quello di trovare un accordo «pienamente equilibrato». In alternativa, Bruxelles è pronta ad approvare dei dazi sui ricavi pubblicitari che colpirebbero big tech del calibro di Meta e Google. 

«Stiamo sviluppando misure di ritorsione. Esiste un’ampia gamma di interventi da approvare nel caso in cui i negoziati non dovessero rivelarsi soddisfacenti. Un esempio è l’imposizione di un’imposta sui ricavi pubblicitari dei servizi digitali», dice la presidente dell’esecutivo comunitario. Si tratterebbe di una misura diversa rispetto alle classiche imposte sulle vendite digitali, decise individualmente dagli Stati membri dell’Ue. 

I dazi del presidente statunitense hanno segnato «un punto di svolta nel commercio globale», aggiunge Ursula von der Leyen, secondo cui «non torneremo mai più allo status quo. Non ci sono vincitori in questa storia, ma solo perdenti».

La presidente della Commissione europea ha poi escluso di ridiscutere le norme europee in materie di contenuti digitali e concorrenza, considerate «intoccabili» (ma Trump, erroneamente, le considera già delle imposte contro i colossi tecnologici americani). In questi novanta giorni, l’Unione europea non avrebbe intenzione nemmeno di negoziare sull’Iva.

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