«La pace non si difende da sola, la pace richiede forza, coraggio e denaro, quindi investimenti». L’ha detto il vicepremier e ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz al vertice informale sulla sicurezza tenuto a Varsavia mercoledì e giovedì. La Polonia ha la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea e ha organizzato una due giorni per definire le strategie difensive dell’Europa. L’evento ha riunito i ministri della Difesa dei Paesi membri, più il Commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius e l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas. È stata l’occasione giusta per confrontarsi sul Libro Bianco della Difesa, il piano presentato dalla Commissione europea il 19 marzo, che delinea come perseguire il rafforzamento delle capacità di difesa dell’Unione entro il 2030.
«Il Libro Bianco è stato pensato e sviluppato come documento significativo nella storia dell’Unione europea, si riferisce alle minacce e alla strategia per affrontarle, indicando il potenziale che deve essere valorizzato. Un documento che offre l’opportunità di investire nell’industria degli armamenti, e nella nostra sicurezza. Richiede però una rapida attuazione altrimenti rimarrà solo una strategia», ha detto Kosiniak-Kamysz.
Il “Libro Bianco sulla difesa europea – Pronti per il 2030” si muove parallelamente al ReArm Europe, e si può dire che rappresenti un quadro di riferimento per il piano lanciato da Ursula von der Leyen, identificando le ragioni di un aumento degli investimenti europei nel settore della difesa e definendo i passi necessari per ricostruire la difesa europea, sostenere l’Ucraina, affrontare le carenze di capacità critiche e creare una base industriale della difesa forte e competitiva.
Nell’immediato, la priorità è data al sostegno a Kyjiv, alla sua difesa dall’aggressione russa. Mosca rappresenta al momento la principale minaccia, con il suo vertiginoso aumento delle spese militari. Ma è tutto il quadro strategico a essere in rapido deterioramento e le sfide non si limitano alla Russia: guardano anche alla Cina, al Medio Oriente e all’instabilità in Africa. Elementi che determinano la necessità per l’Europa di raggiungere una piena prontezza – in materia di difesa – entro il 2030 attraverso il sostegno all’industria e alla riduzione della burocrazia.
In particolare, il Libro Bianco individua sette settori prioritari di investimento, in modo da eliminare le lacune nelle capacità militari che sono state identificate come una minaccia per la sicurezza del continente. Nell’ordine: investimento in sistemi di difesa aerea e antimissilistica integrata; sistemi avanzati di artiglieria; munizioni e missili; droni e tecnologie antidrone; mobilità militare; AI, Quantum, Cyber & Electronic Warfare; abilitatori strategici e protezione delle infrastrutture critiche.
Alla base di tutto c’è un concetto chiaro, espresso da Andrius Kubilius nel suo intervento. «Dobbiamo capire che la difesa è un simbolo e un’attuazione della solidarietà, che è il valore più grande nell’Unione europea», ha detto il commissario lituano. «Solidarietà nella difesa significa attuare i principi della difesa collettiva, in cui ogni Stato membro deve sentirsi responsabile non solo per la propria, ma anche per la difesa degli altri. Se qualcuno non investe abbastanza nella propria difesa, deve capire che sta anche indebolendo altri Paesi».
Kubilius ha anche voluto respingere una critica che in più Paesi viene posta da forze conservatrici e sovraniste: «Il Libro Bianco non diminuirà la sovranità degli Stati membri, l’Unione non sottrae competenze, ma offre sostegno e coordinamento. Gli Stati membri sono e rimarranno responsabili della difesa». Poi ha messo in guardia tutti i suoi interlocutori nei confronti della Russia, che in base ai dati dell’intelligence si starebbe preparando a mettere alla prova la prontezza alleata a onorare l’obbligo di mutua difesa sancito dall’articolo 5 della Nato. Secondo il commissario, potrebbe avvenire prima del 2030. «Tra cinque anni o anche prima, la Russia potrebbe essere pronta e in grado di attaccare uno o più Paesi dell’Unione Europea».
Per questo motivo la priorità è aumentare il sostegno all’Ucraina e sfruttare il potenziale della sua industria degli armamenti per rafforzare le capacità di difesa dell’Europa. «Dall’inizio dell’invasione russa abbiamo sostenuto l’Ucraina con cinquanta miliardi di euro di aiuti militari. È molto, ma annualmente è meno dello 0,1 per cento del nostro Pil. Possiamo e dobbiamo fare di più», ha detto Kubilius.
Parole di elogio sono state spese per il ruolo della Polonia, che sta dando il buon esempio agli altri Paesi, sia in termini di spesa per la difesa che nel prendersi cura della difesa propria e regionale. «L’iniziativa fortemente promossa dal governo polacco insieme agli Stati baltici, chiamata Eastern Border Defense Shield, è molto importante per l’intera Unione», ha aggiunto il commissario. «La Polonia sta anche dimostrando una leadership molto chiara nel sostenere l’Ucraina, che è una priorità assoluta del Libro bianco».
A questo proposito vale la pena rilevare l’annuncio da parte di Gaz-System, operatore polacco di distribuzione del gas, riguardo il potenziamento della stazione di Hermanowice, per aumentare il transito di gas verso l’Ucraina. L’investimento del costo di circa 2,1 milioni di euro, sarà pronto tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 e segue i colloqui tra l’operatore ucraino Naftogaz e il conglomeratato multienergetico polacco Orlen per l’acquisto da parte ucraina di duecento milioni di metri cubi di gnl.
Sul fronte militare il governo di Varsavia ha invece annunciato pochi giorni fa di aver sottoscritto un contratto del valore di circa due miliardi di dollari con gli Stati Uniti per il sostegno logistico e l’addestramento relativo al sistema di difesa aereo Patriot. La sua realizzazione consentirà la prontezza operativa dei lanciatori Patriot, spina dorsale del programma Wisła, il sistema di difesa per i missili a medio raggio.
L’operazione assume una particolare importanza nell’attuale contesto di raffreddamento nelle relazioni tra Washington e gli alleati europei. Una crisi che però la Polonia vorrebbe evitare a tutti i costi nonostante gli ultimi screzi. Varsavia lavora per un obiettivo comune, come sottolineato dal primo ministro Donald Tusk: «Su entrambe le sponde dell’Atlantico gli amici lavorano e si guadagnano da vivere. Non vi è alcun conflitto di interesse sulle questioni fondamentali tra gli alleati. Il nostro obiettivo è la difesa della civiltà occidentale, la guerra ha reso tutti noi consapevoli per quanto riguarda i rischi reali associati a una nuova concorrenza globale. Questo è il momento per il consolidamento e la cooperazione. Non è tempo per la competizione».
Una posizione condivisa da Kaja Kallas nel suo intervento alla due giorni di Varsavia, ma con una precisazione sull’importanza di espandere gli acquisti all’interno dell’Europa. «Stiamo acquistando molto dagli americani in questo momento, ma dobbiamo diversificare il nostro portafoglio in modo da avere capacità di produrre munizioni e altre cose di cui abbiamo bisogno qui, e anche per essere in grado di acquistare da altri alleati in modo da avere un portafoglio diversificato».
Quasi una risposta alle parole del Segretario di Stato americano Marco Rubio, che qualche giorno fa durante un incontro con i ministri degli Esteri degli Stati baltici ha affermato che gli Stati Uniti vogliono continuare a partecipare agli appalti di difesa dei Paesi dell’Unione europea, cosa che attualmente non è invece prevista dai piani di ReArm Europe. «Qualsiasi esclusione delle società statunitensi dalle gare d’appalto europee sarebbe vista negativamente da Washington», ha detto Rubio, in quello che sembra un avvertimento prima del prossimo scontro.