Questione di fedeL’Ucraina spera che dal Conclave esca un Papa meno ambiguo sulla guerra

Le dichiarazioni di Papa Francesco non sono state dimenticate dagli ucraini, che oggi si attendono dal Vaticano una voce capace di difendere apertamente chi subisce crimini umanitari quotidianamente

Unsplash

Questa settimana inizia l’evento più importante per il mondo cristiano: il Conclave. Lo attendono non soltanto i fedeli che, a oggi, hanno superato un miliardo e trecento cattolici, ma il mondo in generale. Nella figura del Papa si pone molta fiducia, specialmente ora, quando il mondo è pervaso dalle guerre: si spera che lui possa avere influenza su coloro che queste guerre iniziano.

L’Ucraina, che, da più di tre anni, è martoriata dalla sanguinosa aggressione russa, vede nel Papa una figura che possa aiutarla a giungere a una pace giusta, nonostante alcune dichiarazioni di Papa Francesco che hanno lasciato tanta amarezza negli ucraini.

Nel lontano 2020, in un sondaggio sulla fiducia degli ucraini verso le istituzioni religiose, il quarantacinque per cento dei rispondenti aveva scelto Papa Francesco, un valore più alto rispetto a qualunque altro leader religioso. A un anno dall’invasione su vasta scala, nel 2023, questa percentuale era calata a soli tre per cento.

Diverse dichiarazioni di Papa Francesco ferirono molto gli ucraini. Alcune di queste sembravano ricalcare la propaganda russa. Il Papa non menzionò mai chi fosse l’aggressore e metteva sullo stesso piano il popolo ucraino con quello russo. La scelta di far portare la croce durante la via Crucis del 2022 da parte di una donna ucraina e una russa vide la disapprovazione sia da parte della Chiesa ucraina sia da parte del popolo ucraino.

Purtroppo è una delle narrazioni più comuni in Italia separare il popolo russo dal suo leader Vladimir Putin, come se i crimini perpetrati in tutte le città occupate e i bombardamenti continui, anche nei giorni delle feste cristiane, non fossero commessi dai russi, come se fossero innocenti. Questo non fa altro che deresponsabilizzarli.

La sua richiesta al popolo ucraino di alzare la bandiera bianca – che poi necessitò della spiegazione da parte del Vaticano, secondo cui si trattasse di avere il coraggio di negoziare – o chiamare Daria Dugina, la figlia del principale ideologo del Cremlino Aleksandr Dugin, uccisa in un’esplosione d’auto, che appoggiava tutte le azioni e i crimini dell’esercito russo in Ucraina, un’innocente vittima di guerra, causarono tanto dolore al popolo che combatte per la propria libertà e sopravvivenza, ma la cui voce sembrava non essere sentita dal Santo Padre.

Eppure il cardinale ucraino Mykola Bychok, che parteciperà al Conclave, in un’intervista al notiziario ucraino Tsn ha detto: «Le parole del Papa ferivano gli ucraini e anche me come ucraino. Ho cercato sinceramente di mostrargli questo nostro dolore. Tuttavia, voglio dire che, nonostante queste dichiarazioni, Papa Francesco non era contro l’Ucraina. E quando ricevetti la nomina di cardinale, lui mi salutò in ucraino: Slava Isusu Khrystu! (Gloria a Gesù Cristo, ndr). C’è purtroppo una tendenza a focalizzarsi su qualche dichiarazione non buona e, quando invece il Papa invocava di liberare i bambini ucraini, di questo si parlava poco. E questo mi dispiaceva. Bisogna saper vedere anche il bene. Credo che la storia ci mostrerà molte cose interessanti e da quale parte era Papa Francesco. E vi posso dire che ci sono tante cose che noi sappiamo, ma anche tante di cui non sappiamo ed esse un giorno saranno note, il che ci mostrerà che il Papa era davvero pro-ucraino, nonostante alcune sue dichiarazioni, come avete detto, controverse. Siamo tutti peccatori su questa terra».

Qualcuno ritiene che il precedente Pontefice non conoscesse bene la natura della guerra russo-ucraina, qualcuno aspettava che lui distinguesse chiaramente il bianco dal nero, ma di sicuro Papa Francesco teneva a cuore l’Ucraina.

In un lungo articolo pubblicato nel sito della Chiesa greco-cattolica, i reverendi Zheplynskyj e Mudryk raccontano dei gesti di Papa Francesco in sostegno degli ucraini. Nelle sue preghiere, lui regolarmente ricordava la guerra in Ucraina, attirando l’attenzione del mondo. È stato molto simbolico il suo gesto di baciare la bandiera ucraina insanguinata proveniente da Bucha e invitare i bambini profughi ucraini. Il Pontefice ha inoltre pubblicamente definito Holodomor il genocidio artificialmente provocato da Stalin, una dichiarazione molto importante.

L’aiuto umanitario, come l’iniziativa Papa per l’Ucraina a partire dal 2016, e la cura dei bambini ucraini colpiti dalla guerra nell’ospedale del Bambino Gesù.

Importantissima è stata la mediazione di Papa Francesco sia per lo scambio dei prigionieri ucraini civili e militari, sia per quello dei bambini deportati dalla Russia, cosa che più volte ha menzionato anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Si parla molto, inoltre, dell’aiuto umanitario per l’Ucraina da parte del Vaticano. Sicuramente ci sono tante cose che non sappiamo sulle azioni non pubbliche del Papa, ma una di queste ci viene rivelata dallo storico ucraino Oleksandr Zinchenko, che racconta come, nel 2023, il Papa contribuì alla raccolta dei fondi per i droni per la 93ª brigata Kholodnyy Yar.

«Ogni sera, prima di coricarmi, bacio l’icona della Madonna della tenerezza, che mi ha regalato il vostro Arcivescovo Maggiore, e al mattino la saluto. Si può quindi dire che incomincio e finisco la giornata in ucraino», rivelò un giorno Papa Francesco, si legge nell’articolo di Zheplynskyj.

Al Conclave prenderanno parte centotrentacinque cardinali, tra cui anche uno ucraino, creato cardinale da Papa Francesco lo scorso dicembre e nominato membro del Dicastero della Cultura e dell’Istruzione a gennaio 2025. Mykola Bychok, originario della città di Ternopil, nell’ovest dell’Ucraina, è attualmente il vescovo della Chiesa greco-cattolica ucraina in Australia, Nuova Zelanda e Oceania. 

Oltre a essere il primo ucraino a partecipare al Conclave, è anche il più giovane: ha soltanto quarantacinque anni. Mykola Bychok ha sentito la chiamata di prendere la strada di Cristo all’età di quindici anni e, nel 1998, ha preso i voti. Dal 2020 è stato nominato vescovo dell’eparchia dei Santi Pietro e Paolo della Chiesa greco-cattolica ucraina a Melbourne.

Il cardinale ucraino ritiene che a guidare il Conclave ci sia sempre lo Spirito Santo. «Tutti i cardinali sono gli strumenti nelle mani di Dio. Lo Spirito Santo è attivamente presente e sono elezioni completamente diverse dalle elezioni politiche o di altro genere».

Quello che si spera è che, al di là di tutta la procedura, tra i più e meno favoriti al Conclave, il nuovo Papa possa guidare i fedeli in questo mondo e che possa essere immune alla propaganda russa, che sembra essere in grado di permeare ovunque. Migliaia di ucraini civili e militari rimangono ancora nelle prigioni russe, migliaia di bambini deportati rischiano di diventare strumenti di guerra nelle mani russe. L’anno 2025 è l’anno della speranza: si spera dunque che il nuovo Pontefice possa aiutarli a tornare a casa.

X