
Una corte federale degli Stati Uniti ha annullato i dazi imposti da Donald Trump su decine di Paesi, giudicandoli illegali. Secondo la U.S. Court of International Trade, il presidente degli Stati Uniti ha abusato della legge sulle emergenze economiche per introdurre tariffe senza l’autorizzazione del Congresso. La decisione, unanime e firmata da tre giudicii, rappresenta un colpo durissimo alla strategia protezionista su cui Trump ha costruito buona parte della sua politica commerciale.
La sentenza riguarda specificamente le tariffe imposte dalla Casa Bianca su oltre sessanta partner commerciali, giustificate da presunte emergenze nazionali legate al traffico di fentanyl e ai disavanzi commerciali. La Corte ha dichiarato che il ricorso al International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) è stato improprio: «La legge non autorizza il presidente a imporre dazi illimitati per regolamentare le importazioni», si legge nella decisione.
Tra le misure annullate ci sono i dazi del venticinque per cento su prodotti da Canada, Messico e Cina, una tariffa del dieci per cento su tutte le importazioni, e una serie di dazi “reciproci” tra il venti e il cinquanta per cento pronti a entrare in vigore il 9 luglio, salvo nuovi accordi con i Paesi coinvolti. Ora, secondo gli esperti, le aziende che hanno già pagato le tariffe avranno diritto al rimborso. «Chi ha versato i dazi potrà recuperarli», ha confermato il giurista Ilya Somin della George Mason University, che ha partecipato al ricorso presentato da diverse piccole imprese, tra cui l’importatore di vini V.O.S. Selections.
Il caso è stato promosso anche da dodici Stati guidati dal Partito democratico, con in testa l’Oregon. L’amministrazione Trump ha già presentato ricorso, sostenendo che la decisione rischia di danneggiare le trattative commerciali in corso con Giappone, India e Unione europea.
La decisione della Corte non tocca però altri dazi imposti da Trump attraverso una diversa normativa, la sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, usata per giustificare tariffe su acciaio, auto e altri beni con motivazioni di sicurezza nazionale. Ma quella procedura è più lenta e complessa, e richiede analisi preliminari e consultazioni pubbliche.
La sentenza potrebbe ora aprire la strada a una revisione più ampia dei poteri presidenziali in ambito commerciale. Ma resta da vedere se la Corte Suprema confermerà questa linea.