
Diciotto anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, i carabinieri sono tornati a cercare l’arma del delitto. Le operazioni si concentrano su un canale scolmatore a Tromello, in provincia di Pavia, a poca distanza da una casa un tempo appartenuta alla nonna delle gemelle Cappa, cugine della vittima. Lì un testimone ha dichiarato di aver visto una donna gettare un oggetto metallico «pesante», compatibile secondo gli inquirenti con un attizzatoio da camino. È su questo dettaglio che la procura di Pavia ha deciso di puntare per riaprire le indagini, con un nuovo indagato: Andrea Sempio.
È una svolta che mette in discussione l’intero impianto su cui si è retta per anni la verità giudiziaria. Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva per l’omicidio, ma oggi quella condanna viene affiancata da un nuovo fascicolo che ipotizza il concorso di terzi. La ricerca dell’attizzatoio si affianca alle nuove analisi genetiche: il Dna trovato sotto le unghie della vittima è stato attribuito a Sempio da una consulenza di parte, e confermato dai consulenti della procura. Il trentasettenne, già coinvolto in passato e poi archiviato, è ora formalmente indagato. Si è dichiarato estraneo ai fatti.
Le operazioni di scavo sono iniziate la mattina del 14 maggio nel tratto del Cavo Bozzani che costeggia via Roma a Tromello. L’area è stata isolata, il canale parzialmente svuotato con l’uso di idrovore e sono intervenuti i Vigili del fuoco del nucleo speleo-alpino-fluviale. Con l’ausilio di metal detector e strumenti per la prospezione subacquea, i pompieri hanno dragato il letto del canale per ore. Secondo fonti investigative, sono stati rinvenuti diversi oggetti metallici, tra cui un martello, un bracciolo in ferro e alcuni attrezzi da lavoro. Tutti i reperti sono stati sequestrati e saranno analizzati nei prossimi giorni per verificarne la compatibilità con le lesioni riportate dalla vittima.
L’attizzatoio indicato dal testimone non è stato trovato. Secondo quanto riferito, il testimone, già sentito nei mesi scorsi, aveva raccontato di aver visto una donna in bicicletta gettare nel canale un oggetto metallico subito dopo il giorno dell’omicidio. La segnalazione, trasmessa inizialmente alla trasmissione televisiva “Le Iene”, è stata poi formalmente acquisita dai Carabinieri e confrontata con le dichiarazioni di un altro testimone della prima inchiesta. Secondo gli inquirenti due racconti coincidono in diversi elementi.
Il punto in cui si concentrano le ricerche si trova di fronte a una proprietà della famiglia Cappa, parenti della vittima. Le gemelle Cappa, cugine di Chiara Poggi, non sono mai state indagate. L’attenzione sul luogo è nata per via dei legami familiari e della testimonianza raccolta, ma dai tabulati telefonici della prima inchiesta non risultano contatti telefonici né tra Andrea Sempio e le gemelle, né tra queste e altri soggetti coinvolti. Lo ha confermato la stessa procura, che invita alla cautela sull’interpretazione dei legami.
Nel frattempo, sono proseguite anche le perquisizioni disposte dalla Procura di Pavia nelle abitazioni di Andrea Sempio, dei suoi genitori e di due suoi amici, Mattia Capra e Roberto Freddi, coetanei e all’epoca frequentatori della villetta di via Pascoli. Nessuno dei due è indagato. I Carabinieri hanno sequestrato telefoni cellulari, Pc e materiale utile a ricostruire eventuali contatti e movimenti nella giornata dell’omicidio. Le operazioni si sono svolte anche a Voghera, dove vive attualmente Sempio.
L’indagine è stata riaperta a seguito di un’istanza presentata dai difensori di Alberto Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, che hanno prodotto una consulenza tecnica sul dna ritrovato sotto le unghie della vittima. Il profilo genetico, ritenuto inizialmente non interpretabile, è stato ora attribuito a Sempio anche dai consulenti della procura. A marzo il trentasettenne è stato sottoposto a un prelievo coatto di Dna, dopo essersi rifiutato di fornire volontariamente il campione.
Per il 16 maggio è stato fissato l’incidente probatorio davanti al giudice per le indagini preliminari di Pavia, Daniela Garlaschelli. Verranno conferiti gli incarichi ai periti della Polizia Scientifica, che condurranno le analisi sui reperti biologici, sulle impronte e sul materiale sequestrato nella casa di via Pascoli. Tra gli oggetti da esaminare ci sono anche frammenti del tappetino del bagno, contenitori alimentari e altri campioni conservati dalla prima inchiesta.
La difesa di Sempio ha ribadito l’estraneità del proprio assistito ai fatti. «Andrea è sereno, non ha nulla da nascondere», ha dichiarato l’avvocata Angela Taccia. «Non esiste nessun rapporto tra lui e le gemelle Cappa». La madre di Sempio, convocata in caserma per essere sentita, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Ha avuto un malore poco dopo l’inizio del colloquio. Sempio, raggiunto dai giornalisti, ha dichiarato: «Sono innocente».
La famiglia Poggi ha assistito in silenzio alla nuova escalation giudiziaria. I genitori di Chiara hanno confermato che «tutti gli attrezzi del camino sono ancora in casa», tranne un martello che è sempre risultato mancante. Le perizie nei processi precedenti hanno individuato in un oggetto contundente e compatto — come un martello — l’arma più compatibile con le ferite sul volto e sulla testa della vittima.
Nel nuovo scenario delineato dalla procura, l’attizzatoio rappresenterebbe una possibile arma alternativa. Ma gli inquirenti mantengono cautela. «Potrebbe trattarsi di oggetti comuni, senza alcun collegamento con l’omicidio» è la linea ufficiale. Eppure, a diciotto anni di distanza, ogni dettaglio riemerso solleva interrogativi mai chiusi.
Venerdì, con l’inizio dell’incidente probatorio, si aprirà una nuova fase tecnica. Ma resta un fatto: il processo sul delitto di Garlasco ha avuto un colpevole, ma non ha mai avuto un’arma. E oggi, anche quell’unica certezza, non sembra più bastare.