Baluardo democraticoPerché la difesa dell’Europa passa prima di tutto dalla Polonia

Durante i Defence 24 Days, Varsavia ha presentato tutte le contromisure che può mettere in campo per proteggersi, e proteggere gli altri Stati del continente, dalla guerra ibrida della Russia

AP/Lapresse

«L’obiettivo principale della Russia nella Nato è la Polonia». A lanciare l’allarme è il ministro polacco della digitalizzazione Krzysztof Gawkowski, intervenuto durante i Defence 24 Days, il congresso sulla difesa organizzato dall’omonima rivista di settore. «I servizi segreti russi hanno raddoppiato le attività contro di noi», ha dichiarato Gawkowski segnalando come nel 2024 siano stati condotti seicentomila attacchi contro la Polonia. Si tratta di un aumento del sessanta per cento rispetto all’anno precedente.

Questi attacchi comprendono operazioni volte a disturbare o distruggere reti e sistemi, nonché campagne di intelligence, con tentativi di infiltrazioni all’interno degli apparati di sicurezza e difesa. Mosca punta soprattutto infrastrutture critiche, come acquedotti, ferrovie, fognature e centrali termoelettriche, che si sommano alle ormai quotidiani azioni di disturbo al segnale gps sul mar Baltico. Tentativi continui di paralizzare il Paese, che ormai avvengono alla luce del sole.

Un ulteriore campo in cui la Russia sta operando da mesi azioni di disturbo è quello politico. Il 18 maggio si terrà infatti il primo turno delle elezioni presidenziali in Polonia. « Stiamo assistendo a un’ingerenza senza precedenti nel processo elettorale, non a favore di un partito o di una forza specifica, ma in generale sulla scena politica polacca», ha detto il ministro.

Le manovre di disturbo vengono effettuate attraverso una vasta campagna disinformazione che mira a diffondere paura e caos nella società, generando fake news, utilizzando bot e troll sui social media, duplicando siti di informazione per veicolare notizie false. Si tratta di strumenti collaudati, ma Gawkowski ha evidenziato un elemento di novità. «Per la prima volta nella storia un stato paga i cittadini di un altro stato per diffondere disinformazione». Sono stati individuati tentativi di corruzione nei confronti di normale cittadini, con offerte di 3-4mila euro per partecipare alle campagne di disinformazione. «Chi accetta questo tipo di collaborazione sarà perseguito penalmente. Si configura come un tradimento dello Stato», ha ammonito Gawkowski.

Questa situazione non ha colto impreparato lo Stato polacco, considerando i pregressi di campagne analoghe condotte dalla Russia contro altri Paesi europei e contro la stessa Polonia. «Abbiamo equipaggiamento, persone, risorse, per cui non risparmiamo denaro. Sappiamo passare all’offensiva. Stiamo costruendo tali capacità per un futuro sicuro», ha affermato Gawkowski, «La difesa cibernetica polacca è una delle più forti al mondo, e i fondi per costruire la cyber sicurezza sono tra i più grandi mai stanziati nella storia del Paese».

Il ministro ha sottolineato come l’efficacia della difesa dipenda in gran parte dalla collaborazione tra l’esercito polacco, i servizi civili e le istituzioni pubbliche. «È la cooperazione civile-militare che permette di respingere gli attacchi hacker ostili».

Uno degli strumenti più importanti è la piattaforma del Centro Congiunto per la Cybersecurity (Połączone Centrum Cyberbezpieczeństwa) a cui partecipano rappresentanti sia del Ministero della Digitalizzazione sia del Ministero della Difesa.

Per il futuro si lavora alla creazione di un Centro di Implementazione dell’Intelligenza artificiale (Cisi), che funzionerà come unità subordinata al Comando Componente delle Forze di Difesa Cibernetica (Dkwoc). Il centro dovrà effettuare ricerche, sviluppare soluzioni di intelligenza artificiale e implementarli nell’esercito.

Quello dell’intelligenza artificiale è uno dei settori più delicati, unitamente a quello della cybersicurezza «La prossima guerra, conflitto, scontro non inizierà con carri armati o bombardamenti, ma dal mondo digitale, e proprio questo mondo digitale deve essere preparato alla forza convenzionale», ha affermato Gawkowski.

Questa visione è condivisa anche dal ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz «L’intelligenza artificiale gestirà il campo di battaglia entro cinque anni», ha dichiarato, riferendosi alla necessità di creare il Cisi e sottolineando come si tratterà della terza struttura di questo tipo al mondo.

Kosiniak-Kamysz ha evidenziato che l’iniziativa di creare il Cisi è frutto della collaborazione tra il Ministero della Digitalizzazione e il Ministero della Difesa, aggiungendo che l’esercito polacco punta non solo sull’intelligenza artificiale, ma anche sulle tecnologie quantistiche. Vanno in questa direzione i lavori per la realizzazione di un computer quantistico completamente polacco, che sarà utilizzato dai soldati del Dkwoc.

Nel suo intervento il ministro ha annunciato anche un ampliamento dei fondi destinati al settore della Difesa: ventisei miliardi di zloty (circa sei miliardi di euro) del Pnrr verranno dirottati dal programma “Energia per le città” verso scopi militari. Una mossa giustificata dalla minaccia proveniente dalla Russia che secondo Kosiniak-Kamysz è «la più grande da decenni, e che per essere contrastata richiede: una società forte, alleanze forti, e un esercito forte». Sono i tre pilastri della deterrenza, che nella visione dello stato polacco dovrebbe prevenire lo scoppio di una guerra. Sul fronte dell’industria militare «stiamo lavorando a una legge che permetterà di accelerare gli investimenti nella produzione di armamenti. Grazie alle modifiche previste, tra cui quelle relative alle autorizzazioni ambientali, sarà possibile ridurre fino a tre volte i tempi di realizzazione degli investimenti nel settore della difesa», ha affermato il ministro.

Se Kosiniak-Kamysz punta sulla velocità e quindi allo snellimento della burocrazia, il ministro dei Beni Statali Jakub Jaworowski ha invece posto l’accento sulla necessità di aumentare la produzione nazionale dell’artiglieria «Siamo determinati a far sì che la produzione di munizioni multicalibro avvenga al cento per cento in Polonia, sia per i calibri da 120 che da 155 mm. Sono sicuro che entro due o tre anni riusciremo a polonizzare completamente la produzione di munizioni negli stabilimenti di armamenti polacchi», ha affermato.

Un altro punto importante affrontato durante la conferenza è stato quello dello Scudo Orientale (Tarcza Wschód), il sistema di difesa progettato per proteggere la Polonia sul confine est. Uno dei problemi endemici del Paese dal punto di vista militare è quello di essere quasi interamente pianeggiante, senza barriere naturali di sorta. Un grosso problema quando sia per vicino un Paese problematico come la Belarus, e quando si confina direttamente con la Federazione Russa.

Il programma, del valore di dieci miliardi di złoty (circa 2,3 miliardi di euro) prevede interventi sul territorio con la creazione di fossati anticarro, l’installazione di “denti di drago”, bunker e fortificazioni. Un altro aspetto riguarda l’innovazione, l’introduzione di metodi di ricognizione basati sui droni e la collaborazione tra i vari servizi di sicurezza. Una terza dimensione è quella sociale, che riguarda problemi di comunicazione, la copertura della telefonia mobile e accesso alle infrastrutture.

Va ricordato che in questo sistema rientra anche la barriera fisica fatta costruire lungo il confine con la Bielorussia, un muro alto cinque metri con telecamere e sensori, eretto in chiave anti migranti, ma che ha la funzione di evitare l’infiltrazione di forze nemiche in territorio polacco.

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